In un comunicato le donne mobilitate per la salvaguardia ambientale respingono al mittente l’invito della società acerrana specializzata nello smaltimento dei rifiuti.
“Non vi siete pentiti: non visiteremo le vostre fabbriche della morte”. Lo scrivono in un comunicato le Mamme Coraggio di Acerra, il comitato di volontari che da tempo sta combattendo contro l’inquinamento del territorio. Un messaggio giunto in risposta all’invito di Giovanni Pellini, uno dei fratelli titolari dell’Atr, ormai grande azienda acerrana specializzata nello smaltimento dei rifiuti.
I tre fratelli Pellini, Giovanni, Salvatore e Cuono, sono imputati in un procedimento giudiziario che li vede condannati in primo grado a pene che vanno dai quattro ai sei anni di reclusione. L’accusa: traffico di rifiuti. Il prossimo 29 gennaio si aprirà probabilmente l’ultima udienza di appello di questo processo, che si trascina dal 2006. Nel frattempo Giovanni Pellini, che ha sempre respinto ogni addebito, ha invitato le mamme coraggio nella sua azienda, ubicata nell’area industriale di Acerra. Un invito finalizzato a far comprendere la regolarità delle attività svolte da questa impresa. Ma le mamme coraggio hanno risposto di no.
“Non possiamo incontrare chi non ha mai ammesso le proprie responsabilità, nonostante l’evidenza dei fatti”, spiegano le donne del comitato ecologista, alcune delle quali hanno subito la più grande delle tragedie, la perdita dei figli, portati via in tenera età dal cancro. “Devono indicarci tutti i siti in cui sono stati scaricati i rifiuti tossici: solo così potrà rinascere il territorio “, rilanciano le mamme coraggio. ” Non abbiamo niente di personale contro i Pellini – specificano le donne – ma ci opponiamo a qualsiasi industria inquinante nel territorio: se i Pellini si sentono innocenti allora ci devono spiegare perchè sono finiti sotto processo, perchè ci sono quei rifiuti nei terreni”.
C’è un progetto rimasto in sospeso, un piano per lo smaltimento di mezzo milione di tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi. L’Atr ha chiesto l’autorizzazione alla Regione. Che per il momento nicchia. Sullo sfondo di questa situazione si staglia il problema delle ecoballe, la monnezza stipata nei siti di stoccaggio provvisori e che Caldoro vuole far bruciare nell’inceneritore. Un piano che anche in questo caso è stato sospeso, dopo l’ultima sollevazione degli acerrani. “Siamo pronti a tornare in piazza se necessario”, avvertono intanto gli ambientalisti della zona.

