Truffa di Pomigliano: «Medicine all’Ucraina». Ma i farmaci sparirono

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Gli inquirenti: «I medicinali non giunsero mai alle popolazioni martoriate dalla guerra»

 

Si arricchisce di particolari sconfortanti lo scandalo delle ricette false a Pomigliano. Grazie alle intercettazioni ambientali i finanzieri hanno infatti scoperto che i tre medici di famiglia indagati, pubblici funzionari convenzionati con lo Stato, avevano alimentato il giro di ricette col trucco, ma ugualmente rimborsate dall’Asl, sfruttando lo scoppio della guerra in Ucraina. Nell’inverno del 2022, con la scusa di dover inviare urgentemente un certo quantitativo di medicinali nella nazione appena invasa e bombardata dalle forze armate russe, i camici bianchi sotto inchiesta avrebbero indotto l’azienda sanitaria a rimborsare alle farmacie alcune somme di danaro per una fornitura di farmaci mai giunti a destinazione a Kiev. Secondo le indagini quei medicinali non sono mai arrivati in Ucraina.

Le verifiche

I finanzieri hanno cercato dappertutto ma non hanno trovato traccia delle medicine che avrebbero dovuto aiutare le popolazioni aggredite dalle bombe di Putin.  Molto probabilmente, secondo quanto raccontano gli inquirenti, i farmaci sono stati accatastati nelle farmacie i cui titolari sono risultati complici dei medici infedeli per poi sparire nel nulla.

La base

Epicentro dello scandalo è uno studio medico associato ubicato al piano terra di viale Alfa Romeo, al centro di Pomigliano, nel complesso delle “Palazzine”, e una rete di farmacie appunto, sei delle dieci presenti nella città delle grandi fabbriche, tra cui c’è la farmacia comunale di via Roma. Nello studio associato di viale Alfa lavora un medico di base che è accusato di essere il promotore di due associazioni a delinquere, la prima finalizzata al rimborso fraudolento, da parte del sistema sanitario nazionale, di farmaci, la seconda al rimborso, sempre fraudolento, di analisi del sangue. Il camice bianco, personaggio noto in città anche perché è il marito di una consigliera comunale della maggioranza di centrodestra ed ex assessore, è finito agli arresti domiciliari. Altre 16 persone hanno ricevuto provvedimenti cautelari alternativi agli arresti.

Gli indagati sono complessivamente 25. La magistratura sostiene che insieme al medico ora ai domiciliari operassero altri due complici, due colleghi, un uomo e una donna, anche loro medici di base impegnati nello stesso studio associato. Uno dei due è un ex vicesindaco di Pomigliano delle passate giunte di centrosinistra. Il gip del tribunale di Nola li ha sospesi entrambi per un anno dal servizio pubblico connesso con l’esercizio della professione medica in convenzione con il sistema sanitario nazionale. Sospesi per un anno anche 7 farmacisti, tra i quali ci sono dipendenti della farmacia comunale di via Roma, mentre a due responsabili di centri diagnostici è stato notificato il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno.  A un ex farmacista e a 2 informatori scientifici è stato notificato un divieto di dimora nel comune di Pomigliano. Infine due infermieri di centri diagnostici sono stati sospesi per un anno dall’esercizio della professione per conto di enti pubblici e privati convenzionati con il sistema sanitario.

Gola Profonda

Le indagini, relative al periodo tra il 2021 il 2022, sono state certosine con pedinamenti e intercettazioni ambientali. C’è pure una gola profonda. E’ una collaboratrice dello studio medico di viale Alfa, la base della truffa. La donna avrebbe confessato tutto. I finanzieri le avevano piazzato un troian nello smartphone grazie al quale hanno ricavato una mole di intercettazioni ambientali. Proprio con questo sofisticato meccanismo gli inquirenti hanno potuto ascoltare le conversazioni tra la segretaria dello studio e i medici di famiglia finiti nei guai. E sempre grazie al troian è stata contestata dalla magistratura anche l’accusa di corruzione. Durante le conversazioni infatti i medici sostenevano di non pagare l’affitto dello studio e le bollette dell’energia elettrica e dell’acqua perchè ci pensava un loro amico farmacista che è il proprietario dell’immobile. Farmacista, sempre stando alle accuse, che provvedeva ai rimborsi dei farmaci da far sparire.