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Benitez, hai fatto trenta, e mo’ fa’ pure trentuno. Alla faccia de’ ‘mmiriusi.

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La vittoria contro la Juve, la storia della partita e il contorno di reazioni e di commenti possono essere raccontati con i proverbi e i detti della sapienza napoletana. Agli invidiosi diciamo che è “ meglio ‘a mmmiria che ‘a pietà“.

Se, come si dice, le partite di calcio durano molto oltre il 90° minuto, figuratevi quanto durerà il sapore di Napoli- Juve, la partita della Supercoppa: il sapore dolce come il miele per chi ha vinto, e amaro come il fiele per chi ha perso. E per chi “ha tirato i piedi” al Napoli. E’, per i napoletani, la vittoria più bella, dopo una partita che non finiva mai, in cui la Juve è “morta”, calcisticamente si intende, non subito, ma lentamente, come se il dio del pallone si fosse divertito a spegnere a poco a poco la squadra di Allegri, a vederla finire “c’ ‘o fieto d’ ‘e gravune”, con le esalazioni del braciere: che è una morte brutta, uno “sperpetuo” infinito. C’ è tutta Napoli in questa vittoria e nelle reazioni che essa ha scatenato: tutto meriterebbe di essere raccontato in lingua napoletana.

Che dire di giornalisti e di commentatori che fino all’altro ieri vomitavano veleno sui giocatori e sull’allenatore del Napoli ? Anche sotto il Vesuvio ci sono i rappresentanti dell’ inclinazione tipicamente italiana a voler stare sempre sul carro del vincitore, quale che sia: a nessuno piace “‘o tuosseco”, il veleno della sconfitta, manco ai topi. I criticoni chiassosi di ieri oggi battono le mani ai vincitori, ma è una finzione, è teatro: applaudono e masticano amaro, si congratulano e tengono gli occhi bassi, comm’ ‘e ‘nfamuni, e mormorano e cercano il pelo nell’uovo: sì, il Napoli ha vinto, viva il Napoli, viva Benitez, ma la Juve non si riconosceva, Pogba e Pirlo camminavano, Llorente era assorto in certe sue meditazioni filosofiche. Insomma, i mormoratori “nun ce vonno sta’”, non si arrendono. Signori miei, abbiamo vinto: e questo importa.

Il grande Raffaele Viviani rivelò, in una splendida poesia ” ‘E cose ‘mpruvvisate”, che “‘e cchiù meglie ‘nnammurate” le aveva avute ” me credite? Casualmente“: per caso: prima le aveva baciate, e poi aveva chiesto come si chiamassero. “Che me ‘mporta si sì Brigida o ‘Ngiulina?” Insomma, la Supercoppa è nostra: mettetevi l’anima in pace. “Seh! Gira e vota, seh! Seh! Vota e gira, seh! Ca tu ‘ o chiamme Ciccio o Ntuono,/ ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro,/ chillo, ‘o fatto è niro niro,/ niro, niro comm’ a che!”

Ad Allegri diciamo di stare allegro, di non prendersela troppo, se “se n’ è asciuta ‘ a palla ‘a dint’ ‘a fussetta“, se all’ultimo momento la palla, che stava per entrare, metaforicamente, nella buca, ha fatto un giro sull’orlo e sugli spigoli e se ne è tornata indietro: può capitare anche alla Juve di perdere, se Higuain decide di fare Higuain. E se Rafael para anche i rigori, noi napoletani non ci meravigliamo: lo sappiamo da sempre che in certi casi “‘a palla spaccata fa ‘ o sei”. Allegri è toscano, e dovrebbe conoscere il gioco delle bocce, e dovrebbe sapere che dalla vita deve pigliarsi “‘o bbuono ‘ e ‘o malamente”, e che “nun se po’ avè’ tutto“. Del resto, la saggezza napoletana è stata chiara: ” si ‘o mellone è asciuto janco, mo’ con chi t’ ‘ a vuò piglià‘ ? “.

Quando si compra il “mellone“, il cocomero, prima di pagare bisogna fare la prova: se lo porti via senza prova, e a casa scopri che dentro non è rosso come il fuoco, ma è bianco come la faccia di Padoin dopo che ha sbagliato il rigore, te la devi prendere solo con te stesso. Per esempio, il signor Allegri lo aveva scoperto già a Milano che Pirlo è uno che non sa coniugare il verbo “correre”, e se la cava solo con “camminare”:. A certi ” ‘ mmiriusi“, a certi televisivi professoroni di scienza calcistica che notoriamente non sopportano Benitez, e che dopo la vittoria del Napoli pareva che stessero sul punto di scoppiare, dico solo che la loro invidia non ci fa paura: anzi la vogliamo, in nome del principio che è ” meglio ‘a mmiria che ‘a pietà”: è meglio essere invidiati che commiserati.

Ai giocatori del Napoli e al sig. Benitez diciamo solo che come hanno fatto trenta, nella partita per la Supercoppa, ora devono fare anche trentuno in campionato. Tutti gli invidiosi e i mormoratori d’Italia ci aspettano al varco: alla prossima scivolata, arrasso sia, stapperanno le bottiglie di spumante che l’altro ieri sono rimaste in frigorifero, e grideranno: ” Avete visto ? Hanno vinto la Supercoppa solo per un colpo di fortuna: il trofeo è chiuvuto ‘ a cielo”. Don Rafè, m’arraccumanno, facce ‘sta cortesia. In ogni caso, ringraziamo i giocatori e te per il sereno Natale che ci avete regalato. Non bastavano i guai e le tasche vuote: ci mancavano solo gli sfottò degli juventini. Ma per fortuna, siamo i più forti e abbiamo vinto: ‘o caso è rimasto ‘ a coppa, non è andato sotto i maccheroni. Siamo doppiamente contenti: perchè abbiamo vinto, e perchè abbiamo vinto una grande squadra. Noi napoletani sappiamo vincere, e sappiamo anche perdere.
Signori si nasce, e noi lo nascemmo.
(Fonte foto: Rete internet)

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