Caro Direttore,
per una volta vorrei essere più leggero, più aereo e meno terreno (o meno realista); mi piacerebbe parlare di sogni, dei tuoi sogni, dei miei sogni e di quelli delle poche persone che conosco ma che non confesserebbero mai la loro vita onirica. Gli antichi credevano che i Sogni fossero figli della Notte, fratelli della Morte e del Sonno. Omero, nell”Odissea, sosteneva, da parte sua, che i sogni fossero inspiegabili ed ambigui e che le loro porte d”accesso fossero una di corno e l”altra d”avorio.
I sogni che provenivano dalla prima porta danneggiavano soltanto; quelli provenienti dalla seconda porta, invece, si avveravano. Senza farla troppo lunga, sui sogni si sono giocati le fortune dei popoli, le sorti delle guerre e dei soldati, le premonizioni, i desideri personali, le pulsioni erotiche, anche le più inconfessabili. Dalle nostre parti, poi, l”interpretazione dei sogni ha decretato il successo del gioco del lotto e quella dei sedicenti veggenti o oniromanti. Anche mia suocera, senza troppo pretese scientifiche e senza lucro, si avventura nella lettura dei sogni e nei simboli che ne deduce: il mare è abbondanza e rinascita, il serpente è risveglio anche sessuale, il ragno è disagio, lo scorpione è appagamento, il gatto è tradimento e i denti, invece, sono amore.
Qual è il codice di traduzione dell”anziana donna? Non lo so. So solo che, una volta, sono stato spedito, fuori stagione, alla conquista di un fico nero (che nel suo dialetto ella continua a chiamare “fica nera”), il cui mancato possesso avrebbe portato (sempre secondo lei) una serie di disgrazie per la nostra famiglia.
E tu, Direttore, sogni? In bianco e nero o a colori? Io, se la cosa ti può interessare (mi suona giĂ nelle orecchie la tua scorbutica risposta), ho smesso da tempo i sogni pruriginosi; ora sogno solo l”irreale, senza simboli terreni (ma non ne sono certo), l”impossibile, insomma, sogno (non è un gioco di parole) la pura aspirazione, il desiderio, l”utopia.
Sogno la politica come arte di governare e i politici come artisti del governo. Per cui sogno una polis, una cittĂ , un luogo, un territorio in cui la democrazia sia veramente una forma di governo esercitata dal popolo e dai suoi rappresentanti. Sogno il monte Somma-Vesuvio restituito alla sua lussureggiante natura, agli anfratti ricovero di Spartaco ma anche di innumerevoli boscaioli indigeni, senza case abusive, senza sentieri carrozzabili, senza Suv che vi scorazzano, senza la natura costretta a diventare matrigna (frane, alberi sterili, frutti avvelenati).
Sogno una scuola statale funzionante (art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. L”istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” [ma la Gelmini non lo sa!]), una universitĂ senza baronie (carriere precluse agli studenti senza quarti di nobiltĂ “accademica”; percorso di studi più brillante se condito, talvolta, da affettuosa disponibilitĂ a donarsi. Per non parlare dei test d”ingresso a medicina: tutti dicono che per superarli bisogna essere o raccomandati o ricchi, ma nessuno denuncia veramente il presunto reato);
un servizio sanitario non ammalato (andateci in una delle nostre aziende sanitarie: se non vi affidate ad un usciere con i galloni di dirigente, se non vi garantite un”appartenenza politica, se non vi dichiarate –con prove provate- “clientes”, inutile sperare nel disbrigo di una pratica di invaliditĂ , in un”assistenza che vi spetta e, forse, sin”anche nel rinnovo della patente!).
Sogno l”eguaglianza sociale (Art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignitĂ sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”), il rispetto delle minoranze (etniche, linguistiche, religiose. Gli extracomunitari trattati come uomini e non come individui da compiangere o da biasimare), sogno le pari opportunitĂ (quante sono le donne veramente inserite nei gangli della societĂ ? E cosa hanno dovuto pagare [rinunzie, ricatti, maldicenze, sevizie psicologiche], per arrivare, quando ci sono riuscite, dove sono arrivate?). E, poi, non so quante altre cose sogno!
“Sbucarono dei soldati che lo circondarono ridendo. Erano vestiti di bruno ed avevano tricorni sulla testa. In una mano tenevano il fucile e nell”altra una bottiglia di vino. Il loro capo era un nano mostruoso, con una testa piena di bitorzoli. Tu sei un traditore, disse il nano, e noi siamo i tuoi carnefici. Federico Garcìa Lorca gli sputò in faccia mentre i soldati lo tenevano fermo: poi, sentì un colpo e sobbalzò nel letto. Stavano picchiando alla porta della sua casa di Granada con il calcio dei fucili”. (Sogno di Federico Garcìa Lorca poeta e antifascista, in Antonio Tabucchi, “Sogni di sogni”, Sellerio, 1992).
Direttore, è fantastico avere la capacitĂ di sognare ed è ancora più fantastico sperare e cercare di tradurre i sogni in realtĂ . Io sogno sempre, a volte con intensitĂ inaudita, e mi capita come in quel verso di De Andrè, “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”, (Fiume Sand Creek).
Cosa augurarti, Direttore? Mantieni intatta, anche tu, la capacitĂ e la voglia di sognare. Almeno quella!
(Fonte foto: Rete Internet)
COL CAOS CHE C’É IN GIRO NON CI RESTA CHE SOGNARE!
PERCHÉ I GENITORI URLANO AI FIGLI?
Rispondo ponendomi la domanda, da un altro punto di vista: “:perchè le persone che si amano, per esempio due innamorati, non urlano, ma parlano soavemente, o sussurrano ciò che desiderano dirsi e, in molti casi, non hanno neanche bisogno di parlare, o sussurrare, ma semplicemente guardarsi negli occhi”?
Le persone che amano o che vivono, secondo il proprio modo di sentire e che si fanno guidare unicamente dal “cuore” non urlano, perchè non sono schiave dei fatti, delle situazioni, degli avvenimenti, dei problemi, o degli altri, nè ritengono che tutte queste cose siano più importanti di se stessi, della propria vita, dei propri affetti e delle proprie potenzialitĂ . Le persone che scelgono di essere in contatto, con il proprio mondo interiore, con i propri sentimenti e le proprie emozioni non sperimentano gli effetti deleteri e devastanti della “rabbia” e sapranno facilmente vincere il bisogno irrefrenabile di doverla scaricare sugli altri per liberarsene.
Tutti sanno che si grida contro un”altra persona quando si è arrabbiati, perchè quando si è arrabbiati, si è lontano dal proprio cuore e dal “cuore dell”altro”. Lontano dal cuore si è vicino solo alla propria mente e alla “mente dell”altro” e i rapporti e le relazioni del tipo “mente-mente”, sono rapporti superficiali, rabbiosi e distruttivi. Per questo motivo i genitori urlano ai figli piuttosto che, parlare o condividere con loro, oggi è così, oggi fanno tutti così: i genitori parlano e urlano ai figli, i docenti parlano e urlano agli alunni, gli adulti parlano e urlano ai giovani, i preti parlano, ammoniscono e urlano ai fedeli, i politici parlano, mentono e urlano agli elettori. Tutti sono in preda al fare, all”agire, al capire, al consumare e nevroticamente gestire e controllare la propria vita e quella degli altri.
Bisogna ritornare al più presto a parlare “con gli altri” e non più “agli altri”: i genitori devono parlare con i figli, i docenti devono parlare con gli alunni, gli adulti devono parlare con i giovani, i preti devono parlare con i fedeli, i politici devono parlare con gli elettori, senza più urlare, aggredire, nè gestire, controllare o comandare. Bisogna ritornare a scuola, bisogna che, soprattutto, i genitori e i docenti ritornino a scuola per imparare di nuovo a comunicare e imparare a parlare e comunicare “con” e non più “a”.
I genitori e i docenti dovranno imparare ad acquisire imprescindibili e inderogabili competenze e abilitĂ per potere svolgere al meglio il difficilissimo compito di educare, istruire e far crescere, nel pieno e completo sviluppo psicofisico, gli adolescenti loro affidati: rispetto, ascolto, sensibilitĂ attenzione, interesse, congruenza ed empatia per la Persona. Non è esattamente facile interagire efficacemente con gli altri nei rapporti interpersonali rispettando il proprio sentire e le proprie emozioni, io stesso, in quanto genitore di 5 figli, 28, 25, 12, 8, 2 , mi trovo, spesso, a fare i conti con il frenetico e nevrotico ritmo che ci impone la vita odierna e che ci sbatte di fronte a tantissime preoccupazioni, a cose da pensare e da fare allontanandoci inesorabilmente dal nostro amare, sentire e comprendere.
Bisogna prestare molta più attenzione alla nostra dimensione sensibile ed interiore, occorre imparare ad ascoltare, anche la nostra rabbia, specie nei momenti difficili e, nei momenti in cui si è persa la calma. È dietro la rabbia, infatti, che si celano i nostri più profondi, veri, sinceri e personali sentimenti, che preferiamo nascondere a noi stessi e all”altro, con urla, aggressione e cattiveria. Per questo motivo l”ASPU ha voluto creare, per prima in Italia e in Europa la “Scuola di formazione permanente per Genitori”, perchè si possa diventare il “Genitore desiderato e amato dai propri figli”.
Genitore non si nasce, s”impara a diventarlo così, come s”impara a leggere, a scrivere e a fare tante altre cose, pertanto, se si vuole fare il genitore in modo efficace, sereno e positivo, si dovrĂ andare a scuola e, soprattutto, per imparare a non urlare più, a non aggredire e avvilire la personalitĂ e la vita dei propri figli.
(Fonte foto: Rete Internet)
PER APPROFONDIMENTI
LA RUBRICA
CLAN RUSSO. ECCO CHI STA TREMANDO DOPO GLI ARRESTI
Di Amato Lamberti
L”arresto di Salvatore e Pasquale Russo ha segnato una importante vittoria dello Stato contro il potere di una organizzazione criminale che era stata capace di mettere sotto controllo malavitoso un intero territorio. Ad essere controllate dal clan Russo non erano soltanto le attivitĂ economiche ma soprattutto le amministrazioni comunali dell”intera area nolana e con esse tutte le opportunitĂ di vita e le speranze di futuro dei cittadini.
In pratica chi voleva fare impresa non solo doveva soggiacere alle richieste estorsive del clan ma si doveva in qualche modo associare per partecipare alla spartizione degli appalti pubblici egemonizzati dal clan attraverso il controllo di amministratori, dirigenti, funzionari di Comuni ed Enti pubblici. Una fittissima ragnatela di complicitĂ e di collusioni da anni è stesa sul territorio nolano e comprende politici, amministratori, imprenditori, rappresentanti dello Stato, liberi professionisti, oltre a dirigenti e impiegati pubblici. In alcuni Comuni, come ho più volte scritto, non si muoveva foglia senza il benestare e la partecipazione del clan criminale dei Russo.
Anche quando il potere criminale sembrava tutto nelle mani di Carmine Alfieri, i Russo avevano una autonomia che permetteva enormi accumulazioni di denaro perchè si giocava sull”acquisto di terreni e su rapidissime varianti urbanistiche che trasformavano terreni agricoli in aree edificabili. Compravano a dieci terreni incolti e rivendevano a dieci milioni appartamenti e palazzi di cinque-sette piani, senza neppure farsi carico degli oneri di urbanizzazione, tanto a sanare le situazioni provvedevano politici e amministratori interessati e compiacenti. Oggi, dopo gli arresti di Salvatore e Pasquale Russo, sono molte le persone che staranno tremando avendo perso la copertura che garantiva incolumitĂ alle loro malefatte amministrative e gestionali.
L”azione della magistratura non dovrebbe infatti fermarsi all”arresto dei capi di uno dei clan più pericolosi perchè profondamente innervato nell”economia e nella politica del circondario nolano. Dopo gli arresti si dovrebbe passare al recupero dei beni accumulati con l”attivitĂ criminale e al portare alla luce la ragnatela di collusioni e compartecipazioni che ha divorato gli appalti pubblici ma anche tutte le opportunitĂ che passano attraverso le pubbliche amministrazioni, dai Comuni, alle ASL, agli ospedali, fino agli Enti, alle Agenzie territoriali e alle cliniche private.
GiĂ beni per 300 milioni di euro sono stati confiscati ai Russo, ma il patrimonio accumulato, come ben sanno i cittadini del nolano, è molto più ingente perchè è fatto anche di imprese, societĂ , cooperative, in compartecipazione con altri soggetti che hanno costruito le loro fortune grazie al sostegno politico e amministrativo del clan criminale. Ma i Russo non avrebbero mai potuto realizzare una tale signoria criminale sul territorio senza un adeguato sostegno politico a livello locale, provinciale, regionale e nazionale. Questi “perversi legami” vanno portati finalmente alla luce se si vogliono realmente sconfiggere i poteri criminali che strozzano il presente e il futuro delle comunitĂ nolane.
Non lo si è fatto dopo l”arresto di Carmine Alfieri, consentendo ai gruppi criminali che agivano sotto il suo controllo di diventare clan autonomi con ancora maggiore potere di penetrazione e di condizionamento; non vorremmo cha anche questa volta ci si accontentasse della vittoria in una battaglia e si perdesse la guerra contro la camorra perchè non si è puntato sulla disarticolazione della rete di collegamenti che ne assicurava forza e potere.
Senza collegamenti con la politica, con le pubbliche amministrazioni, con il mondo imprenditoriale, con le istituzioni, con i poteri finanziari, la camorra non ha nessun potere: è ridotta ad una associazione di malfattori, come si diceva una volta, capace di commettere reati ma non di controllare e governare un territorio. La nostra speranza è che la politica non fermi ancora una volta l”avvio di quella guerra di liberazione del territorio dalla camorra che i cittadini “onesti” aspettano da sempre.
(Fonte foto: www.repubblica.it)
CITTÁ AL SETACCIO
ARTICOLO CORRELATO
L’IMPORTANZA DEGLI IMMIGRATI
Di Don Aniello Tortora
È stato presentato a Roma dalla Commissione Episcopale Migrazioni e Migrantes della CEI (Chiesa italiana) il Dossier Statistico Immigrazione 2009. Mons. Bruno Schettino, Presidente della Commissione Episcopale Migrazioni e Migrantes ha svolto una bellissima riflessione cui mi riferisco per il contributo di questa settimana.
La presentazione del Dossier è stata l”occasione per fare il punto sulla posizione della Chiesa cattolica italiana sul fenomeno migratorio.
Il Concilio Vaticano II insegna che, specialmente sulle grandi questioni, la chiesa nel suo complesso deve restare in ascolto della societĂ , delle sue preoccupazioni e delle sue aspettative, cercando di costruire insieme a tutte le persone di buona volontĂ una convivenza più solidale. È proprio in forza di questa capacitĂ di ascolto che alla chiesa viene riservato un grande credito, anche sul tema dell”immigrazione.
Bisogna prendere atto dell”immigrazione come nuovo segno della societĂ .
Il rapporto si presenta come un osservatorio che considera sua funzione essenziale quella di pubblicare e commentare le statistiche sull”immigrazione, mettendole a disposizione dell”intera societĂ .
Sappiamo tutti che la conoscenza è un prerequisito essenziale dell”azione. A questa esigenza risponde l”impegno per la raccolta dei dati sull”immigrazione. È, infatti, convinzione della chiesa che gli interventi in materia migratoria vadano preparati con una serena riflessione sulle statistiche, confrontandosi cioè da vicino con la realtĂ e cercando di riflettere su di essa, mentre una diversa impostazione sarebbe di grave pregiudizio alla crescita dei cittadini, dei politici e dell”intera societĂ .
Dai dati statistici risulta chiaro che l”immigrazione è una dimensione strutturale della societĂ italiana. Nel recente passato le cose non stavano affatto così e l”Italia era un paese di emigrati all”estero. La presenza all”estero è rimasta, ma nel frattempo siamo diventati anche un grande paese di immigrazione e le due popolazioni pressochè si equivalgono: 4 milioni di cittadini italiani all”estero e 4 milioni di cittadini stranieri in Italia. Nel 1970 vi era un cittadino straniero ogni 400 residenti, nel 1990 uno ogni 100.
Oggi è di origine straniera 1 ogni 14 abitanti e nel 2050 secondo le previsioni dell”Istat lo sarĂ 1 ogni 6 abitanti. Questa forte progressione non può non colpire.
I flussi in entrata stanno diventando più consistenti di quelli in uscita dall”Italia dopo la seconda guerra mondiale, quando in centinaia di migliaia ogni anno ci trasferivamo all”estero. Attualmente non c”è altro paese al mondo, se non la Spagna, che stia sperimentando un ritmo di crescita così elevato della popolazione immigrata.
Tutti gli indicatori statistici sono concordi nel presentare il futuro dell”Italia come sempre più caratterizzato dall”immigrazione. Questo fenomeno sociale non è passeggero, come certe prese di posizione farebbero pensare, ma al contrario è contrassegnato da caratteri di stabilitĂ sempre più marcati.
Il Dossier si sofferma ripetutamente su questi aspetti come, ad esempio, l”equilibrio tra i due sessi, la prevalenza del carattere familiare dell”insediamento, l”aumento dei figli degli immigrati e la loro rilevante presenza nelle scuole, la consistente crescita di quanti sono nati in Italia (le seconde generazioni superano giĂ il mezzo milione di unitĂ ), l”incidenza crescente nel mondo del lavoro, la fortissima presenza delle collaboratrici familiari nelle nostre famiglie, il radicamento nella societĂ attestato dall”acquisto delle case, e, per farla breve, dal desiderio di partecipazione a livello culturale e sociale.
Possiamo concludere questo primo punto, dicendo a ragione che l”immigrazione è un aspetto rilevante della societĂ italiana di oggi.
Capire le ragioni della crescita dell”immigrazione.
Siamo, allora, tutti, chiamati a giudicare questa realtĂ di fatto, a pronunciarci sul suo aspetto qualitativo. Non sono pochi i cittadini, e anche i fedeli, che in buona fede inquadrano l”immigrazione come un fattore che ha contribuito a peggiorare l”andamento dell”Italia. Cito alcuni degli addebiti negativi più ricorrenti sollevati nei confronti degli stranieri: non condividono i valori del nostro passato storico-culturale-religioso, non mostrano interesse a integrarsi, pregiudicano la stabilitĂ della nostra occupazione, con la loro delinquenza e il loro modo di comportarsi rendono le nostre cittĂ più insicure, pretendono solo la concessione di sempre nuovi diritti senza volersi fare carico dei doveri. La lista potrebbe continuare, ma tanto basta per fare qualche precisazione.
Se una realtĂ produce in prevalenza effetti negativi e si può evitare, penso che tutti possiamo concordare sul dovere di rimuoverla dalla societĂ o, quanto meno, di ridimensionarne la portata. Le cose però non stanno così. Parlando di immigrazione prevalgono, infatti, di gran lunga i benefici che essa arreca sugli inconvenienti che comporta. Inoltre, non si tratta di un fenomeno eliminabile a piacere, anche perchè la presenza immigrata è funzionale allo sviluppo del Paese, essendo un puntello al nostro malandato andamento demografico e alle carenze del mercato occupazionale.
Dagli anni “90 l”Italia sta registrando un andamento demografico negativo, in quanto il numero dei decessi supera quelli dei nuovi nati. La popolazione italiana diminuirĂ con un ritmo accentuato, ma fortunatamente questo impatto negativo è temperato dalla popolazione immigrata, che è più giovane e ha un tasso di natalitĂ più elevato.
Un ragionamento analogo va fatto per la necessitĂ di forza lavoro aggiuntiva. Un”esigenza che spiega perchè i lavoratori immigrati abbiano raggiunto la quota di due milioni, concentrandosi specialmente in alcuni settori, come quello della collaborazione familiare, dell”edilizia o dell”agricoltura.
Queste stesse ragioni spiegano perchè gli immigrati, che attualmente sono 4 milioni, saranno 6 milioni nel 2017, pari al 10% della popolazione residente, e nel 2050 diventeranno 12,3 milioni, pari al 18% dei residenti secondo le previsioni dell”Istat.
In un contesto così caratterizzato bisogna fare di necessitĂ virtù, non perchè lo dice la chiesa o si debba essere buonisti per forza, ma per essere realisti, capire il senso della storia e le esigenze del Paese.
In un mondo globalizzato, che avvicina tutte le aree del mondo, le migrazioni sono quei vasi comunicanti che permettono di effettuare uno scambio fruttuoso, a nostro beneficio sotto l”aspetto demografico e internazionale, a beneficio dei Paesi di origine per quanto riguarda le speranze di sviluppo. Rispetto ai grandi temi irrisolti dalla politica internazionale, quali sviluppo disuguale, la povertĂ , la divisione equa della ricchezza, gli immigrati sono un fattore equilibratore, una delle non molte ragioni di speranza.
Questo non vuol dire che il fenomeno migratorio non ponga anche dei problemi, cosa assolutamente impossibile anche in considerazione delle rilevanti dimensioni assunte dai flussi migratori; tra l”altro, i problemi dei quali spesso ci lamentiamo, sono in buona parte favoriti dalle nostre carenti politiche di integrazione. Se ci sforziamo con il Dossier di procedere a un calcolo del dare e dell”avere, il vantaggio per l”Italia è innegabile e rafforza la convinzione che, se gli attuali immigrati venissero a mancare e cessassero i flussi, si assisterebbe a un vero e proprio disastro.
Senza un “pacchetto integrazione” non c”è una vera politica migratoria.
Da più di un anno sentiamo parlare del “pacchetto sicurezza” che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti. Poco, invece, si è sentito parlare del “pacchetto integrazione”, di un”impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza ma li contempera con la necessitĂ di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella societĂ che li ha accolti. La Chiesa, con toni meditati ma fermi e ripetuti, ha avuto modo di sottolineare che senza integrazione non c”è politica migratoria. La vera sicurezza nasce dall”integrazione.
Su questa impostazione ha influito l”esperienza maturata dalla Chiesa italiana in un secolo e mezzo di servizio agli emigrati italiani all”estero, quando essi rischiavano di essere considerati unicamente come braccia da lavoro.
Ancor più alla radice, su questa impostazione ha influito la concezione del migrante come persona portatrice di diritti fondamentali inalienabili, concezione collegata direttamente con la fede in Dio Padre di tutti. Le decisioni politiche trovano un limite nel rispetto della dignitĂ delle persone.
È sulla base di queste motivazioni che l”eccessiva enfasi posta sul “pacchetto sicurezza” ha visto perplessa e contrariata la comunitĂ ecclesiale. È eccessiva la sperequazione tra l”interesse a difenderci da eventuali problemi connessi con l”immigrazione e il dovere di accoglierla. Molto opportunamente il Dossier di quest”anno, ridimensionando l”allarme criminalitĂ , sottolinea che il clichè dell”immigrato-delinquente non trova riscontro nei dati statistici e che inizia a vacillare anche il clichè “italiani brava gente” a seguito dei ricorrenti atti di razzismo e intolleranza nei confronti degli immigrati.
Con serenitĂ , possiamo affermare che bisogna cambiare e favorire condizioni di vita più serene per noi stessi e per gli immigrati. A questo fine dobbiamo impegnarci per raggiungere una maggiore funzionalitĂ della pubblica amministrazione negli adempimenti che regolano la vita degli immigrati. Dobbiamo favorire un loro inserimento nella societĂ , che certamente comporta da parte degli immigrati l”osservanza dei doveri di cittadini ma anche, da parte nostra, una loro maggiore accettazione a tutti i livelli: di inserimento lavorativo (come si è fatto con l”ultima regolarizzazione), di cittadinanza (come è stato fatto con una recente proposta di legge), religioso (evitando che Dio venga invocato per contrapporci gli uni gli altri), politico (con maggiori aperture a livello di voto amministrativo).
Dobbiamo, allora, abituarci a inquadrare con maggiore equilibrio il fenomeno delle migrazioni, accettandone la necessità . Cerchiamo di essere vicini agli immigrati, aiutandoli concretamente a conciliare le loro differenze – religiose, socio-culturali, linguistiche – con il nostro sistema normativo. Preveniamo gli inconvenienti, che non mancano, ma apprezziamo anche il loro apporto per la crescita del Paese.
Raccogliamo la sollecitazione del Papa a impegnarci “in prima persona”, con la condivisione dei bisogni e delle sofferenze degli altri, e spingiamo anche i politici in questa direzione, perchè solo così la societĂ italiana ne uscirĂ rafforzata. Lungo le vie del futuro, non servono tanto i divieti quanto la condivisone di obiettivi comuni.
Don Tonino Bello ha sempre sognato –e noi insieme con lui, oggi più che mai– che nel mondo si realizzasse la “convivialitĂ delle differenze”.
(Fonte foto: Rete Internet)
L’AGIO, IL DIS-AGIO E LA SCRITTURA
La scrittura, pur costituendo un prodotto a noi esterno, produce qualcosa che, prima di esistere, giĂ ci appartiene. Essa, infatti, ferma pensieri che, se affidati alla sola oralitĂ , andrebbero perduti, e costituisce, pertanto, la produzione di idee e di immagini recuperate dallo spazio della parola.
Attraverso una pagina di diario, un”autobiografia sviluppiamo l”arte del nostro pensiero, vivendo la scrittura stessa in una sorta di funzione maieutica che crea luoghi di risposta creativa al nostro mondo interiore.
Se tutto ciò è vero per il mondo degli adulti, tanto più è significativo per l”adolescente che ha la possibilitĂ di sperimentare nell”esperienza dello “scrivere”, l”opportunitĂ di uno scambio non conflittuale con il suo dis-agio.
Egli può, così, sperimentare una condizione favorevole, scrivendo, magari, in prima persona, implicandosi, esprimendosi al punto da realizzare una sintonia fra esperienza e rappresentazione scritta che produce “agio”.
Scrivere di sè diviene così scrivere per sè, per il proprio benessere e tale esercizio al contempo comporta nel nostro giovane, un” occasione di esperienza espressiva con conseguente arricchimento personale.
Numerose esperienze ci insegnano che la scrittura crea condizioni e opportunitĂ di maturazione di abilitĂ , competenze ed attitudini civili e cultural: impossibile non fare riferimento a “Freedom writers”, un film del 2007 diretto da Richard LaGravenese, tratto dal libro “The Freedom Writers Diary: How a Teacher and 150 Teens Used Writing to Change Themselves and the World Around Them”, che racconta la storia vera dell’insegnante , la signora Gruwell e della sua classe di studenti problematici di un liceo californiano (nella foto un fotogramma del film).
I protagonisti di questa storia si definirono così, ispirandosi ai “Freedom Riders”, gli attivisti per i diritti civili che nel 1961 percorsero il Sud degli Stati Uniti per protestare contro la segregazione razziale. I giovani californiani infatti, sotto la guida della loro insegnante, imparano ad usare la “parola” come strumento di “liberazione”: alcuni di loro riusciranno a diplomarsi e diversi di loro riusciranno anche ad andare al college e tutti in qualche modo riusciranno ad usare la parola scritta per operare il faticoso passaggio dal dis-agio all”agio del vivere e affrontare la propria esistenza in tutta la sua complessitĂ .
OSSERVATORIO ADOLESCENTI
LINGUAGGIO GLOBALE (O TORRE DI BABELE)
Di Giovanni Ariola
Sono appena usciti dal nostro Laboratorio, al quale giungono dai locali dell”attigua biblioteca persistenti i rumori del martello pneumatico e di altre attrezzature dei muratori che procedono alacremente (!?) alla ristrutturazione programmata, il prof. Geremia Fantasia e il giovane professore Piermario Z.
Intelligenza inquieta ed appassionata quest”ultimo, tanto quanto quieta, moderatamente riformatrice e vagamente sognatrice quella dell”altro, non sopporta l”immobilismo e s”accende di sdegno ogni qualvolta viene in contatto con persone che difendono situazioni mummificate o con eventi che impediscono un mutamento innovativo e, secondo lui, migliorativo.
Il prof. Fantasia ha da tempo esercitato con lui il suo talento inventivo nell”arte nomignolesca, soprannominandolo “il rivoluzionario”, ma ora, dopo l”ennesimo alterco, durante il quale il giovane prorompe in affermazioni di radicalitĂ inaudita, lo ribattezza “l”incendiario”.
– Non si può – era stata l”ultima frase del prof. Fantasia – accettare una invasione così sfacciata e prepotente di parole straniere nella nostra lingua:
– Il vostro strepito di puristi parrucconi – aveva subito ribattuto il professorino, diventando rosso come un peperone e accennando un passo quasi di danza nervosa – non fermerĂ lo scorrere ineluttabile del presente nel futuro:.bisogna azzerare, azzerare quanto più è possibile, per lasciare che il nuovo trovi campo libero e si affermi:
Le loro voci avevano poi accompagnato i loro proprietari che erano usciti e si erano allontanati.
– Sono d”accordo con Geremia – disse amaro il prof. Eligio, quasi parlasse a se stesso – non posso non essere preoccupato:bisogna assolutamente opporre una qualche resistenza al processo di cambiamento selvaggio, sconsiderato che sta subendo la nostra lingua:
– E tuttavia si può fare ben poco contro questa corrente continua, inarrestabile:- ribatte pensoso il prof. Carlo – Si tratta di un fenomeno che interessa tutto il pianeta e che è legato alla globalizzazione. Vi sono stati più cambiamenti in questi ultimi cinquanta anni che nei secoli precedenti da Dante in poi:Dovresti ricordare, ancora negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, venivano considerati, e noi, molto disciplinatamente e alquanto pedissequamente, considerammo sconvenienti, inopportuni e comunque da evitare, i termini stranieri. Atteggiamento che era un retaggio del periodo fascista e conseguenza del divieto di usare soprattutto vocaboli della lingua dell”odiata e “perfida Albione”:
– Che però si collegava – aggiunge e precisa il prof. Eligio – ad un filone di pensiero che come sai arriva fino all”Accademia della Crusca:
– Certo – ammette il prof. Carlo – e che dura tuttora:Ricordo ancora il mio insegnante di italiano: “attenzione ai forestierismi o, per meglio dire barbarismi (gli piaceva pronunciare questa parola e lo faceva con un tono tra il sadico e il dispregiativo): non si dice e non si scrive garage ma autorimessa, non si dice e non si scrive pullman bensì corriera, a bar è da preferire caffè, anche la parola sport è bene sostituirla con attivitĂ fisica:
– E ora? – chiede e si chiede l”altro prof.
– GiĂ :e ora:Voglio leggerti questa lettera di una mia allieva ad una sua amica, lettera che, non so come, mi è capitata tra le mani e che io, dopo averla letta, ho ritenuto di dover fotocopiare e di conservare come documento dello stato della nostra lingua come è diventata nell”uso corrente.
Inutile dire che ho cancellato i nomi delle persone, mittente e destinataria, per rispetto della privacy :ahimè! Mi rendo conto di aver usato la parola di moda:avrei potuto dire rispetto della vita privata. Ma ecco la lettera.
“Ti comunico che il prossimo week- end andrò con il mio boy friend (fidanzato) sul Cervino, dove abbiamo prenotata una camera per tre giorni in un Bed & Breakfast. Venerdì sera salteremo sul nostro suv (Sport Utility Vehicle, fuoristrada) e via. Ne abbiamo proprio bisogno. Siamo davvero stressati. In ufficio è diventato un inferno. Ti ho parlato del mobbing (comportamenti violenti di vario genere da parte di un superiore o di un collega) a cui sono sottoposta. Per giunta sono stata vittima di uno scippo da parte di una baby gang (banda di ragazzini) Lui poverino appresso al suo capo con il suo lavoro di ghostwriter (segretario personale con il compito tra l”altro di redigere lettere discorsi per il suo superiore), costretto a correre da una cittĂ ad un”altra in aereo o in auto: la settimana scorsa sono rimasti un”intera notte nella hall (grande sala d”ingresso), precisamente nel terminal (aeroporto) di Amsterdam, dove s”erano recati a visitare uno dei supermarket e alcuni dei negozi della catena franchising (affiliazione commerciale) di outlet (punto vendita che offre prodotti a prezzi scontati) di proprietĂ del suo boss (capo di un”organizzazione o di un”azienda).
Per tre giorni vogliamo stare lontani da tutto questo e dalla nostra vita di tutti giorni. Soprattutto niente movida (vita notturna molto vivace e movimentata, frequente nelle grandi cittĂ ). Lontano da pub (locale pubblico, birreria), happy hour (ora dell”aperitivo) e simili. Solo footing (corsa praticata in scioltezza come attivitĂ fisica salutare) e trekking (escursioni in luoghi solitari di montagna). A contatto con la natura. Perciò abbiamo scelto una localitĂ poco conosciuta, non frequentata da vip (Very Important Person, persona molto importante) o esponenti della top class (la classe più alta della societĂ ). Solo gente semplice, acqua e sapone. Naturalmente gli ho vietato di portare con sè il computer e forse spegneremo i cellulari. Non vogliamo nè mandare nè ricevere telefonate, sms (da Short Message System: brevi messaggi), e-mail (messaggio inviato per posta elettronica)”.
– Per non parlare – aggiunge il prof. Eligio – di certa mania di festeggiare qualche –day (giorno) particolare sul modello del Columbus day:.tipo birthday (compleanno)..e non mancano espressioni esilaranti come vaffaday (giorno della manifestazione di protesta organizzata dal comico Beppe Grillo) o Jatevenne day:sì proprio così, hanno chiamato così il giorno di protesta contro l”occupazione di un ex convento nella zona di Materdei a Napoli da parte degli estremisti di destra “Casa Pound”.
– Non sai se devi ridere o piangere. Ci avviamo verso il linguaggio globale o verso una nuova torre di Babele?
LINGUA IN LABORATORIO
É L’ITALIA DEL BENESSERE…
MEGLIO CONFORMISTA O MINORANZA RUMOROSA?
Caro Direttore,
ti devo confessare che non ricevo posta da alcuni anni. Nella mia cassetta per le lettere abbondano solo pubblicitĂ commerciali (quand”è il tempo anche pubblicitĂ elettorali, i noti santini), fatture, bollette di utenze da pagare e qualche cartolina di miei vecchi allievi. Anche sul mio indirizzo di posta elettronica arriva ben poco. Per non parlare, poi, degli sms: zero. Solo a Natale e Pasqua (di recente è di moda anche a ferragosto) degli auguri stereotipati (buone feste a te e famiglia), in quanto facente parte di qualche mailing list di amici e conoscenti generosi.
Eppure, nel fine settimana scorso ho ricevuto, tutti insieme e nello stesso giorno (sabato), ben tre sms. Il primo, a firma di un noto esponente politico della nostra zona, mi ricordava “domenica 25 ottobre partecipiamo alle primarie per un PD forte e unito. Votiamo Bersani”; il secondo, a firma di un altro noto esponente politico, mi ricordava, invece, di votare Franceschini. Il terzo sms mi è stato inviato, infine, da una mia collega di lavoro: “Bersani o Franceschini? Che dilemma!”. Erano le 18, 26 di sabato 24 ottobre. É stato, quest”ultimo, il messaggio a cui ho anche risposto, alienandomi sicuramente una vecchia amicizia: “É un dilemma da coglioni!”.
Domenica mattina, di proposito, ho fatto un giro in alcune realtĂ territoriali a noi (vesuviani) ben note. Caro direttore, ho assistito ad una grande lezione di partecipazione politica e civile. Molti esponenti di partito (alcuni erano stati storici esponenti di partiti opposti al PD), nei loro abiti buoni della domenica, presidiavano i seggi elettorali (un modo pomposo per indicare il luogo in cui si tenevano le primarie del PD), cercando di carpire, ai pochi elettori, ancora entusiasti e liberi, un suffragio per la lista di Bersani o di Franceschini (Marino era pressochè inesistente, un fantasma).
Molte auto, poi, circolavano, senza un posto libero a bordo, trasportando elettori che, prelevati a casa propria, vi erano di nuovo riaccompagnati, dopo aver adempiuto al loro dovere! Insomma, direttore, una grande lezione di “sovranitĂ del popolo” o, a dirla tutta, una bella lezione di forza, messa in piedi dai soliti padroni delle tessere. Pensa che i referendum, massimi strumenti di democrazia diretta, non hanno sempre riscosso tanto successo! Ti è noto, infatti, direttore, la difficile vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale del 1946.
E ti sono altrettanto noti i risultati di alcuni referendum abrogativi, per i quali i partiti non si sono per niente impegnati, quando non si sono anche svenati, per scongiurare la partecipazione popolare e decretarne l”archiviazione con l”etichetta di “risultato non valido”. Te ne ricordo qualcuno? Disciplina della caccia, giugno 1990, un”affluenza alle urne solo del 43% degli aventi diritti. Abrogazione dell”uso dei pesticidi nell”agricoltura, giugno 1990: 43% degli aventi diritto. Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare, giugno 1997, 30% degli aventi diritto. Eliminazione del rimborso spese per consultazioni elettorali e referendarie, maggio 2000, 32% degli aventi diritti. Estensione del diritto al reintegro nel posto di lavoro, per i dipendenti licenziati senza giusta causa, giugno 2003, 25% degli aventi diritto. Abrogazione della possibilitĂ per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione, giugno 2009, 23% degli aventi diritto.
Bastano? Ed in questa evidente dissipazione di risorse umane e finanziare, molte volte (purtroppo), molti esponenti di partito –anche di sinistra- hanno esortato gli elettori ad andare al mare piuttosto che alle urne!
A bocce ferme, Bersani l”ha spuntata. Ancora non è chiaro cosa potrĂ avvenire nel futuro dei democratici. Scissioni, separazioni, correnti, ripensamenti? È ancora presto per saperlo con certezza.
Caro direttore, dopo quanto ti ho scritto, sono certo che non riceverò mai più un sms. E non arriveranno neppure le cartoline, dai luoghi di villeggiatura, da parte dei miei vecchi allievi. Molti di essi, infatti, giĂ non mi scrivevano da tempo, perchè avevano abbracciato l”ideologia della destra in doppiopetto, quella di potere e non potevano, di sicuro, intrattenere corrispondenza con un vecchio arteriosclerotico con idee di eguaglianza, solidarietĂ , giustizia sociale e così via.
Un numero altrettanto sostanzioso di vecchi allievi aveva deciso, poi, di non scrivermi più, perchè, volendo giustificare la propria scelta di galleggiare, nella vita come nella politica, aveva fatto la scelta del partito dalla fusione fredda. Cosa, quest”ultima, che mi aveva fatto ridere fragorosamente e mi aveva allontanato, perciò, gli ultimi sodali.
E dopo quanto ti ho scritto, non mi invierĂ alcun sms nemmeno la mia collega di lavoro, quella che veste solo con abiti firmati (è il diavolo che veste Prada?), frequenta costosi ristoranti e beve solo vino d”annata, fa più di un periodo di vacanza in luoghi rigorosamente esotici, prova fastidio per gli extracomunitari, crede in una scuola di base fortemente selettiva, non disdegna raccomandazioni pur di raggiungere i suoi traguardi, è sensibile al fascino del potere (dovunque vale la massima che “”o cummanĂ è meglio do” fottere!”). Però ha il dilemma di chi scegliere tra Bersani e Franceschini. E Marino? Ma, dai, quello aveva giĂ perso in partenza!
“L”ultima era la lancia della posta. Il colonnello la guardò attraccare, con un”angosciosa inquietudine. Sul tetto, legato ai tubi del vapore e protetto da un”incerata, vide il sacco della posta. Quindici anni di attesa avevano acuito la sua percezione:Il dottore ricevette la corrispondenza col pacco dei giornali. Nel frattempo, l”impiegato distribuì la posta tra i destinatari presenti. Il colonnello osservò la casella che portava l”iniziale del suo cognome [:]. Il medico interruppe la lettura dei giornali. Guardò il colonnello. Poi guardò l”impiegato seduto davanti all”apparecchio del telegrafo e poi di nuovo il colonnello.
Andiamo-, disse. L”impiegato non alzò la testa. -Niente per il colonnello-, disse. Il colonnello provò vergogna. -Non aspettavo niente-, mentì. Rivolse al medico uno sguardo del tutto infantile. -A me non scrive nessuno.” (Gabriel Garcìa MĂ rquez, “Nessuno scrive al colonnello”, Mondadori, 1982).
Direttore, mai ti è mai capitato di vivere come se fossi fuori dal mondo? O come se abitassi nei fotogrammi di un film o nelle pagine di un racconto, di un romanzo? Per un momento ti senti quasi vivo, protagonista. Pensi: allora, certe situazioni non nascono solo nella mia fantasia, possono esistere davvero nella mente di un altro, nella realtĂ virtuale o letteraria che sia, diventare un film, una sceneggiatura? Poi, qualcuno interrompe la pellicola, chiude il libro e tu ritorni nei tuoi dubbi, nelle tue depressioni, nei tuoi pensieri brutti. A me sta capitando sempre più spesso. E a te?
(Fonte foto: Rete Internet)
PENSARE ITALIANO
I DIECI COMANDAMENTI PER CONVERTIRCI
Di don Aniello Tortora
Ho partecipato alla bellissima esperienza ad Acerra con i giovani della FOCSIV (volontari per il terzo mondo).
Più di 100 giovani, soprattutto del Nord Italia, sono venuti in Campania per una “full immersion” nella nostra realtĂ sociale.
Ad Acerra la sera di venerdì 16 ottobre io e il dott. Tommaso Esposito (Comitato per la difesa del territorio) abbiamo presentato ai ragazzi il film “Beautiful Cauntri”, che denuncia il degrado prima etico e poi ambientale del nostro territorio.
I giovani sono stati attentissimi e certamente hanno toccato con mano i problemi reali della nostra terra e hanno conosciuto da vicino le dinamiche dei nostri ripetuti interventi contro la localizzazione dell”Inceneritore in una zona altamente inquinata dai rifiuti tossici. É notizia di questi giorni la chiusura dell”impianto perchè deve essere adattato per bruciare il “talquale” con tutte le conseguenze inquinanti, ancora, per il nostro territorio!
Sabato 17 ottobre, poi, insieme alla comunitĂ acerrana, alla presenza del vescovo Mons. Rinaldi e del Sindaco, abbiamo piantato un ulivo, davanti all”Inceneritore, segno del nostro impegno a lottare sempre per affermare la pace e la giustizia in questa nostra regione.
La diocesi di Acerra con i giovani della FOCSIV hanno preparato una veglia di preghiera stupenda che ci ha visti tutti i partecipanti coinvolti, anche emotivamente: i temi della terra, delle nostre radici, della custodia del creato, del futuro dei nostri figli sono “scottanti” e “appassionanti” e interpellano continuamente le nostre coscienze, il nostro senso critico, la nostra quotidianitĂ e il nostro stile di vita, vero responsabile della sovrapproduzione di rifiuti.
L”incontro di Acerra è stato importante non solo per la denuncia delle ingiustizie cui siamo stati costretti, ma anche per guardare al futuro e sentirci tutti un po” più responsabili, rivedendo i nostri stili di vita.
Durante la veglia ci siamo chiesti: come possiamo, nel concreto, cambiare le nostre abitudini, per produrre meno rifiuti?
Ecco, di seguito, le dieci regole per convertirci:
1. Divertiti producendo meno rifiuti: ad esempio privilegia locali che non utilizzano piatti, bicchieri, posate, tovaglie, ecc. “usa e getta”.
2. Preferisci prodotti italiani di qualitĂ : minore è stato l”impatto in fase di trasporto e i produttori sono soggetti a leggi molto restrittive per quanto riguarda l”attenzione all”ambiente.
3. Ci sono beni che anche di “seconda mano” funzionano benissimo e non hanno bisogno di essere nuovi, come ad es. un libro scolastico usato. Pensa quindi, prima di acquistare un bene, alla sua durata nel tempo. Anche il portafoglio ne riceverĂ beneficio
4. Prima di eliminare vestiti, libri, mobili, elettrodomestici, biciclette, ecc. pensa se possono servire a qualcun altro: gli oggetti invece che essere gettati possono essere ceduti in molti modi utili, sia per te che per gli altri.
5. I prodotti usa-e-getta ci hanno negli anni reso più liberi, sollevandoci dall”obbligo di lavare ad esempio fazzoletti, tovaglioli, pannolini, piatti, stracci, ecc. Quando però ti accorgi di quanto tempo è necessario per acquistarli, trasportarli e organizzarli in casa, per poi buttarli dopo l”uso:valuta se ti conviene!
6. Con una raccolta differenziata seria si può riciclare più dell”80% dei rifiuti domestici.
7. Produrre meno plastica è facile: basta chiedere al bar bevande alla spina o nel vetro, scegliendo al supermercato prodotti con pochi imballaggi.
8. Bevendo l”acqua del rubinetto, che è potabile, ciascuno di noi evita di produrre 12 Kg di plastica all”anno.
9. Non dobbiamo dimenticare il buon senso della “ricetta europea” basata sulle erre: riduzione dei materiali, riuso, raccolta differenziata, riciclo, recupero energetico.
10. Produciamo troppi rifiuti: ogni persona in Messico produce 350 Kg di spazzatura all”anno. In Italia 500 Kg e negli Stati Uniti 760 Kg.
Anche in questa occasione la Chiesa ha annunciato, denunciato e, soprattutto, invitato a Rinunciare.
LA RUBRICA
L’ÉLITE POLITICA CAMPANA HA MENTALITÁ CLIENTELARE
Di Amato Lamberti
La questione rifiuti può servire, almeno a mio avviso, ad aprire scenari nuovi rispetto ai ragionamenti, riguardo alla camorra, che da anni si portano avanti un po” a tutti i livelli, da quello della pubblicistica a quelli della politica e della magistratura, e che negli ultimi tempi hanno ripreso particolare vigore. Tutti, infatti, sembrano convinti che il problema “camorra” si riduca alla lotta contro i gruppi criminali che degli affari criminali, come estorsioni, usura, traffico e spaccio di droga, fanno la loro principale attivitĂ e proprio per raggiungere i loro obiettivi hanno messo sotto controllo “militare” il territorio.
La politica, naturalmente, per allontanare da sè gli sguardi e le inchieste, sostenuta anche dagli apparati di controllo dello Stato, spinge nella direzione di bande criminali isolate ed estranee rispetto alle logiche economiche e politiche del territorio, “corpi estranei” da colpire e sradicare anche con l”aiuto dell”esercito. L”emergenza rifiuti, qualunque sia l”esito delle indagini giudiziarie, dimostra, invece, che, per comprendere la funzione della camorra, e, quindi, le stesse ragioni del suo diffuso radicamento, bisogna partire dai fondi pubblici e dalle manovre congiunte, a tenaglia, per gestirle a proprio vantaggio, messe in opera da parte della politica e dell”imprenditoria operanti sul territorio.
L”immagine della tenaglia vuol dire chiaramente che se politica e imprenditoria sono i bracci della leva, la camorra è il fulcro che li tiene insieme e permette, ad entrambi, di raggiungere i risultati: schiacciare i concorrenti e appropriarsi a proprio vantaggio della gestione dei fondi pubblici. Continuare a credere e a sostenere che la camorra sta solo nel braccio dell”impresa, fa comodo alla politica, che si erge a difesa della legalitĂ mentre rivendica la più ampia e incontrollata discrezionalitĂ nella scelta dei progetti, dei partner e delle procedure per affidare appalti e forniture.
Senza il braccio della politica, i fondi pubblici non sono nè raggiungibili nè utilizzabili: per questo, la camorra, come sta nell”impresa sta anche nella politica e nelle amministrazioni pubbliche. E fa da fulcro con la sua logica, fatta di un mix di violenza, intimidazione, corruzione, che riesce a tenere insieme imprenditori e politici che puntano comunque a ottimizzare a proprio vantaggio le rispettive rendite di posizione.
L”aspetto più preoccupante, quindi, quando si parla di camorra, è sicuramente quello della saldatura sempre più frequente e vistosa tra ceto politico/amministrativo e organizzazioni/consorzi criminali di imprese e d”affari. Il politico e l”amministratore non hanno, certo, nè interessi nè convenienza a stabilire rapporti con la manovalanza del crimine e nemmeno con le organizzazioni che si occupano della gestione del mercato criminale, ma si trovano sempre più spesso a dover fare i conti, avendone piena consapevolezza, con il livello legalizzato o semilegalizzato delle organizzazioni criminali: vale a dire col sistema delle imprese con personale e/o capitale camorristici che forniscono beni e servizi.
Al di lĂ delle collusioni e delle connivenze personali, pure presenti e numerose, resta il fatto che il ceto politico e amministrativo non sembra in grado di far fronte alla pressione costante che queste imprese, solo apparentemente legali, operano sul mercato della distribuzione dei fondi pubblici e delle opportunitĂ di lavoro e assistenza.
Due le ragioni di questa incapacitĂ : da un lato, l”inadeguatezza di alcuni sistemi amministrativi, oltre che di tutta una serie di norme procedurali, specie per quanto riguarda tutto il complesso settore degli appalti per la fornitura dei servizi e per la realizzazione di opere pubbliche; dall”altro, una incapacitĂ che è anche il risultato di mentalitĂ e atteggiamenti che tendono a sottovalutare la presenza di organizzazioni criminali e, nello stesso tempo, a privilegiare rapporti, spesso informali, con forti potenziali di ricaduta, in termini di benefici personali, sia sul piano politico che, a volte, su quello strettamente economico.
Il problema di fondo della Campania appare, quindi, essere quello della solidificazione, in questi ultimi venti anni, di una èlite politica che per formazione, interessi e mentalitĂ , oltre che per mere ragioni di sopravvivenza, fa, della gestione delle sue prerogative decisionali e dei fondi pubblici, un uso sempre più spesso particolaristico, orientato a rinsaldare posizioni di potere personali e di gruppo e a togliere spazi e possibilitĂ di manovra politica agli avversari. Di qui il ricorso sempre più accentuato a meccanismi clientelari di distribuzione di favori, prebende, assunzioni e denaro pubblico.
Di qui la saldatura con gli interessi delle imprese e dei gruppi, come quelli “camorristi”, che sulle reti clientelari fondano la loro capacitĂ di controllo del mercato economico e delle pubbliche amministrazioni. Quando quote significative del mercato politico e del mercato economico sono tenuti insieme dallo stesso reticolo di clientele, è scontata una rappresentanza politica espressione di interessi precisati, ma anche di una gestione della cosa pubblica che non si cura più nemmeno del rispetto formale delle procedure amministrative.
L”intervento della Magistratura testimonia che questa saldatura si è ormai realizzata in molte realtĂ locali, ma la “cura” non può essere demandata ai magistrati, visto che si tratta di un problema squisitamente, come si diceva una volta, politico.
(Fonte foto: Rete Internet)
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