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L”ennesima conferma che a governare i Comuni sia la camorra, rende retorico chiedersi come mai tutti i Comuni della Campania siano in così grave ritardo rispetto alle opportunità offerte dall’Europa. Sarebbe ora che i cittadini reagissero.

Ancora sette Comuni sciolti per condizionamenti del crimine organizzato di tipo mafioso. Due in Sicilia, Salemi e Racalmuto, il Comune di cui Sgarbi era Sindaco e il Comune di origine di Leonardo Sciascia; due in Calabria, Bova Marina e Platì; uno in Piemonte, Leini; due in Campania, Gragnano e Pagani. Attualmente sono 22 i Comuni che sono stati sciolti e nei quali al posto del Sindaco e del Consiglio comunale a governare c’è una commissione prefettizia. Finora sono 217 gli Enti locali sciolti per condizionamento mafioso, 213 Comuni e 4 ASL, a testimonianza di una pressione delle organizzazioni criminali sulle amministrazioni locali che si fa sempre più pressante anche grazie alla disponibilità dei politici a scendere a patti pur di assicurarsi l’elezione o la rielezione.

Il caso più clamoroso, tra gli ultimi scioglimenti, è sicuramente quello del Comune della provincia di Torino, Leini, sciolto per condizionamenti della ‘ndrangheta calabrese che, grazie alla complicità e alla connivenza degli amministratori locali, a partire dal Sindaco, controllava appalti, subappalti, forniture di servizi, del Comune con forte coinvolgimento delle imprese mafiose operanti sul territorio. Un modello che le realtà meridionali conoscono molto bene e che si è rivelato facilmente esportabile, come dimostrano anche i casi recenti di Ventimiglia e di Bordighera.

L’invasione della ‘ndrangheta in Piemonte è stata portata alla luce dall’operazione Minotauro, coordinata dal procuratore capo Giancarlo Caselli, che ha portato in carcere 150 persone tra cui l’ex Sindaco ed ex capogruppo di maggioranza Nevio Coral padre dell’attuale Sindaco Ivano Coral e la cognata Caterina Ferrero ex assessore regionale alla sanità. È sempre la politica che fa da apripista al crimine mafioso: soldi e sostegno elettorale in cambio di appalti, licenze, autorizzazioni, fino alla consegna dell’amministrazione nelle mani dei mafiosi.

Gli scioglimenti dei Comuni di Gragnano e di Pagani meritano un particolare approfondimento perché presentano situazioni assolutamente particolari. Il Sindaco di Gragnano era Annarita Patriarca (nella foto tra Cosentino e Cesaro). Il marito Enrico Martinelli era invece Sindaco di S.Cipriano d’Aversa, arrestato nelle scorse settimane per associazione camorristica. L’accusa che pesa sul Sindaco di Gragnano è quella di aver patteggiato con il clan Di Martino, in cambio del sostegno elettorale, tutta una serie di favori, dalle assunzioni nei ruoli comunali ad appalti e subappalti per lavori stradali e manutenzione degli immobili comunali. Uno scambio molto oneroso: per 100 voti 200.000 euro.

Un controllo del voto esercitato, secondo le dichiarazioni dei collaboratori, anche con la violenza. Il boss Di Martino si vantava di aver "scolmato a sangue" una persona che faceva resistenza a coinvolgere tutta la vasta famiglia nel sostegno al Sindaco Patriarca. Va ricordato che a Gragnano anche il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Coticelli, è stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per irregolarità nel voto.
A Pagani lo scioglimento è arrivato dopo che il Sindaco, Alberico Gambino, che è anche Consigliere regionale, è stato rinviato a giudizio per corruzione e voto di scambio.

Dal processo che è in corso emerge chiaramente che il sindaco pro-tempore durante la sospensione di Gambino, Salvatore Bottone, che è anche Consigliere provinciale, poteva opporsi agli appalti affidati a cooperative imposte da Gambino ma non l’ha fatto, pur avendo il potere di impedire al sistema politico-mafioso di avanzare come un cancro nell’amministrazione di Pagani. Bottone che è capofila di un gruppo di consiglieri comunali che si sono definiti "distinti e distanti", prima aveva avallato procedure irregolari, pur non approvandole, subendo con diversi livelli di consapevolezza pratiche illegali su esplicita disposizione del Sindaco Gambino.

Con Bottone è finita sotto inchiesta anche la segretaria comunale Ivana Perongini per tentata subornazione di testimone. Avrebbe provato, infatti, con minacce, sanzioni e provvedimenti disciplinari, ad ammorbidire le posizioni di alcuni funzionari comunali le cui testimonianze avevano confermato le ipotesi accusatorie nei confronti di Bottone e di Gambino. Un intreccio perverso che praticamente coinvolgeva sia i livelli politici che quelli amministrativi, con il Sindaco Gambino come cardine del sistema criminale paganese.

In queste condizioni, con il crimine organizzato che governa, attraverso i politici che riesce a fare eleggere, un numero così grande di amministrazioni comunali, chiedersi come mai tutti i Comuni della Campania siano in così grave ritardo rispetto alle opportunità offerte dall’Europa, e penso alle "smart city" e ai "piani strategici" di sviluppo, appare esercizio del tutto retorico. Ma sarebbe ora che i cittadini prendessero coscienza della situazione e reagissero con iniziative che almeno servano a produrre un ricambio del ceto politico che governa le nostre città.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMORRA E POLITICA