Ischia, sub inghiottiti dalle acque: recuperato il corpo di Lara

E’ stato recuperato il corpo di Lara, la 13enne morta nei fondali della secca delle Formiche tra Ischia e Vivara durante un’immersione con il titolare di un diving center di Bacoli (Napoli), Antonio Emanato. Lo riferisce il tenente di vascello, Alessio De Angelis, comandante della Guardia costiera di Ischia. Il recupero è stato effettuato dagli speleosub dei vigili del fuoco. Il corpo sta per essere portato a Ischia per un primo esame del medico legale. Successivamente sarà trasferito al Policlinico di Napoli per l’autopsia. Istruttore sub e allieva 13enne muoiono al largo Ischia – Si era immerso con una giovanissima allieva della sua scuola subacquea per esplorare una piccola grotta nelle acque di Ischia, ma i due non sono riusciti a risalire, forse per il fango presente sul fondale della grotta, che ha ostruito la visione dell’ uscita, fino all’ esaurimento delle bombole. Antonio Emanato, 44 anni, titolare di un “Diving Center” a Baia, frazione di Bacoli (Napoli), appartenente ad una famiglia di subacquei, e Lara, una ragazza di poco più di 13 anni, residente nella zona, appassionata del mare, figlia di un commerciante, sono rimasti sul fondo della “Secca delle Formiche”, di fronte all’ isolotto di Vivara nel Parco marino “Il Regno di Nettuno”. I tempi di risalita si sono allungati in modo anomalo ed alle 12.08 dal “Diving center”, che aveva cercato inutilmente di contattare Emanato, è partito l’ allarme per la Guardia Costiera di Ischia. Nel tratto di mare sono intervenute quattro unità dell’ Ufficio Circondariale Marittimo, sommozzatori dei Vigili del Fuoco, un elicottero della Guardia Costiera ed un altro dei vigili del fuoco. Il cadavere del titolare della scuola di immersioni è stato recuperato alle 14.30 e trasportato al porto di Ischia, dove il medico legale lo ha sottoposto ad esame esterno. Complesso il recupero del corpo di Lara, che è stato individuato dai sub dei Vigili del Fuoco ma non ancora recuperato a causa della scarsa visibilità dell’ acqua, che in quel tratto di mare è torbida. Una ricostruzione dell’ accaduto la fornisce il Comandante della Guardia Costiera di Ischia, Tenente di Vascello Alessio De Angelis: “i due sub sono entrati in una grotta con un punto di accesso a 10 metri e con un percorso finale che si trova a 16 metri. E’ lì che viene individuato, galleggiante, il corpo della 13 enne, che non si riesce a recuperare perché i due sub, entrando nella piccola grotta, hanno alzato del fango. E probabilmente proprio questa è stata la causa della loro morte. E’ divenuto impossibile trovare il punto di uscita dalla cavità e la fine dell’ossigeno nelle bombole ha fatto il resto”. L’ immersione nella piccola grotta non era considerata difficile ed Emanato era un sub di larga esperienza. I vigili del fuoco attendono che i sedimenti si depositino sul fondo, prima di entrare nella cavità sommersa. Forte l’ emozione a Bacoli, centro del litorale flegreo, dove decine e decine di parenti e conoscenti della ragazza, tra i quali i genitori, si sono accalcati sul Porto in attesa di notizie e per sollecitare i soccorsi. Vi sono stati momenti di forte tensione. I sub dell’ area flegrea sono stupiti dell’ accaduto. Le immersioni nella piccola grotta non erano considerate pericolose. La grotta ha una profondità massima di una ventina di metri. A Bacoli il sindaco Giovanni Picone ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino.

E’ giusto che “’a pizza int’’o ruoto” dei fratelli Cuorvo porti il nome di Pino Neri: è la pizza di chi governa il tempo, e non lo subisce…

“Pizzaiolo napoletano, stampa del 1830”
La pizza nel “ruoto” è simbolo della sapienza dei contadini che conoscono il valore del tempo “lento”, dei ritmi della interiorità e della riflessione, che imparano dalla Natura a distinguere le apparenze ingannevoli dalla sostanza della verità. Così è il giornalismo di Pino Neri. E’ dunque giusto che i fratelli Cuorvo, pizzaioli in Pomigliano, abbiano dato il nome di Pino alla loro spettacolosa “pizza int’’ o ruoto”. E’ superfluo ricordare il valore e l’importanza degli articoli che Pino Neri scrive anche per il nostro giornale: pezzi impastati di coraggio, di conoscenza autentica di uomini e di cose, di amore ,amarissimo talvolta, ma inestinguibile, implacabile, per quelle terre della Campania una volta Felice in cui gli uomini e le istituzioni stanno dimostrando quanto ferina e stupida sia la nostra barbarie. Due anni fa Pino Neri raccontò splendidamente l’arte dei fratelli Cuorvo, pizzaioli in Pomigliano: anche quel racconto era intriso di impegno civile, perché i fratelli Cuorvo si proponevano di recuperare, attraverso la difficilissima ricostruzione dei sapori di una volta, la memoria di un tempo non lontano, e tuttavia assai remoto nella nostra percezione, in cui il territorio tra Pomigliano, Acerra e Castello di Cisterna “era un tripudio di contadini e fornai, di boschi, alberi da frutta, vigneti, ortaggi di tutti i generi.”. E un omaggio alla tradizione contadina era “la pizza nel ruoto”, nel tegame circolare di rame, la pizza che, spiegò uno dei fratelli Cuorvo, i contadini chiamavano “‘a lampa”, cotta di riflesso, dal calore che si irradia “artisticamente”. E Pino descrive questa pizza come in uno slancio lirico: “Morbida ma non troppo, qualche timido guizzo croccantino, un sapore che ricorda da vicino quello del pane appena sfornato, più alta della margherita, e poi quel cornicione basso, quasi invisibile, un orlo praticamente, bruciacchiato all’esterno al punto giusto. E che dire di quei pomodorini schiacciati, dolci, di quell’incredibile, intensissimo origano.”. Ora, i fratelli Cuorvo hanno messo nel menù della pizzeria una pizza “Pino Neri, “nel ruoto di rame: capperi, provola e origano.”. E mi pare giusto, e per non poche ragioni. Non starò a parlare della pizza: nulla di nuovo si potrebbe aggiungere a una letteratura sterminata, in cui tuttavia c’è ancora un nodo importante da sciogliere, e riguarda la disputa tra classicisti e novatori: fermamente convinti, i classicisti, che la pizza è pizza solo a Napoli, e altrettanto fermi, i novatori, nel sostenere che la pizza resta pizza in tutto il mondo, perché attraverso il suo culto è il mondo che si adegua a Napoli. In realtà, Napoli ha creato due alimenti universali, i maccheroni e la pizza, davanti ai quali si sono arresi anche alcuni tenacissimi denigratori della nostra città: si pensi alla complicata relazione che Marinetti intrecciò con la pasta, e alla faccia tosta di Renato Fucini, che dopo aver parlato di Napoli con molti “se”, “ma”, “però”, e “sturziellamenti” di muso, come arrivava a Napoli, correva a “consolarsi” con una pizza “alla marinara”. E mi piace anche ricordare che la carriera di Edoardo Scarpetta attore iniziò, “benedetta” da Antonio Petito, con l’interpretazione di un farsesco Feliciello che ruba una pizza. Ma la riflessione più profonda sul significato metaforico della pizza classica napoletana ebbi la fortuna di ascoltarla in una di quelle magiche serate ottavianesi in cui i giurati delle edizioni del “Premio di poesia dialettale Salvatore Di Giacomo”, Vittorio Amedeo Caravaglios, Francesco D’ Ascoli, Vittorio Paliotti, Aurelio Fierro, Nicola De Blasi, Gerardo Marotta, si riunivano a leggere le poesie dei concorrenti e su una parola, su un’immagine, su una rima sciorinavano un repertorio di scintillanti storie “napoletane” che in nessun libro avrei potuto trovare. Una volta uno dei giurati, credo Paliotti, osservò che la pizza classica napoletana è simbolo del tempo fugace, dell’attimo che vola via rapinoso, e che non riusciamo a fermare: veloci sono le mani del pizzaiolo che tratta, allunga, allarga, stende l’impasto, rapidi i gesti che distribuiscono gli ingredienti, che dispongono sulla pala il disco ancora crudo e lo depositano in un angolo del forno,fulminea è l’azione del fuoco, di breve durata è l’incontro tra il gusto e la pizza: la pizza classica si mangia “cavera cavera”. “’A pizza int’’o ruoto” è la risposta della saggezza dei contadini, che conoscevano la bellezza del tempo “lento”, del tempo che si misura con il metro dell’interiorità, che “osservavano” ogni “muorzo” prima di portarlo alla bocca. La pizza nel “ruoto” si cuoce per gradi, , conosce il fuoco, ma non lo subisce : essa porta in sé tutta la cultura e la poesia del pane, che è, da sempre, – lo spiegò mirabilmente Camporesi – il fondamento di tutti i valori, reali e metaforici, della gente che svolge la più nobile delle attività, l’agricoltura. Il giornalismo di Pino Neri sa di tutto questo: la lucida e coraggiosa attenzione per le cose del mondo, la riflessione vigile, profonda, pronta a cogliere i nessi tra i fatti, il culto dei valori, la fiducia nella sostanza della giustizia, la speranza che la storia sia fatta di verità autentiche, e non da menzogne truccate da verità nell’interesse di pochi, e in danno di tutti gli altri. E poi c’è l’origano, che la pizza impose come “odore” insostituibile della cucina napoletana: l’origano che purifica il cuore da ogni sofferenza, l’origano, il cui profumo resiste, a lungo, anche ai moti dell’aria…..Sa di origano – un profumo intenso e persistente, nobile e “sfizioso” – la saggezza dei Cuorvo pizzaioli che hanno intitolato a Pino Neri la pizza “signora”, quella “int’’o ruoto”.

Pollena Trocchia, iscrizioni aperte all’asilo nido comunale

Asilo nido, aperte le iscrizioni: la struttura in funzione da metà settembre. Esulta la squadra di governo, grande soddisfazione in paese.  Aperte le iscrizioni all’asilo nido comunale, la struttura sarà attiva a partire dal prossimo 15 settembre. “La Fabbrica del Futuro”, questo il nome dell’asilo che sarà ospitato nella struttura di proprietà comunale intitolata alla memoria di Paolino Avella, è ormai davvero pronto ad aprire le proprie porte per accogliere i piccoli del territorio. “Stiamo vedendo la concretizzazione di un sogno che ci ha accompagnati fin dall’inizio della nostra esperienza amministrativa e per la realizzazione del quale si sono spesi e hanno contribuito tutti i componenti della precedente e dell’attuale amministrazione, ai quali va il mio ringraziamento. Siamo lieti che un’opera di primaria importanza per il territorio, che abbiamo inserito tra i punti fondamentali del nostro programma elettorale, sta finalmente per vedere la luce” ha esultato il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto. “Per recuperare le risorse necessarie all’apertura dell’asilo nido partecipammo con successo a un bando regionale. Dopo aver sottoscritto la convenzione con la regione Campania, che attraverso fondi POR ha finanziato il progetto al quale ha contribuito con proprie risorse anche il nostro comune, si è dato avvio ai lavori per l’adeguamento dell’immobile comunale sito in via Cavour alle rinnovate esigenze, tra l’altro anche con la sistemazione dei rivestimenti interni e delle aree esterne. Prima della partecipazione al bando abbiamo dato il via alla manifestazione di interesse per la ricerca del socio privato che oggi si occuperà della gestione” ha spiegato l’Assessore ai Lavori Pubblici e Vicesindaco, Salvatore Auriemma. “Dopo l’ultimazione dei lavori e la firma dell’accordo per la gestione in ATS – ha affermato l’Assessore alle Politiche Sociali, Pasquale Fiorillo – attendiamo solo che, tra poche settimane, le aule della struttura risuonino delle voci dei bambini. Con l’apertura dell’asilo nido comunale, ancora una volta, il nostro impegno per offrire risposte adeguate alle esigenze che si manifestano sul nostro territorio è coronato da successo. In questo caso, la struttura offrirà un importante servizio alle famiglie e in particolar modo alle giovani coppie di Pollena Trocchia ed eventualmente dei comuni limitrofi, creando anche opportunità di lavoro” ha continuato l’assessore Fiorillo. “L’asilo nido – ha concluso – accoglierà bambini di età compresa tra 0 e 36 mesi. Le domande potranno essere presentate fino all’8 settembre all’ufficio protocollo dell’ente. Nelle iscrizioni sarà data precedenza ai cittadini del comune di Pollena Trocchia”. “Esprimo la mia più viva soddisfazione per il raggiungimento di questo traguardo e mi congratulo per il lavoro portato avanti negli anni. L’apertura dell’asilo nido contribuirà in modo significativo a garantire le pari opportunità sul territorio” ha detto Margherita Romano, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Pollena Trocchia. (fonte foto: rete internet)

Tragedia nelle acque di Ischia: morto un subacqueo, una donna dispersa

Un subacqueo è morto ed una donna è dispersa nelle acque di Ischia (Napoli). Il sub è stato recuperato poco fa, privo di vita, dalle squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco e della Guardia Costiera nello specchio d’ acqua tra Ischia e l’ isolotto di Vivara, sulla “secca delle Formiche”. Ricerche della donna sono in corso con elicotteri dei Vigili del fuoco e Guardia costiera e motovedette.

Campania, continua l’emergenza incendi

Tanti i roghi ancora da spegnere che stanno  attanagliando l’intera regione.  Sono due i fronti principali degli incendi che stanno devastando da settimane la Campania. A Cava de’ Tirreni Vigili del Fuoco e volontari della Protezione civile regionale con due elicotteri regionali ed un Canadair della Protezione civile nazionale stanno lavorando a contenere le fiamme, che si sono estese a causa del vento. Sui Monti Lattari incendi sparsi interessano la fascia di Angri, Corbara e Tramonti. Anche qui stanno intervenendo un Canadair ed un elicottero regionale. Ed è proprio qui che come da alcuni accertamenti, sembrerebbe che alla base degli incendi vi sia un preparato chimico, probabilmente ricco di fertilizzanti, in quanto ne sono state rinvenute alcune tracce nei pressi delle aree interessate alle fiamme. Altri roghi sono in corso a Pontelatone, nel Casertano ed a Centola, (Salerno), dove sono intervenuti due elicotteri regionali. A Forino, in Irpinia, le fiamme che erano state domate, sono riprese a causa del forte vento.   (fonte foto: rete internet)

Emergenza uova contaminate, Lopa: situazione sanitaria degli allevamenti avicoli sotto controllo

“Bisogna rassicurare i consumatori nessuna paura in quanto i prodotti avicoli italiani e campani sono sicuri”. Lopa:la situazione sanitaria degli allevamenti avicoli è sotto controllo e notizie come quelle diffuse rischiano di allontanare ancora una volta, peraltro in modo ingiustificato, i consumatori dai prodotti avicoli. Bisogna rassicurare i consumatori nessuna paura in quanto i prodotti avicoli italiani e campani sono sicuri- da aprile 2004 con legge Alemanno, è obbligatoria l’indicazione del sistema di allevamento, da riportare per esteso, sugli imballaggi nonché la timbratura di un codice alfanumerico sulle uova (tracciabilità) identificativo del sistema di allevamento praticato e dell’azienda produttrice, anche nel caso di vendita di uova sfuse, classificate.   Abbiamo gli strumenti per capire, già nel 2004 c’è stata l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria delle uova. L’iniziativa è servita ad illustrare il significato del codice alfanumerico, apposto su ogni singolo prodotto, e le differenze tra i vari sistemi di allevamento. In questo modo si sottolinea l’importanza della tracciabilità per mezzo della quale è possibile seguire il percorso di questo alimento universale, partendo dal luogo di allevamento, rafforzando così la fiducia di tutti i consumatori, aiutandoli ad una scelta d’acquisto più consapevole. Dal 1/01/2004 Sono classificate nelle seguenti categorie di qualità:A= uova fresche (da consumo) B= uova di seconda qualità o declassate, destinate alla trasformazione in ovo prodotti o all’industria non alimentare. I loro imballaggi recano una stampigliatura da cui risulti chiaramente la destinazione. Dal 4/04/2004 con legge Alemanno, è obbligatoria l’indicazione del sistema di allevamento, da riportare per esteso, sugli imballaggi nonché la timbratura di un codice alfanumerico sulle uova (tracciabilità) identificativo del sistema di allevamento praticato e dell’azienda produttrice, anche nel caso di vendita di uova sfuse, classificate. In tal caso il significato del codice deve essere riportato in un apposito cartello posto accanto alle stesse. I sistemi di allevamento sono codificati come segue:0 = biologico 1 = all’aperto 2 = a terra 3 = in gabbia Esempio: 3 IT 001 TO 036, dove: 3: individua il metodo di allevamento delle galline ovaiole (in gabbia); IT: Italia, ovvero nell’esempio, lo Stato di produzione; 001: Codice Istat del Comune di ubicazione del produttore; TO: sigla della provincia di ubicazione del produttore; 036: codice identificativo del singolo allevamento di produzione. Dal 1/07/2005 E’ obbligatoria la timbratura del guscio delle uova con il predetto codice alfanumerico anche per quelle non classificate, vendute sfuse direttamente dal produttore al consumatore, presso il proprio allevamento o anche presso un mercato pubblico rionale. A tali indicazioni si aggiungono quelle già previste dalla precedente normativa, quali: Classificazione per categorie di PESO XL grandissime, oltre i 73 g; L grandi, da 63 g a 73 g; M medie, da 53 g a 63 g; S piccole, meno di 53 g. Data di “durata minima”: da apporre in etichetta preceduta dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro….”, non può superare i 28 giorni dalla deposizione;-La dicitura “EXTRA”, per le uova della categoria “A”, utilizzabile fino al 7° giorno dall’imballaggio o al 9° giorno dalla deposizione; trascorso tale periodo le uova possono essere commercializzate con il solo riferimento alla categoria A (avendo perduto la qualificazione di “extra”);-Marchio commerciale o d’impresa;-Altre date, come la “data di vendita raccomandata”, o termine ultimo per la vendita delle uova al consumatore (facoltativa), calcolata in 21 giorni dalla data di deposizione ed ottenuta sottraendo 7 giorni dalla data di durata minima (28 giorni), considerati come un ulteriore periodo per il consumo da parte del consumatore;-L’avvertenza a “Conservare le uova in frigorifero dopo l’acquisto”;-Indicazioni supplementari informative per il consumatore, purché formulate in modo tale da non trarre in inganno il consumatore. Gli allevamenti del nostro Paese, Campani e della Provincia di Napoli in particolare,sono sottoposti a rigidi e continui controlli e garantiscono qualità e salubrità e soprattutto il benessere animale. Per la necessità di garantire la massima sicurezza degli alimenti in commercio non deve tradursi in allarmismi ingiustificati che rischiano di determinare gravi conseguenze su mercati di prodotti come il pollo e le uova in commercio importante come quello della nostra nazione. Già dal 1° gennaio 2004 sono entrate in vigore le nuove indicazioni da apporre sull’etichettatura delle uova. Le nuove indicazioni che devono essere apposte sugli imballaggi e sulle uova riguardano la classificazione delle uova e la loro marchiatura. Per quanto attiene la classificazione, la normativa comunitaria prevede due categorie di qualità: o uova “A” (o “uova fresche”), destinate al consumo umano; o uova “B”, destinate alle industrie alimentari e non alimentari. Per quanto riguarda la marchiatura essa è costituita dall’indicazione del sistema di allevamento delle galline ovaiole riportata oltreché sugli imballaggi anche sulle uova di categoria “A”. In particolare sugli imballaggi delle uova dovrà essere riportata la dicitura relativa ad uno dei tre sistemi di allevamento previsti dalla normativa comunitaria: “Uova da allevamento all’aperto”, “Uova da allevamento a terra” e “Uova da allevamento in gabbie”, mentre le uova in essi contenute dovranno recare stampigliate sul guscio un codice che identifica oltre al sistema di allevamento delle ovaiole, il produttore e l’ubicazione dell’allevamento del tipo: (3IT001TO036). Nel caso di vendita di uova sciolte non classificate o di uova sfuse originariamente contenute in un grande imballaggio, dovrà essere spiegato su di un cartello separato o sul contenitore delle uova il significato del codice distintivo del produttore o il sistema di allevamento delle ovaiole La situazione sanitaria del nostro sistema produttivo, è costantemente sotto controllo dagli organi preposti che danno garanzia ai produttori della filiera avicola campana e tutelano il consumatore finale. Cosi il Rappresentante della Consulta Nazionale dell’Agricoltura Turismo Agroalimentare, componente del Dipartimento Nazionale Agroalimentare Ambiente Turismo del MNS, Delegato del settore Agricolo per la Provincia di Napoli, Rosario Lopa e Alfredo Catapano, componente del Dipartimento Nazionale Commercio e Pmi del MNS.

Esodo di ferragosto: traffico intenso sulle autostrade campane

Traffico intenso su strade e autostrade per il ponte di Ferragosto che segna anche il picco delle partenze estive. La situazione è complessa soprattutto in uscita dalle grandi città. In particolare sono segnalate code a tratti sulla A1 Milano-Napoli, in direzione Bologna tra Modena nord e la A14 con tempi di 40 minuti; tra Firenze Impruneta ed il bivio per la Variante di Valico verso Milano. Sempre sulla A1 verso Napoli code di 10 km per traffico congestionato tra il bivio per la A24 e Valmontone con tempi percorrenza di 50 minuti e 4 km sulla Diramazione Roma sud verso la A1 a partire da Monteporzio Catone. Sulla A9 in direzione della Svizzera 5 km di coda tra Como Centro e Chiasso; sulla A14 Bologna-Taranto code in direzione Taranto tra il bivio per la A1 ed Imola con tempi di percorrenza di 2 ore e 20 minuti; code a tratti in direzione Bologna tra Rimini Sud e Bologna San Lazzaro con tempi di 2 ore. A sud, 4 km di coda tra Cerignola est e Canosa verso sud e 8 km sulla A16 Napoli-Canosa verso la A14.Sulla A30 Caserta-Salerno 3 km di coda in direzione sud a partire da Mercato San Severino.

Napoli, Antonella Giglio (Confapi): l’emergenza Vesuvio non è terminata

NAPOLI – “L’emergenza incendi delle ultime settimane porta un’ulteriore eredità negativa per la città e i suoi abitanti: il rischio idro-geologico”. Lo ha detto Antonella Giglio, vicepresidente Confapi Napoli, commentando i roghi che si sono succeduti nelle scorse settimane e che continuano a verificarsi in questi giorni. “Con l’approssimarsi delle piogge e della stagione autunnale si configura il rischio che i fianchi della montagna e le aree devastate dal fuoco, appiccato da piromani e criminali, spogliate ormai della vegetazione, possano cedere per la ridotta compattezza del terreno. Le piogge autunnali, violente e insistenti, potrebbero minare la fragilità di tenuta della montagna, causando frane e smottamenti. In considerazione delle colpevoli mancanze della Regione che hanno condotto alla situazione attuale, sarebbe opportuno che il Prefetto, in rappresentanza del governo centrale, predisponesse un piano straordinario di intervento con la Protezione Civile, agendo tempestivamente in modo da prevenire catastrofi. E scongiurare la possibilità di intervenire, come troppo spesso accade in questo Paese, quando è ormai troppo tardi.

Gli schiavi musulmani che costruirono la Reggia di Caserta e le “chiacchiere” di Dumas senior sulle tessitrici di San Leucio…

“F.Falciatore, La lettera galante”
Lavorarono alla costruzione della Reggia disegnata da Vanvitelli anche 400 schiavi musulmani e un centinaio di galeotti. Le ruberie perpetrate ai loro danni dagli ufficiali, e i severi provvedimenti di Bernardo Tanucci. Dumas padre raccontò Napoli anche inventando storie simpatiche e segnate dalle note del sentimentalismo rococò. Nella seconda metà del ‘500 incominciò a diffondersi, a Napoli, la moda che le famiglie nobili avessero schiavi e servi “esotici”: i due schiavi turchi che prestavano servizio nel Palazzo Medici di Ottajano durante il principato di Giuseppe I nel 1665 si convertirono al Cristianesimo e il loro battesimo venne registrato negli atti ancora oggi custoditi nella Chiesa di San Michele Arcangelo. Nel 1740 il Regno di Napoli stipulò, con i Turchi di Costantinopoli, un importante trattato che regolava i rapporti commerciali tra i due Stati: tra i “commerci” sottoposti a disciplina vi era anche quello degli schiavi. Ma oggi parliamo solo dei 400 schiavi musulmani che, insieme con i galeotti, vennero costretti a svolgere i lavori più faticosi e più pericolosi durante la costruzione della Reggia di Caserta. Il Lalande, che visitò i cantieri nel 1765, e dunque 13 anni dopo la posa della prima pietra, raccontò che alcuni di questi schiavi erano pirati tripolini catturati dalle navi napoletane, altri erano stati fatti prigionieri durante le incursioni della flotta di Napoli lungo le coste tunisine, altri ancora erano stati venduti da mercanti “ebrei”: ignorava l’astronomo francese che molti di quegli schiavi erano una “merce” fornita direttamente dal governo turco secondo le norme del trattato del 1740. Agli schiavi turchi veniva promessa la libertà, se si fossero convertiti: e se avessero contratto matrimonio con una donna del Casertano, avrebbero acquisito il diritto alla cittadinanza napoletana. Ma osservò Luigi Nicolini che sarebbe stato impossibile per i turchi, costantemente controllati dalle guardie e invisi ai casertani, conoscere donne del posto: tra l’altro, se anche fossero riusciti a sposarsi, non avrebbero potuto mantenere una famiglia con la misera paga stabilita dai “mastri”. Luigi Nicolini tirò fuori dalle carte d’archivio l’elenco delle ruberie che il capitano Sebastiano La Rosa, capo delle guardie, e il “fiscale “La Rocca, che avrebbe dovuto controllarlo, perpetravano sistematicamente ai danni di schiavi e di galeotti: pare di leggere la cronaca di questi giorni: sono gli stessi metodi usati da certe cooperative caritatevoli che gestiscono l’accoglienza dei migranti. I due figuri rubavano sul cibo, sulle scarpe, sul vestiario, sulla paglia per i muli e incassavano la tangente anche dagli osti che gestivano lo spaccio del vino all’interno dei cantieri. Schiavi e galeotti potevano comprare pane e frutta solo dai rivenditori “raccomandati” dal capitano: chi sgarrava veniva frustato a corda semplice, a corda doppia, a corda messa all’ammollo nell’acqua. Il La Rosa veniva aiutato nella pratica delle sevizie da due colleghi delle vittime, il galeotto Giuseppe Ceprano e lo schiavo tripolitano Scialabi: come si vede, la storia tende a ripercorrere le strade già note. Ma quando le notizie arrivarono a Bernardo Tanucci, il grande toscano che reggeva il Regno, la giustizia fu rapida, implacabile e definitiva: il La Rosa venne degradato, restituì il malloppo, perse stipendio e pensione, e trascorse cinque anni nelle segrete del Maschio Angioino, Scialabi venne condannato a cinque anni di carcere duro con doppia catena, e il galeotto Ceprano morì in cella prima della sentenza. Alessandro Dumas senior mescolò nel “Curricolo” notizie vere e interessanti e storie che egli “costruiva” dilatando, sempre nel segno di un sentimentalismo rococò, scarne e banali notizie di cronaca. La Reggia di Caserta gli piacque a metà: un francese non poteva sentire un’ammirazione totale per un edificio che pretendeva di gareggiare, in splendore e in magnificenza, con la reggia di Versailles. Dumas visitò, nello stesso giorno, anche la filanda di San Leucio, la “capitale” dell’industria della seta. E, sbrigliando la fantasia, ci racconta che re Ferdinando I, grande “cacciatore” anche di donne, aveva raccolto a San Leucio, a lavorare ai telai, le più belle ragazze del territorio, e che queste ragazze dimostravano “in ogni modo la loro riconoscenza per l’affetto” del re. Da questo scambio di sentimenti “nacque tutta una popolazione di piccoli filatori e di piccole filatrici”, che il re trattò con lo stesso affetto riservato alle loro madri, decretando che i maschi sarebbero stati esentati dal servizio militare e le donne avrebbero avuto una dote di cinquecento franchi. “Perciò i matrimoni abbondano a San Leucio”.Bisogna dire che Dumas senior ha reso un grande omaggio alla bellezza particolare di Napoli anche con le storie inventate: solo una città che un suo connazionale avrebbe definito qualche anno dopo “irripetibile” poteva accendere, e nello stesso tempo tenere sotto controllo, i fuochi dell’ immaginazione dello scrittore. A corredo dell’articolo c’è un quadro, “La lettera galante”, che Filippo Falciatore dipinse tra il 1738 e il 1740, e che ben rappresenta modi e colori della cronaca mondana a Napoli, a metà del Settecento.

La città di Volla piange la tragica e prematura morte del giovane Agostino Navarro

Tragica e violenta la scomparsa di Agostino, 31enne, giovane democratico, attivo in prima linea nel volontariato. Consigliere e ex assessore del partito democratico nella precedente giunta Guadagno. In vacanza a Sorrento, Agostino è morto nel tratto di mare tra la Solara e la Pignatella. Agostino era sulla scogliera con la fidanzata R. e  sembra siano stati trascinati in mare dalle onde. Accorsi sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno recuperato e trasportato la coppia a riva. La ragazza è stata rianimata, mentre per il giovanissimo Agostino non c’è stato nulla da fare, purtroppo le sue condizioni sono apparse immediatamente gravi: nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione, il nostro amico Agostino è morto. Tutto il paese è sotto choc. Il grave lutto e la grave mancanza di Agostino,non riguarda solo i familiari. Volla perde e piange un prezioso esempio di giovane attivo e capace. I giovani del paese e chiunque lo conosceva perdono un grande e raro compagno. Personalmente scriviamo questo articolo con le lacrime agli occhi, di chi conosce il dolore da vicino, ma non resta indifferente dinanzi a questo dramma. Appena 31enne, appena dell’ 86’ con precisione e già un percorso formativo eccellente. Solare, sorridente e affabile, Agostino aveva conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2013 presso l’Università di Napoli “Federico II”. Attualmente lavorava in un’associazione nazionale di categoria aderente a Confindustria ed espressione italiana della World Employment Confederation Europe. Da novembre 2015 a maggio 2017 si era occupato di relazioni istituzionali per un’azienda operante nel settore del gioco legale e dei servizi di pagamento. Da febbraio 2016 aveva conseguito l’abilitazione all’esercizio del patrocinio come praticante avvocato. Nel 2015 invece aveva partecipato al 6° master full-time in corporate communication & public affairs organizzato dalla Business School del Sole24ORE di Roma. Inoltre, Agostino era giornalista pubblicista dal 2012. Aveva un’innata passione per la scrittura che coltivava nel tempo libero come blogger su l’Huffington Post. Oltre al percorso formativo personale, Agostino Navarro vantava anche un determinante e vasto percorso di attività sociali e politiche sul territorio di Volla. Infatti nel 2006, a 19 anni, lascia il movimento studentesco decidendo di dedicarsi a ricostruire il circolo della Sinistra giovanile vollese per il quale viene nominato segretario cittadino e membro del direttivo sezionale del Partito dei Democratici di Sinistra. Nel 2008 fonda l’associazione politico-culturale “Laboratorio democratico” con annessa rivista periodica registrata presso il Tribunale di Napoli. Nel 2009 fu nominato nella direzione nazionale dei Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del PD. Il 15 maggio 2009, contribuisce a realizzare la “Casa delle associazioni”: una vecchia officina meccanica presa in fitto, messa a nuovo e trasformata in un piccolo centro di aggregazione giovanile. Nel 2010 avvia la collaborazione con la Caritas Diocesana di Pozzuoli. Nel 2012 viene individuato come candidato unico al Consiglio Comunale da parte del circolo dei Giovani Democratici di Volla. Abbiamo voluto ricordarlo elencando tutte le grandi imprese che nel suo breve percorso di vita ha svolto. Tante e significative per uno della sua età. Agostino vivrà in tutte le sue gesta, vivrà nel cuore di chi lo ha conosciuto. Un ragazzo raro,una vita brillante, una vita da sogno da cui lo ha improvvisamente e ingiustamente svegliato una tragica morte. Ciao Agostino, Volla piange per Te! Di seguito, una poesia dedicata alla tragica scomparsa di Agostino Navarro, scritta dal poeta e scrittore Egidio Perna: “La tua vita non finisce nel mare” La vita comincia nel mare. E’ un lasso di tempo, una briciola, rispetto all’eternità. E’ un piccolo spazio, un dito, nei confronti del cosmo infinito. La vita è il più meraviglioso degli insiemi fuso in un corpo solo: Emozioni, gesti, parole, pianti, risate, litigate, nottate, pomeriggi, giornate, studiate, mangiate, bevute. La tua vita non finisce nel mare. Continua nei ricordi e nella loro vista. Scene girate con chi hai incontrato sul tuo cammino. La tua vita non finisce nel mare. Continua nelle immagini da protagonista che si riverberano negli occhi e nel pensiero di chi ti ha conosciuto. La tua vita non finisce nel mare. Continua nelle parole che hai detto, echi lontani che risuonano nella mente come fossero il presente. La tua vita non finisce nel mare. Continua nel cuore di chi ti ha amato e con te ha vissuto questo tempo passato. Ciao Agostino