Pomigliano: una riorganizzazione che divide e apre il dibattito sul futuro della scuola pubblica sul territorio.

Accorpamenti, nuove dirigenze e plessi distanti tra loro sollevano preoccupazioni tra famiglie e docenti, che temono ricadute sulla continuità educativa e sull’identità degli istituti. Una riorganizzazione che divide e riapre il dibattito sul futuro della scuola pubblica sul territorio.

Il nuovo piano di dimensionamento scolastico approvato dalla Regione Campania per l’anno 2026/2027 sta già producendo effetti concreti sul territorio. Tra le realtà coinvolte c’è anche Pomigliano d’Arco, dove l’accorpamento di diversi istituti sta sollevando perplessità, timori e un diffuso malcontento tra docenti e famiglie.

Una riorganizzazione che nasce da una necessità imposta dall’alto il calo delle iscrizioni e i vincoli nazionali sulla gestione delle scuole, ma che, secondo molti addetti ai lavori, rischia di generare più problemi di quanti ne voglia risolvere.

Accorpamenti sì, ma a quale prezzo?

Il nuovo assetto prevede la nascita di tre istituti comprensivi a Pomigliano d’Arco:

  • IC Ponte–Omero, che riunisce i plessi Omero, Mazzini, Ponte e Rodari

  • IC Catullo, con Catullo, Sulmona e San Giusto

  • IC Falcone–Paciano, che include Siciliano, Don Milani e Fratelli Bandiera

Una scelta che, almeno sulla carta, punta a razionalizzare risorse e garantire continuità amministrativa. Nella pratica, però, molti vedono l’effetto opposto: scuole collocate in zone lontane tra loro, realtà diverse per storia e bacino d’utenza costrette a convivere sotto un’unica dirigenza.

Il nodo della continuità educativa

Il punto più critico riguarda la continuità scolastica. Un bambino che termina la scuola primaria in un quartiere difficilmente proseguirà le medie in una struttura collocata dall’altra parte della città. Questo rischia di spezzare percorsi educativi consolidati e di disincentivare le iscrizioni, con un impatto diretto su famiglie e studenti.

A emergere, in modo sempre più evidente, è anche il problema logistico: maggiore traffico, difficoltà negli spostamenti e un carico organizzativo che ricade interamente sui genitori.

Il malcontento di docenti e famiglie

Sui social, in particolare nelle pagine locali, si moltiplicano i commenti di insegnanti e genitori che parlano apertamente di una gestione poco attenta alla realtà quotidiana delle scuole.

Il timore più diffuso è quello di vedere compromessa una struttura scolastica che negli anni ha rappresentato un punto di riferimento per il territorio. Si parla di professionalità mortificate, di perdita di identità degli istituti, di un equilibrio costruito nel tempo che rischia di saltare.

Molti docenti sottolineano come non si stia parlando di semplici numeri, ma di comunità educative reali, fatte di relazioni, progettualità e inclusione.

Una scelta che divide

Il provvedimento regionale è stato adottato per evitare il commissariamento e garantire la continuità amministrativa, ma resta aperta una domanda centrale:
è davvero questa la strada migliore per tutelare la scuola pubblica?

C’è chi ritiene che si sarebbe potuto intervenire in modo diverso, partendo dalle realtà più fragili invece di smembrare istituti strutturati e funzionanti. Una decisione che, secondo molti, rischia di indebolire il sistema anziché rafforzarlo.

La scuola come comunità, non come numeri

Al di là degli aspetti burocratici, ciò che emerge con forza è un messaggio chiaro: la scuola non è un insieme di codici e accorpamenti, ma un presidio educativo e sociale.

Ridisegnarne i confini senza un reale confronto con chi la vive ogni giorno insegnanti, studenti, famiglie rischia di trasformare una necessità amministrativa in un problema strutturale.

E mentre il nuovo assetto è ormai ufficiale, a Pomigliano resta aperta una riflessione più ampia:come garantire qualità, stabilità e visione educativa in un sistema che sembra sempre più guidato dall’emergenza?

fonte foto: Facebook

Con due splendide manifestazioni la Congrega dell’Oratorio ha indicato agli Ottavianesi la strada da percorrere

Dopo aver organizzato la 5a edizione della Mostra Presepiale, la Confraternita “S.Maria Visitapoveri” ha allestito uno spettacolare Concerto di fine anno. Il Priore, Dott. Arch. Michela Annunziata (non vuole essere indicata come Priora), e i Confratelli sono pienamente consapevoli del ruolo che la Confraternita ha svolto, svolge e svolgerà nella promozione dei valori culturali di Ottaviano, del Vesuviano e del Napoletano.   Non è un bel momento per Ottaviano. La crisi del sistema sociale e dell’economia non consente più alla città di organizzare manifestazioni che siano documento dei valori culturali e, mi permetto di dire, dei progetti del territorio, che siano, insomma, la testimonianza di una serena fiducia nel futuro. La Congrega “S. Maria Visitapoveri”, grazie ai Confratelli, al Priore dott. Francesco Annunziata, al suo successore, il Priore Arch. Michela Annunziata, costituisce un’eccezione, è, nel tempo grigio, una viva luce di speranza. Scrissi nel 2015 che i confratelli dell’Oratorio, organizzando, con il sostegno di Umberto Maggio, la Mostra Presepiale “hanno acceso una luce, ci invitano a riflettere, a guardarci indietro, ad annodare i fili che si sono spezzati, nel caso che sia ancora possibile farlo. A chi voglia costruire cultura essi indicano la strada, la direzione e i materiali preziosi di cui Ottaviano e il Vesuviano dispongono”. Dunque, è una mia salda convinzione, che non si forma oggi. “I concerti musicali” fanno parte della storia di Ottaviano: ci fu un tempo in cui, durante la festa di San Michele, si esibivano in piazza Municipio le “bande” pugliesi e gli Ottavianesi, di ogni ceto sociale, erano competenti di musica classica e giudici severi dei violinisti, dei trombettisti e dei clarinettisti. Anche questa “passione” venne alimentata dai Medici. Nel Natale del 1854 un “Maestro” napoletano, di cui la relazione non riporta il nome, “cantò i sacri inni” durante la Santa Messa officiata dal carmelitano Fra Roberto di Angri, “ospite del Principe di Ottajano”. A dieci “donne povere” venne consegnata la dote nuziale: 80 ducati, lenzuola, coperte e “faenze”, cioè piatti, bicchieri e zuppiere. Il giorno prima erano stati distribuiti a un gran numero di indigenti “canestri” di pane, di pasta, “di sale, di olio e di cacio”. L’evento divenne tradizione. Negli anni successivi, a Natale, l’Amministrazione Comunale, col sostegno di Giuseppe IV Medici, organizzò concerti che si tennero davanti alla Chiesa del Santo Patrono, e nel 1863 e nel 1864, lo spettacolo venne ripetuto anche in Piazza San Giovanni, dove avevano la residenza, guarda un po’, il vicesindaco e tre consiglieri. Il Concerto di fine anno organizzato dai confratelli e dal Priore, Signora architetto Michela Annunziata, ha rinnovato e portato a un livello ancora più alto i fasti del passato, grazie al valore dei cantanti “lirici” e dei musicisti: la “Corale San Gregorio Magno” di Caivano, diretta da Maria Improta; il violinista Gianluca Romanucci; le soprano Silvia D’Errico, Daniela Buzeakova, Elena Annunziata; il tenore Nino Mennella, il baritono Massimo Rizzi. Splendida l’interpretazione corale del “Va’ pensiero”, meritati gli applausi riservati a Silvia D’Errico, quando ha interpretato il “Vissi d’arte” pucciniano e a Massimo Rizzi, che ha cantato con maestria l’aria rossiniana “La calunnia è un venticello”. Consentitemi di elogiare, ancora, Elena Annunziata, eccellenza ottavianese, che ha “cesellato” il “Pie Jesus” di Andrew Lloyd Webber con una voce cristallina e agile, capace di accendere, nel pubblico, vive emozioni: un autentico incantamento. E felice è stata la scelta di concludere il concerto con le più note canzoni napoletane: quando Massimo Rizzi ha intonato “’O sole mio”, sostenuto nei “ritornelli” dagli altri cantanti, anche le figure degli affreschi che ornano il soffitto dell’Oratorio, avrebbero applaudito, se avessero potuto. Dalla Congrega e dal Priore, Arch. Michela Annunziata, ci aspettiamo altri significativi contributi alla resurrezione culturale della nostra Ottaviano.

Somma Vesuviana: il circolo “PER” sostiene l’iniziativa interparrocchiale per il bene comune

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Riceviamo e pubblichiamo
Il circolo “PER” di Somma Vesuviana aderisce alla momento aggregativo promosso per domenica 1 febbraio dalle parrocchie di San Michele e San Giorgio.
È necessario accendere una luce su quanto sta accadendo in città, al fine di trovare strade condivise in cui prevenzione, educazione e repressione camminino insieme, attraverso soluzioni strutturali e serie che guardino al bene delle nuove generazioni.
Ringraziamo la comunità interparrocchiale di San Michele/San Giorgio per una iniziativa che è da stimolo per tutti coloro che vogliono occuparsi del bene comune.

Pomigliano D’Arco, aggredito e ferito un guardiano notturno. Rubati borsoni con bandiere del Napoli

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A distanza di pochi giorni dall’ultimo furto avvenuto ai danni di due anziani a Pomigliano d’Arco, nella notte tra il 28 e il 29 gennaio si è verificato un episodio molto simile, che ha coinvolto anche un innocente finito in ospedale. Nonostante la recente istituzione delle zone rosse, tra i cittadini resta ancora viva la sensazione di non essere al riparo da nuovi episodi di violenza e furti

Alcuni malviventi incappucciati avrebbero aggredito un guardiano notturno, sulla cinquantina, in servizio presso l’ex scuola calcio Romano, nella Masseria Chiavettieri. L’uomo ha riportato escoriazioni al volto ed è stato trasportato all’ospedale di Nola per ulteriori accertamenti.

Dopo l’aggressione, i criminali si sarebbero impossessati di alcuni borsoni contenenti bandiere del Napoli.

Secondo quanto emerso, non solo Pomigliano d’Arco ma anche i comuni limitrofi hanno registrato un aumento di atti vandalici e rapine, alimentando paura e preoccupazione tra cittadini e commercianti.

A questo proposito si è espresso il comitato “Pomigliano Sicura”, che ha chiesto interventi immediati da parte delle istituzioni, tra cui un rafforzamento delle pattuglie e un incremento dei controlli sul territorio, soprattutto nelle ore serali e notturne. Il comitato ha inoltre avviato una raccolta firme per sollecitare azioni concrete a tutela della sicurezza cittadina.

Casoria, crollo palazzo: via a sopralluoghi nella zona cedimento e alla messa in sicurezza

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Riceviamo  e pubblichiamo

Via Cavour, vertice decisivo in Prefettura: via ai sopralluoghi nella cavità sotto l’area del cedimento e alla messa in sicurezza dei fabbricati coinvolti. Bene: “Regia istituzionale per uscire dall’emergenza”

 «L’incontro svoltosi questa mattina presso il Palazzo di Governo rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di gestione dell’emergenza conseguente al crollo della palazzina di via Cavour». Così il sindaco di Casoria Raffaele Bene commenta la riunione convocata dal Prefetto di Napoli S.E. Michele di Bari, alla presenza di tutte le istituzioni coinvolte e di una delegazione del “Comitato Danneggiati di Via Cavour” .

«Desidero innanzitutto ringraziare il Prefetto di Napoli – prosegue il sindaco – per il costante coordinamento, la disponibilità e l’attenzione concreta dimostrata fin dalle prime ore successive all’evento. La Prefettura ha garantito una regia istituzionale indispensabile per affrontare una situazione complessa e delicata come quella che stiamo vivendo».

Nel corso dell’incontro è stato annunciato che, nei prossimi giorni, sarà finalmente effettuato il sopralluogo congiunto nella cavità sottostante l’area del cedimento, attualmente sottoposta a sequestro. L’attività vedrà la partecipazione del Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dalla Procura, dei Vigili del Fuoco e dei tecnici comunali, dopo il rinvio causato dalle avverse condizioni meteo.

«Questo sopralluogo – spiega Bene – è un passaggio decisivo, perché consentirà di avviare i primi interventi di messa in sicurezza. L’obiettivo è permettere, in tempi compatibili con le verifiche tecniche, il rientro dei residenti negli altri fabbricati coinvolti nel crollo».

Parallelamente proseguono le verifiche geognostiche in Vico VII Padre Ludovico da Casoria, necessarie a programmare le opere di consolidamento. «Stiamo procedendo con la massima prudenza – sottolinea il sindaco – perché la sicurezza delle persone viene prima di ogni altra valutazione».

Il primo cittadino ha poi ringraziato l’Assessore regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta per il supporto continuo garantito alla popolazione, il Comandante dei Vigili del Fuoco Giuseppe Paduano, le Forze dell’Ordine, l’ASL Napoli 2 Nord e i volontari della Protezione Civile.

«Continua il presidio assistenziale presso la biblioteca comunale, è attiva la tendostruttura della Protezione Civile in piazza, ed è garantito il supporto psicologico regionale e dell’ASL. Inoltre – conclude Bene – abbiamo disposto l’installazione di un sistema di videosorveglianza e il rafforzamento dei controlli antisciacallaggio. Il Comune di Casoria resta al fianco dei cittadini, con responsabilità, trasparenza e impegno quotidiano».

 

Acerra, inaugurata la Ludoteca Comunale nel rione Madonnelle

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    ACERRA – Taglio del nastro per la Ludoteca Comunale, un’altra giornata importante per la storia della Città di Acerra. Ieri mattina, infatti, il sindaco Tito d’Errico e l’amministrazione comunale hanno inaugurato la struttura all’interno del rione Madonnelle. Si tratta di un’opera finanziata in buona parte coi fondi europei Pics 2014-2020 grazie all’accordo firmato nel 2020 dall’allora sindaco Raffaele Lettieri con la Regione. Un intervento che prevede la Ludoteca ed il Parco Didattico studiato per lo sviluppo della prima infanzia e che coniuga la finalità di creare una infrastruttura di servizio per le famiglie del quartiere Madonnelle creando anche un polmone verde nel quartiere. “Un giorno di festa per Acerra – ha sottolineato il sindaco – poiché diamo la possibilità a questi nostri fanciulli 6-36 mesi di iniziare a socializzare fornendo un servizio fondamentale alle famiglie nell’ambito di un programma di riqualificazione del quartiere che rientra in una strategia di rigenerazione urbana di tutta la città di Acerra attraverso l’efficace utilizzo delle risorse europee”.   La Ludoteca di via Paisiello può ospitare fino a 50 bambini. L’iscrizione è possibile con apposita istanza da presentare in modalità digitale mediante il sito web istituzionale del Comune di Acerra. “Uno spazio pensato e creato per i nostri bambini, un presidio educativo in un ambiente sicuro dove i piccoli possono crescere, socializzare, sviluppare la propria creatività e fantasia” ha spiegato l’assessore alle Politiche Sociali Francesca La Montagna.   All’interno della Ludoteca previsto anche uno spazio dedicato ai volontari della locale Associazione dei Genitori (A.Ge.), dove i piccoli potranno imparare a leggere.   La programmazione dei fondi europei PICS, oltre ad aver portato all’apertura della Ludoteca, al completamento della Piscina Comunale, alla Rifunzionalizzazione del Castello dei Conti ed alla una nuova illuminazione ‘smart’ nel centro storico, a breve consegnerà agli acerrani il ‘Palazzo delle età’ in via del Pennino, che ospiterà il centro per interventi di comunità per l’invecchiamento attivo, la prevenzione ed il sostegno alle fragilità degli anziani ed il Mace, un Centro Culturale Mestieri-Arte-Cultura–Eventi per la rifunzionalizzazione dell’ex Macello. Nel processo di pianificazione strategica e di rigenerazione urbana della città di Acerra, infatti, emergono questi interventi che mirano non solo ad una riqualificazione di spazi edilizi vuoti e ad una valorizzazione del patrimonio esistente, ma incentivano una serie di attività culturali e sociali finalizzate a creare nuove forme di sviluppo economico e di inclusione sociale.    

La leggenda di Louis Armstrong: la favola moderna di Filomena Carrella

“La leggenda di Louis Armstrong. La musica oltre il razzismo” di Filomena Carrella (Iod Edizioni) racconta la vita del grande jazzista, cresciuto in un contesto segnato dal razzismo. Il libro mostra come Armstrong abbia trasformato la musica, che considerava un linguaggio universale, in uno strumento di riscatto.

Affrontare il tema del razzismo nella società odierna, vuol dire prendere coscienza che l’odio e la discriminazione verso il “diverso” non si sono mai placati. Le forme in cui questo fenomeno si manifesta oggi rispetto al passato si sono solo evolute. E’ cambiata la diffusione del pregiudizio, rendendola in certi casi più rapida e capillare veicolata, in gran parte, dalle nuove tecnologie e dai social network. Dall’altro canto, la cronaca ci racconta ancora numerosi fatti di violenza tra omicidi, microaggressioni, attacchi verbali, manifestazioni razziste. Situazioni incresciose che si ripetono nel tessuto sociale internazionale, ma anche italiano.

Come dimenticare, l’omicidio di Emmanuel Chidi, migrante nigeriano ucciso nel 2016 vicino a Fermo in un episodio di odio razziale segnalato dalle autorità, o il caso di Alika Ogorchukwu, un venditore ambulante nigeriano assassinato nel 2022 mentre lavorava, dopo essere stato aggredito e picchiato in pieno giorno sulle strade di Civitanova Marche.

Un contesto che continua a influenzare le relazioni sociali, svuotando di senso il principio di uguaglianza, che è alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), in cui l’Articolo 1 stabilisce che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Proprio per questo diventa necessario interrogarsi sugli strumenti capaci di contrastarla.

La musica assume un ruolo fondamentale in questo discorso, perché il suo è un linguaggio universale che, nel tempo, ha saputo sfidare barriere di ogni natura – culturali, sociali ed etniche – , trasformandosi in un mezzo di resistenza, ma anche di memoria collettiva e, soprattutto, di pace. Nel Novecento, infatti, molti artisti afroamericani la usarono per dare voce alle ingiustizie subite. Fu un modo per parlare alla coscienza collettiva e tentare di rimodellarla. Il jazz, nato nelle comunità nere di New Orleans, divenne una vera e propria risposta contro l’oppressione di intere generazioni. Brani come Strange Fruit di Billie Holiday e Mississippi Goddam di Nina Simone divennero potenti denunce, incarnando la determinazione di un intero movimento.

Così, quando guardiamo alla figura di artisti come Louis Armstrong, non possiamo limitarli al ruolo di intrattenitori. La sua arte ha attraversato frontiere, lingue e culture, mostrandosi al mondo come ambasciatore di pace. Il suo non è stato solo un successo artistico, ma ha raccontato una storia di trasformazione, prima di tutto personale, e poi collettiva.

Ci vorrebbe un libro… per parlare ai giovani di come la lotta al razzismo non sia un concetto astratto o lontano, ma una battaglia quotidiana da condurre con consapevolezza, dove anche la musica abbia un ruolo, quello di alleato! E’ ciò che si propone la scrittrice, giornalista e musicista Filomena Carrella in “La leggenda di Louis Armstrong. La musica oltre il razzismo” edito IOD.

L’autrice racconta una favola moderna in cui la musica si fa simbolo di speranza e riscatto, attraverso la straordinaria vita di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, nato in povertà in un contesto sociale segnato da discriminazioni e intolleranza.

«Il mio è un libro che si presenta come una favola per ragazzi, ma è basato su tanta storia e tanta ricerca. Louis nasce nel pieno del razzismo americano, nel 1901, e da emarginato diventerà, alla fine, un ambasciatore di pace nel mondo. – Ci ricorda Carrella –  La sua vera fortuna è stata la cultura e capire che attraverso la scrittura e la lettura poteva far conoscere la sua voce senza ricorrere alla violenza.»

Armstrong affronta fin da bambino un mondo dominato dal razzismo, ma paradossalmente sarà proprio da un episodio di discriminazione che riceverà lo “strumento” – la tromba – che trasformerà la sua esistenza. «Non ha mai conosciuto suo padre. Era stato arrestato giovanissimo, perché rubava, non andava a scuola. – Ci racconta l’autrice. – Era considerato ormai perso. Aveva tutte le carte negative: nero, poverissimo, nato in un’America profondamente razzista. Tutto lasciava pensare che sarebbe finito ucciso o in galera. E invece la situazione si ribalta completamente.»

ll libro intreccia la storia personale dell’uomo e le tappe della sua carriera con il contesto più ampio della lotta per i diritti civili. « Nel libro ho inserito anche un po’ di favola. La figura fondamentale diventa quella di un prete, padre. Ed. A volte ci sono religiosi, di qualunque religione, purché parlino al cuore, che riescono davvero ad avvicinare le anime. Quando un ragazzino è rinchiuso in riformatorio, io credo non esista punizione più triste e più dura. Eppure questo prete riesce ad aprirgli gli occhi, a fargli capire che può cambiare, e come. C’è quasi una “evangelizzazione”, nel senso più umano del termine: prima gli fa capire che non sa leggere e scrivere e che, senza questo, non potrà mai essere nessuno nella vita. Poi gli apre le orecchie e gli dice: “Ma tu lo sai che forse hai una voce particolare?”. All’inizio Louis quasi si beffa di lui, ma da lì partono i primi segnali.» Ma perché tra tutti gli artisti, Filomena Carrella ha deciso di raccontarci proprio di Louis Armstrong? Ce lo ha spiegato lei stessa. «La mia formazione professionale è, prima di tutto, musicale: sono una pianista. Louis Armstrong ha rivoluzionato il palcoscenico della musica a livello mondiale. Da giovanissima mi sono innamorata della sua figura e, soprattutto, della sua forza: dell’esempio straordinario che ha lasciato a tutte le generazioni del mondo. Louis Armstrong non è partito da zero, ma da sotto zero, ed è diventato il numero uno al mondo. Nella sua vita ci sono stati momenti durissimi, ma anche eventi decisivi. La fortuna ha avuto un ruolo, certo, ma va capita.» Attraverso le pagine emerge un artista che ha saputo trasformare il dolore, regalando al mondo capolavori immortali come What a Wonderful World, una canzone il cui messaggio di bellezza e speranza ha contribuito a superare divisioni e a unire le persone.

«Ho voluto scrivere questo libro e dedicarlo a tutti quei ragazzi che, a volte, si sentono persi, scoraggiati, o pensano di essere nati nel Paese sbagliato o nella famiglia sbagliata. – Ha dichiarato la scrittrice – La storia ce la facciamo anche noi. La vita dona, ma bisogna saperla vedere e saperla prendere.» 

   

Va a ispezionare cabina e muore folgorato, tragedia a Sant’Anastasia

  Una tragedia improvvisa ha scosso la comunità di Sant’Anastasia nella notte, dove un uomo di 48 anni ha perso la vita in circostanze drammatiche. L’episodio si è verificato in via Castiello, al civico 119, dove sono intervenuti i carabinieri della locale stazione dopo la segnalazione di un grave incidente domestico. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, l’uomo sarebbe rimasto vittima di una scarica elettrica mentre stava effettuando un controllo all’interno di un’intercapedine. Non si esclude che all’origine della folgorazione possa esserci stato un malfunzionamento o un guasto improvviso all’impianto elettrico, ma saranno gli accertamenti tecnici a chiarire con precisione quanto accaduto. Immediato l’arrivo dei sanitari del 118, allertati da chi si trovava sul posto. I soccorritori hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, ma purtroppo ogni sforzo si è rivelato vano. L’uomo sarebbe deceduto a causa di un arresto cardiocircolatorio, conseguenza verosimile della violenta scossa elettrica subita. Sul luogo dell’accaduto sono giunti anche i militari dell’Arma, che hanno avviato tutti i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. L’area è stata messa in sicurezza e la salma è stata posta sotto sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria, come previsto in casi di morte avvenuta in circostanze non ancora del tutto chiarite. La Procura ha aperto un fascicolo per consentire ulteriori approfondimenti e verificare l’eventuale presenza di responsabilità, sia in relazione allo stato dell’impianto elettrico sia ad altri possibili fattori. Le indagini proseguono, mentre il quartiere resta sotto shock per una perdita che ha colpito improvvisamente una famiglia e l’intera comunità cittadina.

Si nasconde sotto al materasso dopo aver rubato al Comune

MASSA DI SOMMA: Colpo al municipio e poi si nasconde sotto al materasso. Denunciato dai Carabinieri   300 euro portati via dalla cassa dell’Ufficio Anagrafe di Massa di Somma.   Inizia con questa premessa la storia di un 40enne già noto alle forze dell’ordine.   E’ notte quando forza la porta d’ingresso della struttura e raggiunge la sede municipale della Protezione Civile e dell’Anagrafe sommese. Racimola i contanti conservati e se ne va.   Le telecamere in zona lo riprendono e i carabinieri della stazione di San Sebastiano al Vesuvio riescono a identificarlo facilmente   Un’indagine rapida e meritoria ma la notizia non è questa.   Perché, forse ispirato dal catturando napoletano arrestato due giorni fa, il 40enne ha pensato bene di nascondersi nel cassettone del letto matrimoniale.   L’ha fatto appena sentita la parola “Carabinieri”, pronunciata dopo i colpi battuti sulla porta di casa.   L’uomo è stato denunciato e dovrà rispondere di furto e danneggiamento.  

Palma Campania: Palazzo Carrella è del Comune: l’annuncio del sindaco

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  Da oggi Palazzo Carrella è ufficialmente di proprietà del Comune di Palma Campania. Ad annunciarlo è stato il sindaco Nello Donnarumma, attraverso un video pubblicato sui social, nel quale ha comunicato alla cittadinanza la conclusione positiva di un percorso amministrativo atteso da anni. Si tratta di una svolta di grande rilievo per la città: uno degli immobili più significativi del centro urbano, insieme all’area parcheggio adiacente, entra finalmente nel patrimonio comunale, ponendo fine a una lunga fase di incertezza e abbandono. Nel suo intervento, il primo cittadino ha sottolineato il valore simbolico e concreto dell’operazione, definendola un passo decisivo per la rinascita e la valorizzazione del territorio. Palazzo Carrella, per troppo tempo rimasto chiuso e inutilizzato, potrà ora diventare uno spazio al servizio della collettività, con nuove funzioni culturali, sociali e istituzionali. L’acquisizione rappresenta non solo un risultato amministrativo, ma anche un segnale di visione e responsabilità politica, che restituisce alla comunità un bene strategico e apre prospettive importanti in termini di rigenerazione urbana. La disponibilità dell’area parcheggio, inoltre, potrà contribuire a migliorare la vivibilità del centro cittadino e l’organizzazione degli spazi pubblici. Nei prossimi mesi l’amministrazione comunale sarà chiamata a definire le destinazioni d’uso del palazzo e a programmare gli interventi necessari per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’immobile, coinvolgendo competenze tecniche e progettuali adeguate. Con l’annuncio odierno del sindaco Donnarumma, Palazzo Carrella smette di essere un simbolo di attesa e diventa una concreta opportunità di futuro per Palma Campania.