Coordinamento Nazionale Docenti: “Vicini alle vittime della strage di Barcellona”

0
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime la propria vicinanza nei confronti del popolo spagnolo e dei familiari dei nostri connazionali uccisi, Bruno Gulotta e Luca Russo.

La strage di Barcellona mette in evidenza l’ondata di odio che sta attanagliando l’Europa. I professionisti del terrore stanno moltiplicando le loro azioni di morte, per seminare paura, disorientamento e xenofobia. Ci si aspetta infatti che il vecchio continente ci si arrocchi su se stesso, alimentando estremismi e discriminazioni. Proprio perché la spirale della violenza possa serpeggiare all’infinito. La strada non è questa. Andrebbero sanate le controversie internazionali, ricorrendo alla forza della ragione e del dialogo; le componenti etniche di ogni paese dovrebbero essere autenticamente unite nel condannare un atto spregevole, che nessuna giustificazione potrà mai ammettere. I fanatismi religiosi vanno isolati e contrastati attraverso un processo educativo / formativo sistemico. Le sterminate periferie urbane degradate, dove l’abbandono scolastico è elevatissimo, costituiscono la coltura batterica più idonea per arruolare nuovi proseliti. Molti potrebbero obiettare che qualche attentatore sembrava perfettamente integrato nella sua società d’adozione; non sappiamo però quale ambiente reale lo abbia accolto, quali incontri lo abbiano accompagnato nella sua vita. E’ ragionevole credere che in un tessuto sociale armonico, gli individui possano cooperare in maniera pacifica. L’ISIS è una piaga internazionale lacerante che va debellata quotidianamente attraverso la diffusione dell’istruzione e la conoscenza dei principi universali dell’uomo. Noi crediamo nella cultura dei valori e nel valore della cultura.

Al Comune di Brusciano la trasparenza non è accessibile on line

Per cercare un atto sul sito internet del Comune di Brusciano si procede per tentativi. Talvolta occorre rivolgersi al personale dell’Ente per scoprire dove scaricare i documenti.  Obbligo di pubblicità e di trasparenza sugli atti fondamentali della pubblica amministrazione, è la regola. Occorre, però, collegarsi ai vari siti internet per comprendere quanto, rispettato l’obbligo di pubblicazione, gli atti siano poi agevolmente rintracciabili. Sul sito del Comune di Brusciano la ricerca sembra quasi labirintica. Scoprirlo è molto semplice. Basta collegarsi al sito dell’ente: http://www.comune.brusciano.na.it/. Cliccando su “Amministrazione trasparente” e spulciando la pagina si trovano i bilanci e pochi documenti, risalenti agli anni passati. Poi più nulla. Nell’archivio degli atti dell’Albo pretorio, invece non ci sono delibere, ordinanze. È un miracolo che si riescano a leggere le determine. Per noi è stato necessario rivolgerci all’addetto stampa per comprendere dove consultare i provvedimenti dell’ente locale. “Bisogna cliccare due volte sul logo dell’Albo pretorio”, ci è stato spiegato. Ma sulla pagina non è comprensibile. Così facendo, alla fine, è apparso il lungo elenco di atti prodotti dal Comune, che evidentemente dovrà avvalersi anche di un addetto preposto l’Albo pretorio, a meno che non voglia dotarsi di un sito accessibile a tutti.

Perché le “caste” del potere dell’Occidente non possono e non vogliono fare guerra ai protettori dei terroristi dello Stato islamico.

Se l’Europa è quella della crisi dell’identità culturale; quella disgregata dalla globalizzazione, dal capitalismo feroce e dagli egoismi; quella in cui viene ucciso a botte Niccolò Ciatti sotto gli occhi di decine di giovani che si limitano a filmare la scena; quella che giudica razzista ogni dubbio sulle politiche di accoglienza dei migranti, allora niente potrà bloccare la strategia di guerra dello Stato islamico e di quei barbari che noi chiamiamo terroristi, e che, non a caso, lo Stato Islamico chiama “soldati”. Lo Stato islamico non attacca Israele, perché sa che la reazione sarebbe terribile ( E. Luttwak). Fa parte integrante dell’orrore di ciò che i terroristi hanno fatto a Barcellona anche la banalità delle espressioni di cordoglio formulate dai rappresentanti delle istituzioni europee (e italiane): è la banalità che nasce dal sentimento dell’impotenza. L’analisi che Edward Luttwak fa del terrorismo islamico e dei modi per combatterlo non mi convince, ma credo che nell’intervista rilasciata a “Libero” due mesi fa egli dica una cosa assai importante: lo Stato Islamico, sunnita, non attacca Israele perché sa che la reazione sarebbe terribile, e poi perché hanno un nemico in comune: gli sciiti dell’Iran. Luttwak, insomma, dà ragione a Houellebecq e a Michel Onfray: dietro i terroristi islamici c’è uno Stato, i cui confini, non geografici, ma ideologici e culturali, sono quelli dell’Islam sunnita, e dunque c’è una strategia: una strategia generale che organizza e coordina le azioni locali: i fatti di Barcellona e di Cambrils confermano le indicazioni rilevate negli attacchi a Nizza, a Parigi, a Londra. Inoltre, Luttwak condivide la tesi di Oriana Fallaci e di Magdi Allam che non esiste un Islam moderato. Certamente esistono singoli credenti islamici che condannano la violenza, ma in questo momento la tendenza dominante nel mondo islamico è il radicalismo: l’hanno alimentato anche gli errori di politica estera degli Stati Uniti e dell’Europa, come la guerra in Afghanistan, e le guerre contro Saddam e contro Gheddafi. Ma ne ha decretato il successo soprattutto la crisi delle democrazie e degli Stati nazionali in Europa: perché il lupo attacca il gregge a partire dalla pecora più debole: è una legge eterna della politica. E perciò non ci meravigliamo del fatto che alcuni “attacchi” sono stati condotti da islamici “integrati”, cresciuti nei quartieri delle città europee. In questi quartieri essi hanno studiato gli aspetti più drammatici della disgregazione sociale prodotta in Occidente dai meccanismi della globalizzazione: la distribuzione iniqua della ricchezza, il disagio economico in cui sprofonda il ceto borghese, la disoccupazione strategica che permette all’impresa di gestire a suo piacimento il mercato del lavoro e di creare masse di “precari”, lo sfascio degli Stati nazionali la cui politica economica viene dettata da organi e da enti sovranazionali, la demolizione sistematica dello Stato sociale, la cancellazione del sentimento dell’identità nazionale e culturale. Gli islamici integrati “vedono” dall’interno che i sistemi democratici sono allo sfascio, che sostanziose parti del sistema sociale non si sentono più rappresentati dalle istituzioni, che si diffonde il populismo, che la politica è ridotta ormai a un mercato delle chiacchiere, in cui il dibattito su una questione gravissima e complicata come quella dei “migranti” si conclude o con la condanna “siete razzisti”, o con l’appello alla carità cristiana. E voglio ricordare ciò che disse Elisabeth Badinter quando, nel Capodanno del 2016, centinaia di donne tedesche vennero molestate a Colonia da gruppi di giovani musulmani: “ Sono quasi trenta anni che cediamo spazi all’Islam radicale per paura di essere giudicati islamofobi..”. Gli islamici integrati hanno visto, davanti alla discoteca di Lloret de Mar, decine di giovani “cristiani” filmare tranquillamente, quasi fosse la scena di un film, il momento in cui Niccolò Ciatti veniva ammazzato di botte da tre ceceni richiedenti asilo. Questa Europa è già pronta a morire di paura: i terroristi “ridono” dei loro massacri – come hanno detto che ridesse la “bestia” delle Ramblas – perché nella loro ferocia omicida confluiscono e si congiungono il radicalismo religioso, l’odio storico, il risentimento sociale, il disprezzo per sistemi politici i cui rappresentanti non sanno dire altro che “Non ci faremo intimidire”, “Barcellona è una città amica”, “Siamo tutti spagnoli”, e altre minestrine di parole, sempre le stesse, come ha notato Paolo Mieli, esortando quei signori a tacere. Perché le minestrine non incantano più nessuno, perché tutti hanno capito, più o meno chiaramente, che gli Stati europei non possono – per le ragioni implacabili imposte dai petrodollari e dal flusso dei capitali – fare guerra ai protettori e ai finanziatori dello Stato Islamico, e poi perché – è il sospetto di qualche analista cinico –gli atti dei terroristi “distraggono” l’opinione pubblica e servono a dare la precedenza alle norme di sicurezza rispetto alla tutela dei diritti personali. Oggi tutti parlano di Barcellona, e nessuno di Regeni e dell’Egitto. Luttwak riconosce che c’è uno Stato islamico, ma dice che non è possibile fargli guerra, anche perché i suoi avamposti già sono saldamente accampati nelle nostre città: egli e Houllebecq temono che si ripeterà, in Europa, il “dramma” dell’agonia dell’Impero Romano, che affidò a Goti e a Vandali le bandiere dell’Impero e il compito di affrontare i Goti e i Vandali invasori. Ma gli Stati dell’Europa, se non sono in grado di condurre una guerra “esterna” contro i protettori e i finanziatori dello Stato Islamico, possono tuttavia intervenire con rapidità cesariana contro gli islamici interni, aprendo le porte del carcere e del viaggio di sola andata anche a chi è solo sospettato di pensare pensieri pericolosi. Sono indispensabili, nell’immediato, servizi di sicurezza allenati e leggi specialissime e inflessibili: Luttwak elogia, almeno in questo, il “sistema” italiano.. In prospettiva è necessario ripensare radicalmente la globalizzazione e il capitalismo, ridistribuire in modo più equo la ricchezza e ricostruire l’identità culturale, a tutti i livelli: insomma è necessario fare in modo che ognuno si senta responsabile del destino degli altri, nel segno di una nuova solidarietà sociale. Se l’Europa rimane quella che è oggi, allora si avvererà la profezia di Houellebecq: l’ Europa sarà uno Stato islamico.    

Riforma della legge quadro sulle aree protette: rivedere le criticità ma procedere per rafforzare i parchi

Le emergenze che stanno interessando le aree protette in queste settimane, in particolare l’azione – di mano anche criminale – contro il nostro patrimonio paesaggistico e boschivo, sono la spia di quanto sia urgente dotare il sistema dei parchi di adeguate e applicabili norme in grado di garantire un futuro allo straordinario patrimonio naturale e culturale che queste aree tutelano e valorizzano. Norme che devono fornire ai parchi fondi adeguati, strumenti e strategie efficaci a contrastare le sfide a cui sono sottoposti, prima tra tutte gli effetti dei cambiamenti climatici, principale fattore di perdita di biodiversità a scala globale, ed essere capaci di coinvolgere e rendere protagoniste le comunità locali ed i diversi stakeholder. Per queste ragioni il Club Alpino Italiano, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Legambiente, Slow Food Italia e Touring Club Italiano credono che dopo otto anni di discussioni e fermenti sia necessario chiudere nel migliore dei modi la lunga fase che ha accompagnato le proposte di riforma della legge sulle aree protette 394/91 e cominciare a lavorare per rafforzare il sistema dei parchi che forniscono un contributo essenziale alla conservazione di habitat e specie e sono fondamentali anche per l’economia e la tenuta sociale e civile del nostro Paese. Il percorso della riforma è stato controverso e difficile, come faticoso e stentato è stato l’ascolto da parte del mondo politico della voce delle grandi associazioni di protezione ambientale. Tuttavia è urgente, necessario e doveroso uscire da questa lunga fase di trincea e lavorare insieme per recuperare il giusto ruolo per i parchi a partire dal percorso svoltosi fin qui. Nella recente audizione in Commissione Ambiente le cinque associazioni hanno ribadito con chiarezza che non sono poche le novità positive introdotte dalla Camera al testo di riforma della legge 394/91, ma ci sono ancora dei punti che necessitano di essere rivisti. Nella fase in cui si trova la discussione parlamentare, non sappiamo se la rivisitazione delle criticità possa avvenire, attraverso una ulteriore modifica al Senato o attraverso altri strumenti legislativi. Ma, comunque, continuiamo a chiedere al legislatore di farsi carico e rivedere quello che a nostro avviso tocca ancora migliorare nella consapevolezza che questa revisione della 394/91 sia un passaggio non conclusivo, sebbene necessario, verso una nuova fase di rafforzamento dei parchi e delle aree protette del nostro Paese. Club Alpino Italiano, FAI–Fondo Ambiente Italiano, Legambiente, Slow Food Italia, Touring Club Italiano

Strage a Barcellona, tra i feriti anche un 33enne di Pozzuoli

Nell’attentato di ieri pomeriggio a Barcellona, che ha provocato la morte di 14 persone tra cui due italiani,  è rimasto ferito Gennaro Taliercio, operaio di 33 anni originario di Pozzuoli (Napoli) che si trovava da qualche giorno nella città catalana. La notizia – apparsa sui social – è stata confermata dalla mamma del giovane che risiede in un rione popolare di Pozzuoli alta, in via Artiaco. Il giovane, secondo quanto riferito ai familiari via telefono sarebbe stato colpito di striscio dal furgone degli attentatori riportando leggere ferite, contusione ad una spalla ed escoriazioni ad un braccio e ad una gamba. La sua permanenza nella città catalana doveva protrarsi fino a lunedì prossimo, ma ha fatto sapere che anticiperà a domani il rientro a casa

Napoli, Antonella Giglio (Confapi): più controlli ai presidi di salvataggio sulle spiagge

La vicepresidente Confapi Napoli: i recenti annegamenti sollevano problema sicurezza. Tre morti in mare in Campania la scorsa settimana devono far riflettere sul necessario aumento di controlli ai presidi di salvataggio ”. Lo ha detto Antonella Giglio, vicepresidente Confapi Napoli, commentando i tragici effetti della mareggiata che ha interessato il golfo partenopeo e quello salernitano, con la perdita di tre vite trascinate nei flutti marini.   “La tragedia a cui abbiamo assistito la settimana scorsa non può essere addebitata soltanto a fattori naturali, vi sono delle innegabili negligenze umane. Sebbene esista infatti una legge che prevede presidi di sicurezza o salvataggio sulle spiagge, almeno ogni 25 metri di costa, troppo spesso il massimo del controllo è un invito alla cautela per i bagnanti in caso di mare agitato, segnalato da apposita bandierina rossa. Occorre un maggiore monitoraggio –reale-  dei litorali, bisogna aumentare la sicurezza sulle nostre coste. I lidi si presentano sempre perfettamente attrezzati di bar, sottoposti a frequenti controlli, ma nessuno si preoccupa di cime, estintori, campane e salvagente. E’ possibile noleggiare ogni sorta di attrezzature sportive sul demanio marittimo,  ma si tralascia colpevolmente la sicurezza.  Bisogna verificare con solerzia la presenza di strumenti di salvataggio lungo le nostre coste, appurarne la funzionalità. E’ necessario, anche applicando severe sanzioni, che ogni stabilimento balneare risulti in dotazione di presidi di sicurezza di qualità e alla portata di tutti, in caso di pericolo. Per quanto sia impossibile cancellare i rischi legati al mare, è nostro dovere fare il possibile per tentare, almeno, di farvi fronte, con gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

Campania. Emergenza incendi: arrestato piromane

Si tratta di un uomo di 60 anni. Le sue parole ai Carabinieri subito dopo l’arresto: “Non so perché l’ho fatto, incendio con i fiammiferi”. Arrestato il responsabile degli incendi che dalla mattina del 15 agosto hanno colpito il Monte Faito, nel Napoletano. Si tratta di un 60enne che ai Carabinieri ha raccontato: “Non so perché l’ho fatto, ho preso i fiammiferi e ho dato fuoco”. L’uomo, di Vico Equense (Napoli), già noto alle forze di polizia, in un primo momento ha negato le sue responsabilità. Ma le indagini dei militari, supportate dalle immagini dei sistemi di video sorveglianza comunali, lo hanno incastrato. E così si è ricostruito che l’uomo si spostava con la sua Motoape: fiamme, quelle da lui causate, che hanno cancellato 18 ettari di bosco, che hanno ferito una persona, distrutto case e che hanno visto il coinvolgimento di due canadair, due elicotteri e squadre dei Vigili del fuoco a terra che hanno lavorato incessantemente il 15 e il 16 agosto, soprattutto per impedire che le fiamme potessero propagarsi alle aree residenziali della località Faito.

Pmi, Confapi: su fondi europei Regione Campania da bocciare

Il presidente Falco: «Serve centralizzare la progettazione dei Comuni»

NAPOLI – «Parlare non basta, è un atteggiamento populista che lasciamo ai politici più beceri, noi che rappresentiamo le Pmi abbiamo il dovere di proporre modelli operativi. All’analisi dei fatti, ci sorprende come i gruppi parlamentari si battano per cose, seppur eticamente importanti, come ad esempio i vitalizi, e non su come spendere i fondi dell’Unione Europea. In Italia si sprecano dai 5 ai 6 miliardi ad essere ottimisti ogni anno. E quindi non è possibile fare finta di niente. È accettabile, arrivare ad ogni consiliatura all’emissione di decreti istituenti dei veri e propri calderoni? Calderoni che una volta vengono chiamati «Parco Progetti» e l’altra «Accelerazione della spesa», al fine di contenere tutte le necessità degli Enti Locali che, chissà per quale motivo, prima non erano finanziabili e poi lo diventerebbero. Cosa infatti che non succede, poiché al controllo di secondo livello, tutti i progetti vengono respinti e/o stralciati».

Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli.

«Siamo quindi, in una situazione in cui, politicamente vi è uno sforzo alla spesa che non corrisponde alla capacità dei richiedenti di progettare ma anche e soprattutto l’incapacità della Programmazione regionale di fare il proprio lavoro e cioè di istruire gli Enti richiedenti e le imprese sui requisiti minimi di accesso. Per non parlare dei valutatori che assistono, “ragioneristicamente”, alla presentazione dei progetti – prosegue Falco –. Di cosa abbiamo bisogno quindi, e qui mi rivolgo all’uomo capace e adeguatamente ostinato nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi e cioè al Presidente De Luca, e anche a tutte le istituzioni nazionali di riferimento. Crediamo che si debbano ri-centralizzare le funzioni di progettazione delle opere infrastrutturali da realizzare. Si devono dotare le amministrazioni locali di un parco progetti reale e non sulla carta con una valutazione di priorità dell’intervento in questione. Questa cosa si chiama “Agenzia dello sviluppo del Mezzogiorno” che può fungere – spiega il presidente Confapi – da intermediario, magari per piccoli e medi Comuni per l’accesso ai fondi dell’Unione e quindi all’arrangement della progettazione tecnica ed economico-finanziaria e soprattutto, come accadeva in passato può essere in grado di gestire la priorità dei fondi nazionali per i centri dell’intero Mezzogiorno».

«Continuare così, caro Presidente De Luca, vuol dire continuare a mantenere una classe dirigente e amministrativa incapace, inefficiente e quindi costosa che crea solo nuovi benestanti irresponsabili. Metta quindi mano alla centralizzazione delle proposte di intervento, suddividendo la programmazione per province e metta sul tavolo già da ora i progetti disponibili evidenziandone la fattibilità e la finanziabilità oltre che la priorita; faccia dare senso alle parole programmazione e valutazione agli uffici della Regione. Noi – conclude Falco – siamo con le nostre esperienze sul campo a completa disposizione per darle un contributo che riteniamo importante. Sappiamo che possiamo fidarci di lei».

Cultura, è gemellaggio tra Liguria e Campania

Al via una importante iniziativa di  gemellaggio culturale tra le due regioni affacciate sul Tirreno promossa dal giornalista sorrentino Mario Esposito e dall’imprenditore genovese Davide Viziano, già Presidente di Genova2004 – Capitale Europea della Cultura. GENOVA – Un evento itinerante con tappa a Genova e in costiera sorrentina ed un gemellaggio nel segno della cultura e del turismo tra Campania e Liguria. È quanto promosso dal giornalista di Piano di Sorrento Mario Esposito e dall’imprenditore genovese Davide Viziano, attraverso il Premio nazionale “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”. Tema dell’intesa è “Comunicare l’Arte” con un progetto che riprende e dà un nuovo slancio nazionale ad una attività intrapresa dagli inizi dell’ anno 2000 dal fondatore del Premio Arturo Esposito insieme con la famiglia Zeffirino, ambasciatrice della cucina italiana nel mondo IL GEMELLAGGIO Lo scambio culturale tra la Campania e la Liguria è realizzato attraverso le attività di due prestigiose istituzioni particolarmente attive nel settore della promozione artistica e dei beni culturali, “Il Simposio delle Muse” di Piano di Sorrento e “Palazzo della Meridiana” di Genova. Strumento del gemellaggio è la ventiduesima edizione del Premio nazionale “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®, una rassegna di eventi e di cultura itinerante patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo e dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania. Dopo una elegante mostra di conchiglie cammei, soggetti dell’artista sannita Giuseppe Leone, incisioni del maestro artigiano di Torre del Greco Francesco Scognamiglio, legata ai miti del mediterraneo (dall’uovo di Virgilio, alle Sirene di Sorrento, alla Sibilla cumana) con cui al Palazzo Grimaldi della Meridiana di salita San Francesco in Genova si è inaugurata la rassegna 2017. Toccherà ora alla Liguria trasferirsi in Campania, a Piano di Sorrento, per la serata d’onore che concluderà la ventiduesima edizione della kermesse. I PROMOTORI Promotori di questo stimolante scambio culturale tra le due regioni affacciate sul Tirreno sono il giornalista campano Mario Espositodirettore artistico del Premio e il costruttore ligure Davide Viziano. Presidente del Gruppo di costruzioni Viziano, presidente di Genova 2004 Capitale Europea della Cultura e di Palazzo della Meridiana, Davide Viziano è anche vicario (oltre che presidente per la Liguria) dell’UCID, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. A proposito del Premio e del gemellaggio culturale avviato tra Campania e Liguria così dichiara Viziano: “Si rinsaldano i legami tra Genova e Piano di Sorrento nati in occasione dell’ anno 2004 quando Genova fu Capitale Europea della Cultura. La collaborazione, che si è instaurata ora con il Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito sul tema importante di Comunicare l’Arte, è tesa a far conoscere le grandi valenze del nostro Paese che troppo spesso non vengono adeguatamente comunicate sia in Italia che all’estero. Vogliamo costruire un ponte ideale fra Liguria e Campania che attraversi e unisca l’ Italia con i suoi tesori e le sue bellezze” . IL PREMIO “PENISOLA SORRENTINA ARTURO ESPOSITO” Fondato nel 1996 dal poeta Arturo Esposito, il Premio è nato come un riconoscimento legato alla poesia. Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 2004, la kermesse ha ampliato e modificato il proprio target diventando una rassegna nazionale e trasversale, capace di guardare alla cultura a 360 gradi, spaziando dalla letteratura alla musica, dal cinema al teatro, dalla politica all’impresa. Tra i premiati illustri si ricordano Francesco Cossiga, Walter Veltroni, Giancarlo Giannini, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Maria Luisa Spaziani, Alberto Bevilacqua,  Paolo Del Debbio, Francesca Cavallin, Giulio Scarpati, Pippo Baudo, Leo Gullotta, Nicola Piovani, Alessandro Sallusti, Toni Capuozzo, Luca Barbareschi. LE ANTICHE ORIGINI DEL PREMIO L’iniziativa, rinnovata e coordinata ora con una valenza nazionale da Mario Esposito e Davide Viziano, ha radici antiche. Nei primi anni del duemila, infatti, il fondatore del Premio “Penisola Sorrentina”, Arturo Esposito, decise di invitare a Piano di Sorrento lo chef genovese Zeffirino per assegnargli un riconoscimento speciale per la creatività gastronomica. Da quell’incontro nacque poi l’idea di esportare il format del Premio in Liguria. E prima di Genova altre mète sono state le sedi che hanno ospitato nel tempo la tappa ligustica della kermesse, tra le quali Portofino Vetta a Camogli e Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure. Tra i premiati eccellenti della speciale sezione ligure si ricordano: Bruno Lauzi, Alfredo Provenzali, Marco Delpino, Sirio Guerrieri, Claudio G. Fava, Gino Paoli, Tonino Conte, Ilaria Cavo, Lele Luzzati, Giuseppe Conte ed Enrica Bonaccorti. Lo stesso Davide Viziano fu insignito del riconoscimento proprio nell’anno in cui era a capo di Genova2004 Capitale europea della cultura. Questo gemellaggio culturale, con iniziative culturali collegate tra Penisola Sorrentina e Liguria, è andato avanti fino al 2007 e ora, dopo dieci anni, ritorna in auge, puntando ad una vera e propria istituzionalizzazione. IL GEMELLAGGIO 2017, APERTO A GENOVA SI CHIUDERÀ A PIANO DI SORRENTO L’inaugurazione del Premio 2017 è stata ligure e si è svolta, questo inverno, a Genova presso il Palazzo della Meridiana, sede di prestigiose mostre e di eventi internazionali. Teatro della serata di chiusura sarà invece ad ottobre prossimo il “Delle Rose” di Piano di Sorrento, palcoscenico di grido nel cuore della costiera sorrentina, con cui si suggellerà questo importante progetto interregionale di promozione turistica e culturale.

Borde in su, Brusciano si prepara alla Festa dei Gigli

Mancano sei giorni all’inizio della 142esima festa dei Gigli di Brusciano. La comunità è in fermento per l’evento tanto atteso. Cinque sono i comitati che schiereranno le macchine da festa nel cuore della città. Il primo appuntamento è con l’alzata della cosiddetta borda, il palo di legno intorno al quale viene costruito ogni maestoso obelisco. Ieri è stata la volta della “Gioventù”, del “Passo Veloce” e di “Giglio di Sant’Antonio”. Oggi tocca alla “Croce”, poi al gruppo “Ortolano”. I gigli iniziano a prendere forma, l’odore della legna ha invaso un centro cittadino che pullula di gente. Gli operai stanno installando le luminarie che con la loro luce coloreranno a festa le strade cittadine.  Non manca il chiacchiericcio: come da tradizione, anche quello. Ufficialmente il “via” è previsto per il prossimo mercoledì con la processione in onore di Sant’Antonio di Padova, a cui la Festa è dedicata. Nelle serate di giovedì e venerdì sfileranno i carri allegorici, sabato le fanfare. Poi domenica sarà il grande giorno della ballata dei Gigli. Artisti emergenti si presenteranno il giorno successivo, in occasione dell’iniziativa “Notte degli Artisti”. Martedì, invece, per concludere la kermesse del 2017, in piazza XI settembre si esibiranno in concerto Enzo Avitabile e i Bottari