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Il bilancio dell’Aida e della Polizia di Stato sugli abbandoni degli speciali animali domestici. 60mila casi registrati dall’inizio del 2013 ad agosto.

«Whisky ha un trascorso difficile. Ha circa un anno ed è una taglia media contenuta. Giovane, dolce, vivace: è un tesoro di cane. Si trova in Puglia, ma è adottabile ovunque».

Annunci come questo sono facilmente reperibili online, pubblicati in rete da enti nazionali, associazioni di volontariato e privati, che ogni giorno lottano contro la terribile cultura dell’abbandono. La presentazione di Whisky parla chiaro: molti preferiscono un amico a quattro zampe sano, disponibile al gioco, amorevole e possibilmente non anziano. Insomma, zero impicci. E anche se ci fossero, c’è sempre la seconda chance: lasciarlo solo, in una terra distante, o su una strada a scorrimento veloce, spesso legato al guard rail. Senza viveri, ovviamente. Se ha il microchip l’azione si fa più complicata, ma a tutto c’è un rimedio, l’importante è che non torni a casa.

Storie di maltrattamenti e solitudine, che tante volte non hanno un lieto fine. Quasi come una beffa del destino, l’accalappiacani è dietro l’angolo, pronto a catturare le povere bestiole e condurle nei canili, con l’augurio che almeno la fortuna le assista nella destinazione. Ma se va male le attende una gabbia angusta e fatiscente, sovraffollata come le carceri di Poggioreale. Con la differenza, però, che loro non sono delinquenti, pagano il fio perché la legge li riconosce randagi, pericolosi per la salute umana per le condizioni di sporcizia imposta in cui versano, pericolosi per i passanti.

L’Aida (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) ha registrato ben 15mila abbandoni di cani e gatti nei primi tre mesi del 2013, «secondo le stime di entrata in 100 canili italiani, con un aumento del 40% rispetto allo scorso anno, percentuale in forte crescita in estate», la stagione preferita da chi vuole liberarsi del quadrupede. Ai dati del trimestre gennaio-marzo si sono aggiunti quelli pervenuti dal periodo giugno, luglio e inizio agosto, toccando i 60mila casi. Due anni fa, nel 2011, «la Campania si è aggiudicata il primo posto con oltre 122mila animali, subito dopo Calabria, Puglia e Sicilia.»

Sul sito della Polizia di Stato, dove è fornito il numero verde (800 137 079) per soccorrerli, è evidente che il fenomeno si estende alla sicurezza stradale. Molti cani, mossi dalla paura o dall’eccitazione per la novità del luogo, invadono le corsie andando incontro alla morte o causando incidenti. «Nel 2012, a fronte dei 66.100 incidenti rilevati, nel 2,3% dei casi sono stati coinvolti animali. Un numero purtroppo in crescita negli ultimi tre anni, dai 1.425 del 2010 ai 1512 del 2013».

Sono diversi i motivi che inducono i padroni ad allontanarsi drasticamente dai loro amici a quattro zampe: il primo è la libertà di andare in vacanza, senza il fastidio di restare legati all’animale in un lasso di tempo destinato al divertimento; il secondo è lo stato di disagio economico dei padroni. Come un bambino, il cane ha bisogno di cure, visite dal veterinario, vaccinazioni, cibo specifico secondo la razza e la taglia. Troppe spese rispetto ai guadagni reali; il terzo, quasi sempre, è la conseguenza di un episodio in cui il quadrupede domestico si è manifestato particolarmente violento, caso che induce a tutelare i componenti della famiglia o ad evitare problemi con gli estranei.

Di contro, c’è un mondo parallelo che si basa sull’amore incondizionato nei confronti del miglior amico dell’uomo. Provengono da qui la nascita della pet therapy, la realizzazione di strutture turistiche idonee ad ospitarlo, anche di centri di addestramento e svago monitorati, l’abbondanza di vere sale di estetica ad uso privato e di preparazione alle mostre nazionali e internazionali. In questa realtà vive un’altra tipologia di padrone, a volte troppo fanatico, che tratta il cane come un parente, consentendogli di dormire nel letto o di condividere il divano davanti a un film. Nell’uso comune molti ci parlano addirittura, rendendolo uno speciale confidente che, di sicuro, non riferirà ad alcuno le cose dette. Pratico esempio di terapia assistita.

Una logica diffusa, soprattutto coi bambini. È dimostrato che gli animali, cani e cavalli in primis, hanno un ascendente particolarmente positivo sul carattere dei più piccoli. Questa è la risposta di Francesca Mugnai, presidente della Onlus Antropozoa in un’intervista su genitorimagazine.it: «I bambini che crescono con gli animali domestici hanno sicuramente una capacità empatica, di leggere e comprendere le emozioni e i comportamenti altrui maggiore, proprio perché allenati fin dalla più tenera età all’osservazione di un essere vivente ricco di bisogni fisici ma anche psicologici».

Alla domanda sui risultati terapeutici prodotti dal contatto con i cani, la responsabile della Pet Therapy all’ospedale Meyer di Firenze risponde senza dubbio: «Gli effetti vertono sull’area della socializzazione (depressione, autismo, disturbi generici dello sviluppo), sull’area cognitiva (bambini con disturbi psichiatrici e neurologici), emotiva (con difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento) e motoria (con problemi neuromotori)».

Sono così importanti, eppure accade troppo spesso che l’esigenza di allontanarli si faccia avanti. La legge n. 189/2004 disciplina il divieto di maltrattamento e abbandono degli animali spaziando da pene pecuniarie al carcere, ma i migliaia di casi registrati fanno chiaramente comprendere che in Italia non viene rispettata.
(Fonte foto: Rete Internet)