La strage di Barcellona mette in evidenza l’ondata di odio che sta attanagliando l’Europa. I professionisti del terrore stanno moltiplicando le loro azioni di morte, per seminare paura, disorientamento e xenofobia. Ci si aspetta infatti che il vecchio continente ci si arrocchi su se stesso, alimentando estremismi e discriminazioni. Proprio perché la spirale della violenza possa serpeggiare all’infinito. La strada non è questa. Andrebbero sanate le controversie internazionali, ricorrendo alla forza della ragione e del dialogo; le componenti etniche di ogni paese dovrebbero essere autenticamente unite nel condannare un atto spregevole, che nessuna giustificazione potrà mai ammettere. I fanatismi religiosi vanno isolati e contrastati attraverso un processo educativo / formativo sistemico. Le sterminate periferie urbane degradate, dove l’abbandono scolastico è elevatissimo, costituiscono la coltura batterica più idonea per arruolare nuovi proseliti. Molti potrebbero obiettare che qualche attentatore sembrava perfettamente integrato nella sua società d’adozione; non sappiamo però quale ambiente reale lo abbia accolto, quali incontri lo abbiano accompagnato nella sua vita. E’ ragionevole credere che in un tessuto sociale armonico, gli individui possano cooperare in maniera pacifica. L’ISIS è una piaga internazionale lacerante che va debellata quotidianamente attraverso la diffusione dell’istruzione e la conoscenza dei principi universali dell’uomo. Noi crediamo nella cultura dei valori e nel valore della cultura.
Coordinamento Nazionale Docenti: “Vicini alle vittime della strage di Barcellona”
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Perché le “caste” del potere dell’Occidente non possono e non vogliono fare guerra ai protettori dei terroristi dello Stato islamico.
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Il presidente Falco: «Serve centralizzare la progettazione dei Comuni»
NAPOLI – «Parlare non basta, è un atteggiamento populista che lasciamo ai politici più beceri, noi che rappresentiamo le Pmi abbiamo il dovere di proporre modelli operativi. All’analisi dei fatti, ci sorprende come i gruppi parlamentari si battano per cose, seppur eticamente importanti, come ad esempio i vitalizi, e non su come spendere i fondi dell’Unione Europea. In Italia si sprecano dai 5 ai 6 miliardi ad essere ottimisti ogni anno. E quindi non è possibile fare finta di niente. È accettabile, arrivare ad ogni consiliatura all’emissione di decreti istituenti dei veri e propri calderoni? Calderoni che una volta vengono chiamati «Parco Progetti» e l’altra «Accelerazione della spesa», al fine di contenere tutte le necessità degli Enti Locali che, chissà per quale motivo, prima non erano finanziabili e poi lo diventerebbero. Cosa infatti che non succede, poiché al controllo di secondo livello, tutti i progetti vengono respinti e/o stralciati».
Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli.
«Siamo quindi, in una situazione in cui, politicamente vi è uno sforzo alla spesa che non corrisponde alla capacità dei richiedenti di progettare ma anche e soprattutto l’incapacità della Programmazione regionale di fare il proprio lavoro e cioè di istruire gli Enti richiedenti e le imprese sui requisiti minimi di accesso. Per non parlare dei valutatori che assistono, “ragioneristicamente”, alla presentazione dei progetti – prosegue Falco –. Di cosa abbiamo bisogno quindi, e qui mi rivolgo all’uomo capace e adeguatamente ostinato nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi e cioè al Presidente De Luca, e anche a tutte le istituzioni nazionali di riferimento. Crediamo che si debbano ri-centralizzare le funzioni di progettazione delle opere infrastrutturali da realizzare. Si devono dotare le amministrazioni locali di un parco progetti reale e non sulla carta con una valutazione di priorità dell’intervento in questione. Questa cosa si chiama “Agenzia dello sviluppo del Mezzogiorno” che può fungere – spiega il presidente Confapi – da intermediario, magari per piccoli e medi Comuni per l’accesso ai fondi dell’Unione e quindi all’arrangement della progettazione tecnica ed economico-finanziaria e soprattutto, come accadeva in passato può essere in grado di gestire la priorità dei fondi nazionali per i centri dell’intero Mezzogiorno».
«Continuare così, caro Presidente De Luca, vuol dire continuare a mantenere una classe dirigente e amministrativa incapace, inefficiente e quindi costosa che crea solo nuovi benestanti irresponsabili. Metta quindi mano alla centralizzazione delle proposte di intervento, suddividendo la programmazione per province e metta sul tavolo già da ora i progetti disponibili evidenziandone la fattibilità e la finanziabilità oltre che la priorita; faccia dare senso alle parole programmazione e valutazione agli uffici della Regione. Noi – conclude Falco – siamo con le nostre esperienze sul campo a completa disposizione per darle un contributo che riteniamo importante. Sappiamo che possiamo fidarci di lei».

