Sant’Anastasia, apre la locanda «Mariacarolì»

Chef Salvatore Piccolo
Domani sera (venerdì 21 aprile) alle 20, taglio del nastro per l’inaugurazione della locanda «Mariacarolì» dello chef Salvatore Piccolo che scommette sul suo territorio dopo una lunga esperienza maturata sulle navi da crociera e nelle cucine di ristoranti italiani. In via Garibaldi 23/25 (nei pressi del municipio di Sant’Anastasia), dopo l’inaugurazione, la locanda sarà operativa già sabato prossimo, per pranzo e cena. L’accoglienza è affidata alla direttrice di sala Alessia Buciunì. La scelta del nome «Mariacarolì» è ovviamente un omaggio a Maria Carolina d’Asburgo – Lorena, regina consorte di Ferdinando dei Borbone, re di Napoli e di Sicilia, detto «Re Nasone». Un omaggio all’eccellenza giacché proprio a Napoli e alla corte di Maria Carolina l’arte culinaria raggiunse vette altissime grazie ai grandi maestri di cucina, i Monzù: chiamati così dal francese «Monsieur» (signore), appellativo dato anticamente ai cuochi professionisti. Fu lì, in quella corte, che la regina diffuse, per esempio, il sartù di riso divenuto poi piatto simbolo della cucina partenopea. Ebbene, il sartù – riso condito con sugo al pomodoro e piselli, sistemato in teglia a strati con la mozzarella e infornato – sarà uno dei tanti piatti proposti dallo chef Salvatore Piccolo agli avventori di «Mariacarolì». «Il sartù e altri piatti di ispirazione borbonica, ma non solo – sottolinea Salvatore – la mia è una cucina basata sulla ricerca della materia prima, con prodotti di stagione sempre freschi, ci saranno interpretazioni e rivisitazione di ricette storiche rese più accattivanti da un pizzico di innovazione». «Semplicità complessa» – così chef Salvatore definisce la sua cucina e chi deciderà di sedersi, per pranzo o cena, alle tavole della locanda «Mariacarolì», potrà gustare anche piatti della terra vesuviana e ricette tipicamente anastasiane, con utilizzo del capretto, dell’albicocca «pellecchiella» e di moltissimi altri prodotti «nostrani». La locanda nasce dunque dalla passione per l’arte culinaria, dall’esperienza decennale nel settore e dalla continua voglia di innovazione. Salvatore e Alessia hanno ideato e realizzato un locale dallo stile un po’ retrò che sarà gradito anche a chi predilige proposte all’insegna della modernità. Una cucina principalmente genuina dove tutto sarà rigorosamente realizzato artigianalmente, anche il pane, la pasta fresca e i dessert. Non mancherà una accurata scelta di vini da accompagnare alle creazioni dello chef. «Il progetto che sta per concretizzarsi – aggiunge Salvatore- è frutto di un sogno che ha richiesto lunga attesa, pazienza e perseveranza. Tenteremo di gratificare ogni palato, con l’antica gastronomia napoletana accostata ad una cucina più raffinata e moderna, in proposte che, grazie ai menu fissi, saranno davvero per tutti».  

Mariglianella, Jam Session Folklorica nella tenuta di Tonino O’ Stock

Il grido di Marcello Colasurdo: “Meglio na’ tammurriata ca na’ guerra”.   La Campania, nel Lunedì in Albis, quest’anno il 17 aprile, ha rivissuto il Pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco presso il Santuario Mariano di Sant’Anastasia che ha come Rettore, dal febbraio 2015, Padre Alessio Maria Romano. Una tradizione antica, risalente al  1450, che fra sacro e profano è giunta fino ai giorni nostri con il passo dei biancovestiti, fasciati di rosso e azzurro, “fujenti” o “battenti”, uomini, donne e bambini con stendardi mariani guidati dal richiamo delle trombe dei capisquadra e condotti dal canto “Chi jé devote a Maronna e ll’Arco…”. A Mariglianella,  laddove la Montagna di Somma finisce ed inizia la pianura di quella che fu la Campania Felix con Brusciano e Marigliano confinanti e per tutto l’Agro Nolano Pomiglianese, L’iconografica testimonianza del francese Audot del 1835 nel “Ritorno dalla Madonna dell’Arco” si è rianimata presso la Tenuta di Antonio Esposito, in arte  Tonino O’ Stock.  Occasione per poter ascoltare voci e canti, suoni e dialetti del folklore campano fondendosi e rinascendo a nuova vita come la natura a primavera e come nelle espressioni di devozione al culto mariano nella cristianizzazione di antichi riti. Cibo tradizionale e  balli, vino e canto, lunghi tavoli imbanditi lasciati e riconquistati intercalandosi con l’aia in basolato che ha sostenuto i danzatori e gli astanti, i cantatori e i musicanti che si sono avvicendanti in questo richiamo ormai ventennale di Tonino O’ Stock. Fra gli invitati Domenico Guarino, Mimì O’ Mannese, da Brusciano ed il sociologo Antonio Castaldo che qui riporta l’avvenimento per sommi l’intenso avvenimento folklorico. Insieme a Tonino Esposito, O’ Stock, vi era Pasquale Di Matteo, intagliatore, ricercatore di antichi disegni e arte pastorale da riprodurre, anche sulle nacchere e le tammorre costruiti da Tonino O’ Stock. L’ampio arco anagrafico dei presenti, ospiti di Tonino O’ Stock, provenienti da più parti della Campania,  si è dispiegato tra il decano cantatore Pasquale Allocca, di 80 anni di età da Somma Vesuviana ed il piccolissimo Leonardo, 2 anni, giunto con i suoi genitori da Pozzuoli, attrezzato di “triccaballacche” ed in opera per assorbire suoni e canti da trasferire alle prossime generazioni nel passaggio di un millenario testimone culturale. Di seguito i nomi di gran parte di quanti si sono avvicendati ai canti ed ai suoni, alle cantate “a’ fronna e’ limone” ed alle “tammurriate”. Marcello Colasurdo, cantore storico della cultura popolare in Campania che dall’operaismo in musica del “Gruppo ‘E Zezi” di Pomigliano d’Arco è entrato nella planetaria world music. Poi, Carmela Cangiano, voce, da Pozzuoli; Zì Ciccio Iacalone, voce, da Pimonte; Raffaele Inserra, tammorra, da Gragnano; Biagio De Prisco, voce e tammorra, da San Marzano sul Sarno; Vincenzo Menna, voce, da Somma Vesuviana; Vincenzo Petrosiello, voce, da Materdomini, Nocera Superiore; Luigi Bombace, voce, da Giugliano, Pietro De Felice, fisarmonica, da Madonna dell’Arco, Sant’Anastasia; Patrizia Petrone, voce  e tammorra, da Napoli con egregio trasporto salentino nel richiamo delle origini paterne. Ed infine, fra tanti altri ancora, il percussionista e performer napoletano  Giovanni Imparato, meritevolmente noto per le sue escursioni nel patrimonio internazionale dal Jazz al Funky, dalla Salsa alla musica Etnica. Tutti ricordano il suo stupefacente affiancamento a Nino D’Angelo nell’esibizione del Festival di Sanremo di “Marì” nel 2002. In cucina sotto al supervisione della nonna, Antonietta Bettinelli, 87 anni, le figlie Raffaellina Russo, moglie del promotore, Tonino Esposito, O’ Stock, con Silvia e Luisa Russo che hanno deliziato i palati dei partecipanti riproducendo antichi sapori. Marcello Colsaurdo ha dichiarato:“Questa giornata è un bel momento di fede e devozione alla Madonna dell’Arco. E come nella tradizione ci si ritrova con tante paranze con esecutori e sacerdoti di un rituale antico, di un mondo pre-cristiano nella celebrazione e nel rispetto della Madre Terra. Meglio na’ tammurriata che na’ guerra”. Per il sociologo Antonio Castaldo «Ci si rivolge alla Madonna dell’Arco, per il corpo e per lo spirito, e recandosi al Santuario di Sant’Anastasia si canta questa richiesta:“Ogge che è ‘a festa Toja famme ‘sta grazia/ Miettece ‘a mana Toja ‘ncoppo a stu male/ E tant’ammore dint’ ‘o mio carnale”. Poi ci sono le specifiche invocazioni personali,nelle lacrime di tanti, nei pensieri di tutti, di un popolo devoto, di una religiosità di sopravvivenza che drammatizza il suo penare e la sua speranza ancorandosi alla fede, per trovare sicurezza e nutrimento spirituale ed affrontare la vita per non soccombere agli avvenimenti negativi che irrompono nelle esistenze umane, Quella di Mariglianella, promossa e ospitata da Tonino O’ Stock è diventata in questi decenni una vera e propria jam session folklorica, uno scrigno da tutelare, un tesoro da preservare, una missione da sostenere».

Il pittore acerrano Ugo Levita in mostra a Firenze, presentato da Vittorio Sgarbi

L’appuntamento è per sabato 29 aprile presso lo Studio Tommasi di via della Pergola 57.   Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto al Museo Arcos di Benevento, il pittore Ugo Levita presenta a Firenze Ondaperpetua, che sarà inaugurata presso lo Studio Tommasi di via della Pergola 57, sabato 29 aprile alle ore 18,30. Curata da Francesca Sacchi Tommasi e Ferdinando Creta, la mostra si avvale dei contributi critici di Vittorio Sgarbi e Francesco Creta, autori dei saggi in catalogo che raccontano questo spirito libero nella vita come nell’arte, e la sua personalissima poetica pittorica di matrice surrealista. Levita gode la stima di altri esponenti della critica, come Antonio Carlo Ponti, il quale lo ha definito “pittore che unisce il “cervello”, fervido d’immaginazione fremente, all’abilità pittorica, quel virtuosismo di cui si è  perso oggigiorno il gusto, la sfida, il senso, la bellezza, la necessità. (…) Un mondo il suo pieno di misteri e di narrazioni circolari, dove lo spazio e il tempo si trovano in somma sintonia, dentro la storia audace e onirica dell’utopia, in un universo di figure trasfigurate e di corpi o volti che non sai se più umani o angelici. Una pittura di sterminata felicità, nonostante la realtà”. I due curatori hanno selezionato per la mostra circa trenta opere, alcune anche recentissime: dal polittico L’aquila con la tovaglia – omaggio a Todi città d’elezione di Levita e alla leggenda della sua fondazione -, al trittico del Guerriero Astrale; dalla Fenice agli Angeli fino al grande trittico de La Bestia e la Bella; qui, in modo particolare, arte e fiaba si intrecciano ed entrambe “rivelano una realtà interpretata dalla propria fantasia”.     Ugo Antonio Levita nasce ad Acerra nel 1958, e frequenta gli studi artistici a Napoli e a Firenze. Affascinato dalle opere e dai testi surrealisti, negli anni Ottanta, divenne membro del gruppo napoletano Ascendente & Discendente assieme a Dante Manchisi, Giuliano Lo Priore, Franco Matano. Il gruppo apporta un suo peculiare contributo al mondo dell’immaginario. Dopo questa prima esperienza, Levita elabora una sua poetica che si muove in modo trasversale e autonomo all’interno delle culture e del tempo, acquisendo la consapevolezza del dinamismo e della complessità storica. La sua prima personale si tiene nel 1998 al Castello di Acerra, curata dal critico mantovano Renzo Margonari, al quale Levita era stato presentato da Vittorio Sgarbi. La mostra lo accredita quale esponente dell’avanguardia napoletana del secondo Novecento, a detta del critico de La Repubblica, Vitaliano Corbi. Nel 2011 espone cinque opere alla 54a Biennale di Venezia, nel Padiglione  Italia della sezione umbra del Museo d’Arte Contemporanea di Spoleto. Nell’aprile 2015, Vittorio Sgarbi presenta su Rai2 un’opera di Levita, durante la trasmissione televisiva Virus. Sempre nel 2015 è presente alla Expo Arte Contemporanea di Milano, su progetto della Regione Lombardia e a cura di Vittorio Sgarbi. Attualmente Levita collabora con Libellule LTD. Magic Realism (che ha sede a San Francisco e Parigi, e che raccoglie artisti mondiali di ispirazione surrealista), e con il Centre for Art of International Imaginary Realism in Danimarca. È stato inserito da Alfried Kostrewa, critico d’arte di Hannover in Germania, nell’Euro-Bilder-Projekt, come rappresentante dell’Italia tra i Paesi che hanno aderito alla moneta unica.

Liveri, inaugurazione della nuova casa comunale: c’è anche una terrazza giardino

Più spazi per i cittadini, totale rispetto delle norme antisismiche ed antincendio, massima efficienza energetica e perfino una terrazza giardino: il sindaco Raffaele Coppola e l’amministrazione comunale di Liveri si apprestano ad inaugurare un Casa Comunale tutta nuova. Il taglio del nastro avverrà giovedì 20 aprile, alle 19, alla presenza di molti rappresentanti delle istituzioni. Appuntamento in piazza Municipio a Liveri, dunque, per l’inaugurazione del nuovo Comune. Costato circa 1 milione e 500mila euro, è stato costruito esclusivamente con fondi europei e rappresenta un’eccellenza tra i palazzi comunali della provincia di Napoli. La struttura sarà quasi del tutto energeticamente autonoma: tutti gli impianti verranno alimentati dall’energia solare. Inoltre sono rispettate tutte le norme antisismiche e antincendio ed aumentano in maniera significativa gli spazi dedicati alla fruizione pubblica, ai cittadini e alle associazioni. Tra questi, oltre alla quasi totalità dei locali del primo piano, anche una terrazza giardino. “Siamo contenti ed orgogliosi: la casa comunale nasce con fondi dell’Unione Europea e senza nemmeno un euro uscito dalle casse del Comune. Siamo stati virtuosi e attenti e ora consegniamo alla cittadinanza un piccolo gioiello che, per efficienza, bellezza e modernità, rappresenta il nostro Manifesto politico”, dichiara il sindaco di Liveri Raffaele Coppola

“No al voto delle Primarie se continua il silenzio del Pd su Fca Pomigliano”

Minaccia di non andare a votare alla Primarie del 30 aprile se il suo partito non interverrà sul rinnovo degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti napoletani di Fiat Chrysler. Il segretario del circolo Pd della fabbrica di Pomigliano, Gerardo Giannone, non le manda certo a dire al suo partito. “Rimango basito e sconcertato su questo silenzio così assordante in merito ai rinnovi degli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà) scaduti il 31 marzo e che, ad oggi, sono stati rinnovati solo fino al 2 luglio per mancanza di piano industriale” ha dichiarato Giannone. “Se questo Pd napoletano e campano non cambia, il 30 aprile non andrò a votare, in quanto non si interessa della base, tranne che per i voti. Spero che Renzi ed Orlando intervengano qui e subito”, è l’ultimatum che lancia. Una richiesta perentoria, ma anche di aiuto, a una politica che, secondo Giannone, sta prendendo sottogamba la questione: “Tutti i big regionali si son messi nelle liste per entrare nell’assemblea nazionale e chiedono voti alla base, ma con quale spirito un operaio dovrebbe recarsi alle primarie il 30 aprile? Certo Renzi ha fatto tanto ed Orlando sembra sempre disponibile, ma il resto? Purtroppo non è così che si rinsalda un rapporto fra eletti ed elettori, non è così che si fa sentire un iscritto partecipe delle scelte di un partito. Non è così che De Luca conquista affetto”. Il segretario del circolo Pd del ‘Giambattista Vico’ inoltre riferisce di aver chiesto più volte un incontro all’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmieri, “Per capire se aveva avuto qualche contatto sia dall’azienda sia da FCA, ma, anche lì niente nessuna risposta. Eppure il mio partito governa la Regione Campania, sta al governo nazionale e dunque una risposta ad un circolo di base, anzi, di fabbrica, dovrebbe darla. Invece nulla”.

Volla. La presunzione di un privilegio, “Buona Pasqua” con i manifesti abusivi

Il consigliere Gennaro De Simone, come sua tradizione oramai decennale, augura ai cittadini di Volla una serena Pasqua con manifesti rigorosamente affissi in maniera abusiva.   Il prossimo 11 giugno molti comuni italiani saranno chiamati a svolgere le elezioni amministrative. Volla le ha svolte nel 2016, e per il 2017 le ha scampate per un pelo, perché nei mesi scorsi, la nuova amministrazione Viscovo era entrata in un serio scontro politico. Da qui, dopo una serie di tentativi vani di ricucire lo strappo, tre degli undici consiglieri di maggioranza (Aprea e Forte, della lista civica “RisolleviAMO Volla”, e Borrelli, della lista civica “Volla cambia verso”) sono passati all’opposizione, con il rischio di caduta anticipata e quindi di commissariamento. Invece, a salvare Viscovo e la sua amministrazione è giunto, a Natale scorso, in maniera non del tutto coerente, il più veterano dei consiglieri vollesi, Gennaro De Simone, l’uomo degli “Auguri e Buone Feste”, eletto nelle liste di Forza Italia, il quale, “sic et simpliciter”, ha effettuato il famoso salto della quaglia andando a supportare la neo-maggioranza di Viscovo. E così con i numeri risicati, ma a posto (9 consiglieri di maggioranza contro 8 di opposizione), l’amministrazione va avanti, ignorando completamente la crisi politica, anzi ostentando una solida compattezza del gruppo. Maggioranza o minoranza che sia, De Simone non perde le sue abitudini, e, in occasione del periodo pasquale, nonostante non sia un periodo di elezioni, ha imbrattato il paese di manifesti di auguri, stile propaganda elettorale, quasi come a voler ribadire la vittoria, o meglio la ri–vittoria! Il neo-consigliere di maggioranza attraverso i manifesti, non chiede il voto, o meglio non ancora, non subito. Egli augura a tutti i cittadini una buona e serena Pasqua. Muri, necrologici, tabelle private, cabine elettriche tutte rigorosamente imbrattate di manifesti  con il bel faccione del consigliere. Nobile la causa, e potrebbe essere anche gradita se non fosse che il metodo risulta tutto rigorosamente abusivo. D’altra parte i cittadini, seppur in molti non sappiano bene dove egli sia collocato, maggioranza o opposizione, sono talmente abituati all’uso di questo abuso che sarebbe impensabile per il consigliere deluderli mancando al suo dovere di augurare Buone Feste. Neanche a chiederci che ne pensano il sindaco Viscovo e la sua amministrazione di questo comportamento irrispettoso per il territorio da parte del loro nuovo acquisto. Del resto la campagna elettorale che li ha portato alla vittoria ha avuto le stesse abusive caratteristiche di affissione selvaggia. Abuso combattuto e contrastato all’epoca dagli attivisti del Movimento 5 Stelle. Quando qualcuno fa un abuso, per forza e di conseguenza, esiste qualcun altro a cui è stato mancato il rispetto. Ogni volta l’offesa principale è al paese. A ciascuno le sue responsabilità. Ma ci sono sempre due responsabili per un abuso. Chi lo commette e chi lo consente, indifferente. L’abuso nasce dalla presunzione di avere un privilegio e l’uso improprio lo trasforma presto in un’abitudine. L’unico modo per sopprimere tale abitudine dovrebbe venire dal popolo che con convinzione dovrebbe dimostrare che non è disposto più a subirlo. A tale proposito, forse, anche non invitare ad una conferenza stampa organizzata dall’amministrazione (ultima tenuta martedì 11 aprile) la nostra testata giornalistica (www.ilmediano.com), che ha sempre cercato di raccontare i fatti che accadono sul nostro territorio, potrebbe essere considerato un “abuso” di ansia o d’insicurezza di camuffare serafiche sensazioni di tranquillità amministrativa.

Pomigliano, seconda fiaccolata per Giuseppe Di Marzo

La manifestazione è prevista per sabato. La partenza è stata fissata per le 18,30 in piazza Pratola Ponte a Pomigliano d’Arco. Il corteo si snoderà tra le vie cittadine, per concludersi in piazza Giovanni Leone.    Torneranno in strada per chiedere “verità e giustizia” i familiari e gli amici di Giuseppe Di Marzo, il 35enne ucciso la notte dello scorso 23 dicembre a Pomigliano d’Arco. Per la seconda volta in tre mesi. A gennaio la Questura vietò il corteo per motivi di ordine pubblico, ordinando che i manifestanti stazionassero all’esterno del parco pubblico “Giovanni Paolo II”. “L’attenzione su questo caso non deve abbassarsi” afferma la sorella di Giuseppe, Imma. “La sensazione – prosegue – è che sull’omicidio di mio fratello si voglia far calare il silenzio”. La donna nutre dubbi anche sulla “lentezza” con cui stanno avanzando le indagini. “Ad oggi non sappiamo ancora nulla e l’assassino di mio fratello sta a casa e va pure a lavoro tre volte a settimana”. L’unico indagato per il delitto di Giuseppe Di Marzo è l’imprenditore Vincenzo La Gatta. Accusato del reato di omicidio volontario, dal giorno della vigilia di Natale è agli arresti domiciliari. Sulla base degli accertamenti fino ad oggi condotti, Di Marzo è stato ucciso con un colpo sparato a bruciapelo contro la tempia sinistra, usando la pistola di proprietà di La Gatta. Giuseppe era in via Pratola da solo, a piedi, senza armi. Cosa ci facesse in quella zona periferica e isolata di Pomigliano a quell’ora della notte non è ancora chiaro. Secondo la versione dell’indagato, era andato a infastidire i clienti nel parcheggio del resort dell’imprenditore e amico con cui era giunto sul posto. La sorella Imma sostiene invece che era andato solo a farsi una passeggiata, che si era fermato nei pressi del resort – dove poi è stato ucciso – solo per l’illuminazione, e che sono rimasti a parlare al telefono per diverso tempo, fino a quando  non si è iniziata a sentire una voce, pochi minuti prima che morisse ammazzato. La donna inoltre riferisce della presenza di un altro uomo: “era in macchina, ad aspettare La Gatta e l’amico”.  La verità proveranno a stabilirla la magistratura e gli investigatori dell’Arma, con le indagini a cui stanno lavorando da mesi.    

Madonna dell’Arco, il governatore De Luca in Santuario: «Faremo rivivere questa terra».

La conferma dell’arrivo in Santuario per la celebrazione eucaristica delle 18, 30 di ieri era arrivata soltanto in mattinata, quando ancora la cittadella Mariana e lo stesso Santuario si stavano riprendendo dall’assalto di 400mila fujenti giunti lunedì per omaggiare la Mamma dell’Arco. L’ultima squadra era entrata in chiesa poco prima delle 5 del mattino ma nel pomeriggio, quando padre Alessio Romano ha accolto affettuosamente il governatore fuori dalla porta istoriata della chiesa, tutto era in ordine. Era stato il rettore domenicano a scrivere a De Luca invitandolo a prendere parte, nel giorno della memoria liturgica di Santa Maria dell’Arco, alla riaccensione della lampada ad olio la cui fiamma arde perenne. Quella fiamma si spegne solo due giorni l’anno, il 16 e il 17 aprile per riaccendersi il 18 con una nuova «intenzione» di preghiera. Lo scorso anno fu per il popolo siriano, quello ancor prima per ciascun bambino del mondo. Stavolta, il giovane priore salentino adottato dalla comunità vesuviana ha scelto la Campania. O meglio, la bellezza della Campania. «Conosciamo tutte le brutture, le conosciamo bene ma occorre guardare il bello – ha detto padre Alessio dal pulpito- le nostre preghiere saranno perché la Campania torni ad essere “Felix”, siamo qui per auspicare che il popolo campano torni agli antichi valori, che la stessa regione si faccia arco di rinnovamento e speranza».
L’on. Massimiliano Manfredi, il sindaco Lello Abete, il governatore Vincenzo De Luca e il presidente del consiglio comunale Mario Gifuni
Il Santuario colmo di folla e il governatore seduto in prima fila, accanto a lui il sindaco Abete, il presidente del consiglio comunale Mario Gifuni e l’onorevole Massimiliano Manfredi. De Luca ha atteso la fine della celebrazione eucaristica ascoltando attento l’omelia del Rettore: padre Alessio ha ricordato i tre Santi apostoli sepolti in Campania: Andrea ad Amalfi, Matteo a Salerno e Bartolomeo, a Benevento, i martiri San Gennaro e San Felice, i santi laici Caterina Volpicelli, Giuseppe Moscati e Bartolo Longo, nonché la presenza forte e radicata di Maria con il «triangolo» dei santuari: Pompei, Montevergine e Madonna dell’Arco. Una volta accesa insieme la lampada, padre Alessio ha consegnato il microfono ad un governatore palesemente emozionato. «In questo Santuario provo le stesse emozioni – ha detto lui stesso – che mi pervadono entrando nel duomo della mia città, Salerno, dove sono custodite le spoglie dell’evangelista Matteo, come ha ricordato il priore». Gli applausi scrosciano in Santuario quando il governatore parla di giovani e di lavoro, quando promette di dedicarsi con tutte le energie ad un obiettivo: far rivivere la Campania e far vivere meglio la povera gente. Padre Alessio gli dona una tela raffigurante la Vergine dell’Arco, auspicando che possa dargli conforto nei momenti difficili. «La accetto con gioia e la terrò nel mio studio – ringrazia il governatore – ma devo dire che i miei momenti di sconforto non durano più di un minuto». Altri doni gli sono poi stati consegnati in sagrestia: regalo del sindaco Abete un piatto in rame con l’icona della Vergine in rilievo, manufatto dei maestri ramai dell’azienda Porritiello e un’oliera, dono del presidente del consiglio comunale Mario Gifuni. Prima di andar via, poco prima delle 20, De Luca si è concesso a foto e saluti e ha brevemente conversato con il sindaco. «Ci rivedremo a breve – ha poi spiegato Abete – il governatore si è detto disponibile a sostenere progetti in partenariato che facciano rivivere questo territorio. C’è già il protocollo d’intesa con Pollena Trocchia e Cercola (ndr, Le Strade della Fede) e un gemellaggio con Pompei che contiamo, dopo le amministrative di giugno che ridaranno un governo alla città della Vergine del Rosario, di allargare all’altra città Mariana sede di un santuario campano famoso nel mondo: Montevergine. Intanto mi preme ringraziare il rettore di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano, per le iniziative che danno lustro alla città e per l’organizzazione impeccabile». Presto il Santuario sarà nuovamente sotto i riflettori: lunedì 1 maggio vi giungeranno infatti le reliquie di Santa Bernadette che saranno «intronizzate» nella sala polifunzionale prima della celebrazione eucaristica che in quell’occasione sarà presieduta dal Vescovo di Nola, Monsignor Francesco Marino.

Terzigno: Piana Tonda tra selfie e monnezza

Siamo andati, come nostra consuetudine, a verificare i fatti che interessano il nostro territorio e siamo quindi andati a vedere se, le giornate ecologiche che ultimamente vanno tanto di moda, sono tali o se sono il solito spot che piace tanto ai politici e alla anime belle. VIDEO

La prospettiva delle cose cambia a seconda di come uno si posiziona nell’osservarla ma è ovvio che se si va da vicino a vedere certe cose, ma soprattutto se quel qualcuno, va a vederle, allora può avere il riscontro effettivo e un dato di fatto altrimenti soltanto opinabili.

Sabato scorso l’amministrazione terzignese ha invitato il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo, a partecipare alla pulizia della pineta di Piana Tonda leggi, splendido bosco all’interno del PNV e nei pressi l’undicesimo sentiero ufficiale dell’ente parco.

Orbene, quando si leggono certe notizie, là dove si parla della “pineta del Vesuvio” che “torna pulita” già la cosa ti puzza ma poi, quando il campo si restringe a Piana Tonda sai che la notizia, più che informativa, è apologetica. In effetti, chiunque avesse minimamente seguito le vicissitudini di Piana Tonda e che avesse un minimo di nozione di causa a riguardo, storcerebbe quanto meno il naso nel pensare che, in una mattinata d’aprile, e per giunta di Sabato Santo, si possa ripulire una pineta oggetto di scarichi continui e di rifiuti stratificati negli anni.

Non c’è riuscita la SOGESID, non l’ha fatto la SMA, ed ora improvvisamente, all’appello del presidente Casillo, che sa ben fiutare gli umori della rete, l’amministrazione di Terzigno vorrebbe risolvere decenni di scarico ed incuria in una botta sola e a scapito di associazioni e dei migranti messi in bella mostra all’occorrenza.

Come infatti dicevamo, sarebbe bastato andare lì sul posto per vedere, non solo il rifiuto raccolto e ammucchiato in attesa di smaltimento, ma anche l’ormai storica discarica, ricca di guaine d’asfalto, eternit, pezzame e materiale di risulta edilizio, nonché il tanto talquale, nuovo e vecchio ed ancora lì stratificato e ricoperto dai rovi.

Risulta chiaro che, ancora una volta, le amministrazioni locali e in questo caso anche l’ente parco, mostrino le loro buone intenzioni, ma quelle che notoriamente lastricano le vie che portano all’inferno, e che, tra un selfie e uno slogan, diffondano il nulla attraverso il comunicato stampa che si fa articolo e il post che fa curriculum, sperando magari di dare un senso alla loro funzione.

Che dire di più davanti a tanta ipocrisia, che dire di più davanti alla tanto decantata pulizia della pineta, quando poi abbiamo trovato ancora i sacconi della SOGESID e il vecchio talquale? Che dire quando lungo il percorso di ciò che resta del sentiero n°11 c’erano i rifiuti della Pasquetta in tutto il loro splendore? Vorremmo dire che le operazioni di facciata non servono a nulla! Perché i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Vorremmo pure dire che un’amministrazione pubblica, degna di questo nome e di questa carica, non si affida esclusivamente al volontariato delle associazioni; non le sfrutta per uno spot, ed eventualmente inizia con queste un percorso progettuale e non crea un palchetto estemporaneo per mostrare quanto si è belli, bravi e buoni a Pasqua.

Va da se che il nobile quanto estetico gesto a nulla è valso poiché chi doveva sporcare lo ha fatto lo stesso, a Terzigno come altrove e questo perché uno sterile gesto non serve a niente quando non si ha la reale voglia di risolvere il problema e lo si vuole semplicemente mettere sotto al tappeto e benché si adduca lo scempio all’inciviltà di pochi, questi pochi, oltre che ben diffusi sul territorio, sono sempre liberi di fare quel che vogliono, anche in una pineta là dove non è comunque permesso fare il picnic, perché in un area protetta non lo si può fare. Questo a meno che, le intenzioni di chi avrebbe diritto e competenza ad agire, così come pure quelle delle altre parti in causa, non siano altre, quali ad esempio e in mancanza di meglio, quelle di fare curriculum per una futura ascesa politica.

Paura del nucleare? Vieni al Garigliano.

L’unica centrale della Campania sarà aperta al pubblico il 6 e 7 maggio. Una iniziativa per spiegare cosa si fa per lo smantellamento. Non viviamola come un mostro. Una centrale dismessa può essere riconsiderata dalle popolazioni che la tengono in casa. La Sogin, società che gestisce i siti delle ex centrali nucleari, ha lanciato un’altra iniziativa per il 6 e 7 maggio di apertura al pubblico. Ancora un tentativo per persuadere, con la comunicazione, i cittadini contro i rischi per l’ambiente e la salute. Le centrali sono fuori uso da decenni, eppure la parola nucleare spaventa. Qualcosa più di una percezione per i numerosi casi accertati in passato, di patologie e malformazioni umane ed animali. I timori per quanto di nocivo c’è dietro i cancelli del Garigliano, cercheranno di essere ridotti  con l’“Open Gate 2017″. Di che si tratta? Di visite guidate al sito campano e a quelli di Trino Vercellese, Caorso, Latina e  Saluggia. Tutti siti in smantellamento secondo un programma controllato dal Governo, che dopo una serie di rallentamenti sembra aver ripreso la marcia. La Campania e un vasta zona del casertano sono in prima linea nella pianificazione degli interventi di bonifica. Sindaci e comitati non hanno smesso di credere che un giorno il mostro non farà più paura. Ci sono stati ritardi a livello centrale, mentre l’ambiente aspettava di essere riqualificato. Sogin, tuttavia, ha iniziato a selezionare le ditte che dovranno dare vita al decomissioning finale. Entro giovedi 20 aprile è possibile prenotare on line su www.sogin.it gli ultimi posti disponibili per la visita alla zona non controllata della centrale, al confine fra Lazio e Campania. La Sogin dice che l’interesse per la due giorni di visita è alto. Negli altri impianti c’è già il tutto esaurito. Quella del Garigliano è anche una struttura con particolarità costruttive. La voluminosa sfera, visibile da molti chilometri, è quella che racchiude il reattore nucleare. Accanto, l’area dove sono stati interrati i rifiuti radioattivi durante l’esercizio della centrale. In sostanza, il perimetro dal quale sono scaturite paure, incubi e lotte. Durante l’ “Open Gate”, i tecnici racconteranno l’evoluzione di questi siti bocciati da un referendum popolare negli anni ’80, spiegando il loro lavoro per chiudere una pagina controversa della storia energetica ed ambientale italiana. I visitatori avranno l’occasione di conoscere le modalità e le tecnologie adottate nello smantellamento degli impianti  e nella gestione dei rifiuti. I tempi per concludere sono importanti più della visita stessa.