Home Questioni di classe Un parroco di periferia

Un parroco di periferia

759
CONDIVIDI

La sera del 18 gennaio di ventuno anni fa, mentre al rione De Gasperi di Ponticelli era in atto una rivolta contro la polizia, a pochi metri nella basilica della Madonna della Neve un gruppo di persone partecipava a una veglia funebre. Di preghiera e di ricordo di don Vincenzo Petrone, per tanti anni parroco a Barra e poi a Ponticelli. E il giorno dopo la scena si è ripetuta: violenza e blocchi stradali in casuale coincidenza con i suoi funerali.

Don Vincenzo ha educato diverse generazioni alla libertà, libertà piena e responsabile. In un progetto di promozione umana e cristiana per niente scontato, non facile da trasportare dalle parole ai fatti. Dal giorno di festa in chiesa ai giorni feriali nel quartiere.

Per la verità, egli ha coinvolto tanta gente soprattutto per la sua coerenza. Che lo ha portato in tante occasioni ad essere inviso alle istituzioni religiose e civili. Da quando si dimise dalla commissione diocesana per gli affari economici a quando ha combattuto la sua personale battaglia perché fossero offerti alloggi e spazi agli albanesi di Ponticelli.

Sotto l’apparente scorza contadina aveva cultura, sensibilità e profonde intuizioni pastorali. Soprattutto nel mettere al centro del progetto ecclesiale gli animatori di piccoli gruppi territoriali e le famiglie cristiane. Un buon numero di persone e di famiglie hanno avuto un ruolo attivo nella vita della parrocchia. Dalla responsabilità delle iniziative all’annuncio, al decentramento del culto nei rioni, alle opere di carità mirate.

È stato fin dagli anni sessanta tra i promotori del riscatto sociale delle nostre periferie. Imponendo piccole ma significative rivoluzioni, come l’eliminazione della “barca” di S. Anna durante le processioni. O, soprattutto, gli addobbi sfarzosi della chiesa per i matrimoni e i funerali, occasioni nelle quali si mettevano in mostra notabili, boss e arricchiti spesso con proventi illeciti. Favorendo il senso civico, il rispetto delle persone e delle cose degli altri, la pulizia e l’iniziativa della gente nei rioni. Promuovendo anche lettura, cultura, musica e partecipazione, vestire in modo pulito e parlar bene.

Vincenzo Petrone aveva trovato un giusto e felice equilibrio tra la promozione umana e quella cristiana. Scontentando quanti mirando allo “spirituale” sono cinicamente indifferenti alle vicende terrene degli altri. Ma anche quanti sono così aperti al “sociale” da dimenticare le persone.

C’era in nuce un progetto per Napoli orientale, e per le altre periferie. Un progetto che aveva come capisaldi l’identità del territorio e il ruolo, il protagonismo, delle persone che in tali zone vivono. Un progetto, quello di don Vincenzo Petrone, che, anche dopo ventuno anni, mi sembra sempre valido.