#41 – Una “sconfitta” vista da varie angolature

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Napoli – Milan uccide un sogno, la qualificazione da record, e chiude un trittico di incontri con il Milan che ci vede umiliati, sconfitti, demoralizzati. Ma questa debacle, perché io così la vedo, deve e può essere vista da varie angolature, perché arrivata ad essere tale non in maniera chiara e definita. Proverò ad elencare quali siano questi punti, scegliete il fattore che vi piace di più. Ma è plausibile che tutto quello che descriverò serva a descrivere e caratterizzare quanto successo.

Il momento sbagliato e la sfortuna. Queste tre partite arrivano nel momento sbagliato, vedono il Napoli perdere la propria punta di diamante in 2 dei 3 incontri con il Milan, assenza pesante, in un periodo in cui il Napoli sembra leggermente sottotono. Forse un po’ stanco? La partita capita in un periodo nel quale le cose non girano come devono, il Napoli segna con il contagocce, è un po’ più distratto del solito, a volte è ripetitivo. E in un periodo di non perfette performance, se arrivi ad un incontro come questo con alcune mancanze, parti svantaggiato. Ci ritorneremo su, ma è il momento sbagliato, perché hai perso 2 uomini nella partita precedente, e in questa seconda partita ti trovi a perdere due titolari per infortunio. Addirittura li hai sostituiti entrambi durante la stessa finestra di sostituzioni. Come vogliamo chiamare tutto ciò? Sfortuna?

Sembra dominare ma non segna e non vince. Che sia un periodo negativo lo si evince anche dallo score realizzativo, mai così scarso, favorito dall’assenza di Osimhen. Se guardiamo alle ultime partite, anche a quelle che il Napoli non ha giocato con il Milan, sembra di vedere una partita a senso unico in termini di statistiche, possesso palla, precisione dei passaggi, tanti tiri. Solo in quest’ultima partita con il Milan, il Napoli è arrivato al tiro una infinità di volte, ha dominato nel possesso palla. Ma si fa punire sui soliti errori, ancora con il Milan, palla persa nella metà campo avversaria, contropiede, e vantaggio Milan. Se domini in queste statistiche, non è detto che tu la partita la vinca, soprattutto se sei altamente impreciso nella fase di realizzazione. Quanti colpi di testa e tiri fuori direzione abbiamo visto col Milan? Quando incontri una squadra organizzata come il Milan, che ottimizza, lotta, è pragmatica, che si difende in massa, e scappa quando può per infilzarti, devi sfruttare tutto quello che ti arriva, e il Napoli non lo ha fatto. Ed onestamente, non ho visto durante l’ultima partita una sempre perfetta attitudine nel gioco. A cosa è servito forzare la mano passando la palla a Kvara sulla sinistra? Il ragazzo ha fatto dei giochi di prestigio in 2 occasioni, ma si è sempre andato a schiantare contro il raddoppio avversario.

Le decisioni arbitrali. Le decisioni arbitrali incidono sul doppio incontro. Prima tolgono al Napoli 2 giocatori importanti, poi, nell’ultima partita, grida allo scandalo il rigore non assegnato durante il primo tempo, che avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro.

Le palle. Non i palloni, ma gli attributi. Considerato tutto ciò che ha lavorato contro il Napoli, il periodo no, le assenze, alcune condotte arbitrali non perfette, dovremmo dire che quanto mostrato in termini di attributi sia stato abbastanza? A me sembra invece che col Milan, gli attributi siano usciti fuori troppo tardi. Una squadra come il Napoli, che ha stracciato questo campionato, che dà una ventina di punti al Milan, si sarebbe dovuto trovare molto più pronto, soprattutto ritornando in campo nella ripresa. E invece, la mia impressione è stata che quella decisione non si è vista. Si è risvegliato troppo tardi. Il rigore sbagliato di Kvara pesa, e non basta il gol di Osimhen, l’unico che sembra poterla mettere dentro in questo periodo. Troppo tardi, non può bastare questo, non è bastato.

I giocatori. Sui singoli? Meret tiene a galla gli azzurri, Kvara crea in un paio di occasioni, ma lo si forza in situazioni onestamente difficili, Osimhen è l’unico che mostra di avere fiuto per il gol. Peccato per l’infortunio, Politano sembrava abbastanza propositivo.

Il tifo. Bene, i tifosi hanno ricominciato a cantare, il San Paolo è stato il solito stadio caldo, non ha fatto mancare il suo supporto, è stata una nota positiva.

Il Milan è più forte del Napoli? No, assolutamente no. E’ stato più bravo del Napoli in questo doppio incontro, ma non è più forte degli azzurri, per quanto visto in questo campionato, per quanto visto in Champions. E dopotutto anche per quanto intravisto in queste due partite, dominate nel gioco, ma che il Milan ha saputo interpretare cinicamente e pragmaticamente.

Cosa ci lascia? Tutto ciò ci lascia delusione ed amarezza, per aver avuto tante situazioni contro, ma anche per non averci messo i giusti ingredienti, per non aver vissuto questa esperienza nel giusto momento, per non aver sfruttato tutto ciò che è stato creato. Questo ci lascia un momento di riflessione, ci dimostra che nel complesso abbiamo ancora dei limiti, dei limiti che si sono fatti sentire nel momento nel quale avevamo più bisogno della consapevolezza di noi stessi. Questa delusione ci lascia con un traguardo da record, ma ci toglie una meta ulteriore che avremmo meritato per il percorso precedente. E ora con cos’altro ci lascia questa delusione? Io spero, appunto, solo con una delusione, e con non più di questo.

Il futuro. Lo dico da parecchio, non pensate ai punti di distacco dalla seconda, non pensate agli striscioni, ai “3” sui muri, ai record, ai festeggiamenti. Il divario è rasserenante e imponente, ma di partite da giocare ce ne saranno ancora molte, e la strada sarà tortuosa, soprattutto dopo questa delusione e il periodo non floreo degli azzurri. Testa bassa, lavorare e ritrovare le proprie certezze e la propria tranquillità. La storia non è ancora scritta, e se non vogliamo trasformarla in una Caporetto, bisognerà focalizzare le ultime energie di questa stagione per rendere questa la storia più bella, quella che attendiamo da 30 anni, e pianificare un futuro prossimo che possa portarci a rendere questa non una storia che dura un battito di ciglio, ma una nuova storia vincente che possa durare qualche anno.