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COSA ACCADRÁ DOPO? DILEMMI E APORIE

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Il dialogo di questa settimana del prof. Giovanni Ariola,si sofferma sul cinismo dei centri di potere ed economico e sugli egoismi dei politici nostrani.

Il prof. Piermario è tornato finalmente dalla Libia, precisamente da Bengasi dove ha lasciato carissimi amici, provati tutti chi più chi meno dalla guerra, e tanto lavoro da fare. È turbato, inquieto, roso da dubbi lancinanti su tutta la vicenda della guerra civile, del prima e del dopo, sulle motivazioni dell’intervento della NATO e sulle finalità nascoste di questa operazione c.d. umanitaria.

Ha appena finito di leggere il libro di Paolo Sensini (“Libia 2011”, con prefazione di mons. Giovanni Martinelli, vescovo di Tripoli, Ed. Jaka Book, Milano, 2011) che svela retroscena a dir poco sconcertanti, con la tesi, sostenuta da alcuni osservatori, di una presenza di Al-Qa‘ida nelle truppe rivoluzionarie che hanno rovesciato il governo del Colonnello, che potrebbe influenzare e dare una impronta terroristica e fondamentalistica allo scenario politico che si è andato delineando nel dopo Gheddafi (o dopogheddafi). Ancora più inquietante l’altra tesi strettamente correlata con la prima, che i paesi Nato, in primis gli USA, fossero ben consapevoli della composizione delle forze ribelli in campo e ciò nonostante avrebbero dato il loro appoggio, che si è concretizzato in una lauta fornitura di armi anche sofistificate, ripetendo così un clichè che era stato seguito prima in Afghanistan al tempo dell’occupazione sovietica e in seguito in Iraq.

Ecco perché è così restio a rispondere alle domande che i colleghi gli rivolgono sulla sua esperienza in quella terra ormai non più uno “scatolone di sabbia” come la definì circa cento anni fa Francesco Saverio Nitti, ma uno dei paesi più ricchi del continente nostro dirimpettaio e del Medio Oriente per i suoi giacimenti di oro nero.
Ora è intento a leggere un brano del diario che il filosofo francese Bernard-Henry Levy ha pubblicato alcuni giorni fa in Francia con il titolo “La Guerre sans l’aimer” per le edizioni Grasset. Tra l’altro lo ha colpito e ora gli martella la mente una domanda che l’intellettuale rivolge al presidente Sarkozy : “Cosa accadrà il giorno dopo la vittoria?”. È così assorto che non s’accorge dei colleghi né ode il loro saluto.

– Piermario – lo scuote, toccandolo su una spalla, il prof. Geremia – capisco il tuo dispiacere ma dovresti reagire, metabolizzare, rimuovere…se ti può aiutare, parlane con noi…
– “Tu vuo’ ch’io rinnovelli/ disperato dolor che ’l cor mi preme/ già pur pensando, pria ch’io ne favelli.” Ho visto tanti morti…e bambini barbaramente trucidati…Purtroppo, lo so bene, le rivoluzioni e le guerre in determinati momenti storici sono una necessità ma alla fine a chi giova tutto questo orrore? E penso ai tanti crudeli burattinai di turno che tramano, ordiscono e muovono le fila per i loro interessi.

– Sono questioni – osserva il prof. Carlo – che chiamano in causa i centri di potere politico ed economico del nostro mondo globalizzato, la cinica spartizione delle risorse del pianeta: ormai siamo ad un incontrollato libero mercato e lo slogan in voga è “arraffi chi può” e chi può… arraffa e detta le regole
– Noi Italiani ne sappiamo qualcosa – commenta amaro il prof. Eligio – costretti come siamo a render conto all’Europa…

– Da lamentare – continua il prof. Carlo – che manca in Europa una direzione politica unitaria, che stabilisca regole e linee di comportamento da valere per tutti e alla fine abbiamo l’impressione non infondata che alcuni paesi dell’Unione contino più degli altri, ma questo avviene non perché quei paesi più forti prevalgano, piuttosto perché gli altri sono troppo deboli e soccombono. Di qui la necessità per i deboli di riacquistare forza e credibilità per potersi sedere alla pari con i partners europei e insieme fronteggiare le sfide del mercato globale.

– Questo dovrebbero capire i nostri politici – ribatte il collega Eligio – Invece, più la situazione peggiora e più i vari schieramenti partitici s’imbozzolano nel loro particulare e s’invischiano in inutili quanto esiziali bizantinismi

– Dici bene – concorda il collega Geremia – stiamo assistendo ad un tragico balletto linguistico, che sarebbe comico se non ci costasse “lacrime e sangue”, per usare un luogo comune: “un passo indietro”, “un passo di lato”, ancora “un passo avanti”, qualcuno già parla del “sentiero dei passi perduti”…Ho udito anche un neologismo orribile “i passindietristi” (coloro che hanno consigliato e consigliano al premier di fare un passo indietro, insomma di sparire una buona volta, risalendo alle alte sfere da cui è graziosamente disceso) che fa da pendant con l’altro mostro lessicale “malpancisti” (alias gli scontenti, o i ribelli o i traditori…Che scialo sinonimico!)

– È davvero insopportabile – continua il prof. Eligio – questo continuo violentare il linguaggio. Alcuni commentatori di eccelsa cultura di cui fanno spudoratamente sfoggio, hanno sfoderato termini specialistici per descrivere e anche rappresentare la realtà attuale…l’hanno definita “cataforica”, volendo intendere una condizione a mezzo tra la sonnolenza e il coma…Altri, filosofeggiando, parlano di una realtà aporetica, ossia dominata da una dubitatio (dubbio, incertezza) generalizzata rigurgitante di dilemmi, trilemmi e perfino polilemmi (“si dimette o non si dimette?”, “si dimette ma…resta o si dimette e… sparisce”, “governo tecnico, elezioni anticipate o nessuna delle due?”, “Monti, Alfano, Maroni, Dini – sic – o, perché no, Scilipoti come nuovo capo del governo? …e così lunga via enumerando).

– Ora che siamo giunti ad un capolinea e si parla della fine della seconda repubblica (passerà questa alla storia come l’epoca del berlusconismo e dell’antiberlusconismo?) – riprende il prof Geremia – ora che prende piede la possibilità di uscire dalla crisi, nominando un governo di tecnici con a capo il prof. Mario Monti, si è già scatenato un putiferio
– Sono già cominciati – ribatte il collega Eligio – gli attacchi mediatici e speriamo non si metta in moto la famigerata macchina del fango (bella metafora per campagna diffamatoria a mezzo stampa o anche “metodo Boffo” per antonomasia).

Ho già letto su un giornalucolo la frecciata malevola di un opinionista di grido che oggi come oggi ha ancora voglia di scherzare: “come può fare un Monti quello che non è riuscito a fare un Tre-monti?”. Un altro avverte l’illustre economista che è pericoloso accettare (lui Monti) l’invito del Colle e stia attento che da Monti si può scivolare a valle… Perfino ho udito un prete (forse ispirato dallo Spirito Santo) ventilare, e sventolare, sogghignando divertito, l’ipotesi che Monti potrebbe entrare a Palazzo Chigi papa e uscire cardinale, anzi perfino semplice sacerdote…C’è pure un mio conoscente, un poveraccio, invece, che è rimasto e se ne sta tuttora basito dal turbinio di belle notizie che gli si rovesciano addosso, e si limita a mormorare “Chi ’a vo’ cotta e chi ’a vo’ crura…che babbilonia! (= Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda …Che baraonda, che confusione!).

– Cari colleghi – non può far a meno di intervenire il prof, Piermario – state riferendo un chiacchiericcio becero, petulante spesso qualunquistico…anche in una situazione così drammatica non si può accettare tutto quello che ci sarà ammannito, per usare un eufemismo…non bisogna derogare da certi principi né si possono tradire i valori per i quali si è sempre combattuto, quindi apriamo gli occhi e capiamo cosa veramente sta succedendo, soprattutto siamo pronti a impedire che a pagare questa crisi siano i soliti deboli

– Hai ragione caro Piermario – dice preoccupato il collega Carlo – ma ora ci troviamo in un mare tempestoso, cerchiamo prima di non affondare, poi penseremo come poter salire su un’altra nave più solida e più giusta per tutti, a costo di costruirne una nuova.
(Fonte foto: Rete Internet)

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