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CLAN RUSSO. ECCO CHI STA TREMANDO DOPO GLI ARRESTI

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I Russo avevano sotto schiaffo l”intera area nolana. Controllavano non solo le attività economiche ma soprattutto le amministrazioni comunali. Ora, sono molte le persone che staranno tremando.
Di Amato Lamberti

L”arresto di Salvatore e Pasquale Russo ha segnato una importante vittoria dello Stato contro il potere di una organizzazione criminale che era stata capace di mettere sotto controllo malavitoso un intero territorio. Ad essere controllate dal clan Russo non erano soltanto le attività economiche ma soprattutto le amministrazioni comunali dell”intera area nolana e con esse tutte le opportunità di vita e le speranze di futuro dei cittadini.

In pratica chi voleva fare impresa non solo doveva soggiacere alle richieste estorsive del clan ma si doveva in qualche modo associare per partecipare alla spartizione degli appalti pubblici egemonizzati dal clan attraverso il controllo di amministratori, dirigenti, funzionari di Comuni ed Enti pubblici. Una fittissima ragnatela di complicità e di collusioni da anni è stesa sul territorio nolano e comprende politici, amministratori, imprenditori, rappresentanti dello Stato, liberi professionisti, oltre a dirigenti e impiegati pubblici. In alcuni Comuni, come ho più volte scritto, non si muoveva foglia senza il benestare e la partecipazione del clan criminale dei Russo.

Anche quando il potere criminale sembrava tutto nelle mani di Carmine Alfieri, i Russo avevano una autonomia che permetteva enormi accumulazioni di denaro perchè si giocava sull”acquisto di terreni e su rapidissime varianti urbanistiche che trasformavano terreni agricoli in aree edificabili. Compravano a dieci terreni incolti e rivendevano a dieci milioni appartamenti e palazzi di cinque-sette piani, senza neppure farsi carico degli oneri di urbanizzazione, tanto a sanare le situazioni provvedevano politici e amministratori interessati e compiacenti. Oggi, dopo gli arresti di Salvatore e Pasquale Russo, sono molte le persone che staranno tremando avendo perso la copertura che garantiva incolumità alle loro malefatte amministrative e gestionali.

L”azione della magistratura non dovrebbe infatti fermarsi all”arresto dei capi di uno dei clan più pericolosi perchè profondamente innervato nell”economia e nella politica del circondario nolano. Dopo gli arresti si dovrebbe passare al recupero dei beni accumulati con l”attività criminale e al portare alla luce la ragnatela di collusioni e compartecipazioni che ha divorato gli appalti pubblici ma anche tutte le opportunità che passano attraverso le pubbliche amministrazioni, dai Comuni, alle ASL, agli ospedali, fino agli Enti, alle Agenzie territoriali e alle cliniche private.

Già beni per 300 milioni di euro sono stati confiscati ai Russo, ma il patrimonio accumulato, come ben sanno i cittadini del nolano, è molto più ingente perchè è fatto anche di imprese, società, cooperative, in compartecipazione con altri soggetti che hanno costruito le loro fortune grazie al sostegno politico e amministrativo del clan criminale. Ma i Russo non avrebbero mai potuto realizzare una tale signoria criminale sul territorio senza un adeguato sostegno politico a livello locale, provinciale, regionale e nazionale. Questi “perversi legami” vanno portati finalmente alla luce se si vogliono realmente sconfiggere i poteri criminali che strozzano il presente e il futuro delle comunità nolane.

Non lo si è fatto dopo l”arresto di Carmine Alfieri, consentendo ai gruppi criminali che agivano sotto il suo controllo di diventare clan autonomi con ancora maggiore potere di penetrazione e di condizionamento; non vorremmo cha anche questa volta ci si accontentasse della vittoria in una battaglia e si perdesse la guerra contro la camorra perchè non si è puntato sulla disarticolazione della rete di collegamenti che ne assicurava forza e potere.

Senza collegamenti con la politica, con le pubbliche amministrazioni, con il mondo imprenditoriale, con le istituzioni, con i poteri finanziari, la camorra non ha nessun potere: è ridotta ad una associazione di malfattori, come si diceva una volta, capace di commettere reati ma non di controllare e governare un territorio. La nostra speranza è che la politica non fermi ancora una volta l”avvio di quella guerra di liberazione del territorio dalla camorra che i cittadini “onesti” aspettano da sempre.
(Fonte foto: www.repubblica.it)

CITTÁ AL SETACCIO

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