Dopo una campagna stampa e una lettera del vescovo Di Donna, Lettieri decide di conferire la cittadinanza onoraria al prelato antimafia.
Il caso della mancata cittadinanza onoraria a don Antonio Riboldi: il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, fa marcia indietro e chiede al consiglio comunale di deliberare il conferimento della benemerenza civica al vescovo emerito di Acerra, il prelato, ormai 91enne, della storica sfida a Cutolo. La decisione del sindaco è stata presa con una delibera di giunta comunale approvata l’altra sera in municipio.
Si tratta di un provvedimento con cui, in sostanza, si chiede all’assemblea cittadina di riconoscere a don Riboldi la cittadinanza onoraria “in deroga allo statuto comunale”. Statuto che secondo l’amministrazione locale non prevede il riconoscimento della cittadinanza onoraria alle personalità già residenti nel territorio di Acerra. Era stato il presidente della fondazione “Antonio Riboldi vescovo, apostolo delle genti”, Alfonso Maria Liguori, a chiedere, con una lettera indirizzata a Lettieri, datata 1 gennaio 2013, la cittadinanza onoraria per don Riboldi.
Ma il 29 gennaio dello stesso anno il primo cittadino ha negato il riconoscimento civico a don Riboldi attraverso un diniego scritto in cui si fa riferimento a un vincolo, interpretato, dello statuto comunale. Quindi, qualche giorno fa, Liguori ha reso nota alla stampa la vicenda. E lunedi, cioè subito dopo la pubblicazione dell’articolo de Il Mattino, è intervenuto il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, che con una lettera, protocollata in municipio, ha bacchettato il sindaco.
“Monsignor Antonio Riboldi è stato realmente il pastore “defensor civitatis”, soprattutto nel suo impegno contro la camorra – ha scritto Di Donna – e con la sua testimonianza e la sua predicazione ha dato un notevole contributo al progresso civile della città di Acerra e di tutto il territorio campano. Questo suo impegno gli è universalmente riconosciuto”. E’ il contenuto della richiesta formale di conferimento della cittadinanza onoraria a don Riboldi inoltrata al comune dal vescovo della città.
“C’è voluta una campagna stampa e una sollevazione dell’opinione pubblica per riparare il danno del diniego a don Riboldi – commenta Pasquale Marangio, del direttivo cittadino Pd – questa vicenda rappresenta l’ulteriore testimonianza dell’inadeguatezza di un’amministrazione comunale che la città di Acerra e tutto il suo vasto territorio non meritano”.
(Fonte foto: Rete Internet)




