Violentata dal branco a Palermo, l’orrore dei social: migliaia chiedono il video dello stupro

0
1848

In questi ultimi giorni l’Italia è stata sconvolta da una notizia drammatica: un gruppo di ragazzi ha violentato una giovane di 19 anni a Palermo, in Sicilia.

Lo stupro avvenuto ai danni della 19enne ha scosso tutti per la violenza commessa, per il gruppo che si fionda su una donna e per la registrazione di un video che è stato poi condiviso da qualcuno su WhatsApp e altri canali di messaggistica istantanea.

È proprio in queste circostanze che è scoppiata la rabbia di una buona parte di cittadini italiani che per le strade e sui social hanno espresso il totale disgusto e il ribrezzo per le azioni commesse dal branco e hanno mostrato grandissima solidarietà e vicinanza alla giovane.

La ragazza, di cui non si mai farà il nome per tutelarne la privacy già messa a dura prova dall’orrore subito e dal clamore mediatico che la vicenda ha suscitato, ha denunciato la violenza subita e ha avuto il coraggio di dire a voce alta i nomi di coloro che le hanno rovinato la vita. Dopo la denuncia e tutte le trafile giuridiche che si stanno verificando in questi giorni, la vittima ha dovuto anche subire minacce dai suoi aggressori e da alcuni dei genitori di questi cosiddetti ragazzi che l’hanno addirittura additata come “poco di buono”.

Oltre alle canoniche bugie costruite per la difesa della propria reputazione (e per scampare a una condanna) come accade sempre in questi casi di stupri e violenze (alcuni dei ragazzi hanno dichiarato che la giovane era consenziente al rapporto sessuale di gruppo e che non fosse ubriaca al punto tale da non riuscire a camminare), c’è qualcuno che ha ben pensato di rovinare ancora di più, se possibile, la vita della giovane condividendo il video dello stupro sui social.

Sì, perché oltre a violentarla a turno per diverso tempo, le bestie di Palermo hanno deciso anche di filmare tutta la scena della violenza, dall’inizio alla fine. E mentre la ragazza starà facendo i conti con quello che le è successo, su tik-tok girano video di uno dei presunti violentatori che minimizza quanto accaduto e sostiene di essere stato “trascinato” dagli amici ad abusare della ragazza.

Il video in questione è stato inviato per la prima volta nei giorni seguenti alla violenza e, nonostante l’intervento delle forze dell’ordine che hanno prontamente sequestrato i telefoni dei violentatori, c’è comunque qualcuno che è in possesso di questo video e che, ancora oggi, sta cercando di “venderlo” o scambiarlo in cambio di altri contenuti.

C’è però probabilmente una cosa peggiore che è accaduta nelle ultime ore: migliaia di persone hanno cercato online il video della violenza per vederlo.

La domanda è perché le persone vogliono vedere questo video? Perché è importante guardare delle immagini raccapriccianti come quelle di uno stupro? È forse la curiosità a spingere queste persone che sono in buona fede oppure c’è dell’altro? Ma soprattutto, per quale motivo non è chiaro che diffondere un video del genere nuoce gravemente alla salute psicologica della ragazza che ne è vittima unica e assoluta?

La vittima ha 19 anni e, con ogni probabilità, quella sera di luglio le è stata rovinata la vita da alcuni uomini il cui obiettivo fin dall’inizio era offrirle alcool per trascinarla in un luogo desolato e abusarne fino a quando il divertimento non sarebbe finito. Perché per quei ragazzi lo stupro commesso è stato un divertimento, una goduria, un atto violento maschile che rende l’uomo-bestia soddisfatto di aver domato e fatto sua una donna, con la violenza.

Chi guarda quel video, chi lo cerca, chi vuole vederlo a tutti i costi, non è migliore di quelli che la violenza l’hanno commessa, anzi, si rivela un essere mostruoso proprio come loro perché non comprende che per la vittima è come subire la violenza una seconda volta.