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A San Giuseppe Vesuviano un esempio di rispetto del bene comune

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Nel comune vesuviano, un cittadino pianta quattro ulivi per migliorare la vivibilità comune.

San Giuseppe Vesuviano negli ultimi quarant’anni ha dimostrato, grazie alla complicità della classe dirigente, di ignorare totalmente il diritto pubblico ma di conoscere a perfezione il diritto privato. I casi in cui singoli cittadini abbiano agito solo nell’interesse della collettività sono rari. Oggi voglio raccontare la storia di una di queste “rarità”.

In via Santa Maria la Scala, in prossimità del passaggio a livello della Circumvesuviana, vi è un grosso edificio in stile anni 50 al civico 101. Per anni il largo marciapiedi antistante è stato usato come parcheggio selvaggio, favorito anche dall’assenza di manutenzione stradale da parte del comune che non ha mai ripreso i cordoli in basalto sprofondati sotto il peso dei veicoli che ci parcheggiano sopra. In spregio ad ogni norma del vivere civile.

Alcune settimane fa ero fermo al passaggio a livello in attesa di uno dei rari treni della Circumvesuviana, che da quando il presidente Caldoro ha vinto le elezioni sono passati dai circa 140 al giorno a quasi la metà fino a fermarsi totalmente per ore nelle fasi intermedie della giornata, quando noto alcuni operai piantumare degli ulivi.
Meravigliato penso ad un iniziativa del Comune ma in giro non vi sono i mezzi dell’Ufficio Tecnico, incuriosito mi avvicino. La storia che ho scoperto ha dell’incredibile, a San Giuseppe Vesuviano.

Conosco uno dei proprietari dello stabile al civico 101, è Antonio Rianna, che non ha problemi a raccontarmi la storia della sua famiglia. “Questo edificio fu costruito da mio nonno, Antonio Miranda, nel 1958. Nel progetto iniziale era stato previsto un prato rasato con quattro alberi, purtroppo mio nonno non ha mai potuto portare a termine questo progetto. Oggi io e mio fratello Michele abbiamo ripreso la sua idea, dopo gli ulivi cercheremo uno spazio all’interno della nostra proprietà da assegnare agli inquilini come parcheggio e continueremo il lavoro di restauro della facciata che da troppi anni non era stato fatto”.

Antonio parla della sua visione ambientalista, degli spazi aperti, della pulizia degli ambienti comuni, che era in fondo l’insegnamento del nonno Antonio, dice che un ambiente più vivibile avrà sicuramente un ritorno economico e di immagine per
l’azienda di famiglia specializzata nella produzione di capi di alta moda femminile confezionati con tecniche sartoriali da personale locale. La loro azienda, UNOTTAVO il marchio, produce tutto all’interno, dal modello su carta al capo finito e vende sul mercato nazionale. Piccole produzioni ma di ottima qualità.

E’ disarmante il ragionamento di questo giovane imprenditore: “Un piccolo passo di ognuno, nella giusta direzione, può cercare di migliorare il livello della vivibilità a San Giuseppe Vesuviano, noi ci stiamo provando piantando quattro ulivi nello spazio antistante, ristrutturando il marciapiede a nostre spese e rifacendo la facciata. E’ un lavoro duro, ancora non erano piantati gli alberi e già un bambino di passaggio ha cercato di vandalizzarli“. Ci tiene a specificare che in tutto questo la politica non c’entra niente, è solo un iniziativa della sua famiglia.

Mentre parla mi vengono in mente altre realtà del nostro paese, strade come via XX Settembre, via Aielli, Largo Marciotti, solo per citare i casi più eclatanti, dove grosse aziende che fatturano centinaia di milioni di euro non spendono un centesimo per il bene comune, anzi, dove hanno la possibilità pretendono il parcheggio anche dai loro dipendenti. Casi come via Europa 2° tratto o il Parco Ambrosio diventati aree di lunga sosta a causa dell’assurdo piano traffico del 2003 messo in campo dall’allora amministrazione Ambrosio.

Un piano che ha generato solo sosta selvaggia e uso arbitrario degli spazi comuni, come dimenticare le trattative alla luce del sole fra assessori e titolari di aziende per evitare una segnaletica, quanto meno decente, che avrebbe permesso l’intervento della Polizia Locale. Invece niente, i privati a San Giuseppe Vesuviano, hanno sempre goduto di una sorta di zona franca da leggi e regole, considerate un laccio troppo stretto per lo sviluppo economico e il risultato è lo scempio edilizio che accoglie i visitatori di questo sfortunato angolo del Vesuvio, senza notare i tanti piccoli e grandi abusi messi in atto da cittadini ed imprenditori nella vita quotidiana.

Speriamo che questi quattro ulivi siano un seme. Un seme in grado di germogliare nei cuori e nelle menti dei cittadini, prima che nella terra. Un seme in grado di generare una società nuova. Auguri.

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