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Pozzilli. Ieri la Giornata Mondiale dell’Epilessia, l’impegno di Neuromed per una corretta informazione contro il pregiudizo
- venerdì, 5 febbraio 2016 alle ore 9:00 il dottor Alfredo D’Aniello e la dottoressa Liliana Grammaldo incontreranno studenti e docenti dell’Istituto Comprensivo ‘San Giovanni Bosco’ in via Giovanni Pascoli, Isernia;
- venerdì, 12 febbraio 2016 alle ore 9:00 il dottor Alfredo D’Aniello e la dottoressa Liliana Grammaldo incontreranno studenti e docenti della Scuola Media Statale ‘Giovanni XXIII’ in corso Garibaldi, Isernia;
- Gli studenti delle terze classi degli Istituti coinvolti parteciperanno al concorso Neuromed dal titolo “Epilessia: mettiamo in crisi il pregiudizio”. Ogni classe presenterà un elaborato grafico che verrà giudicato dal una commissione composta da due rappresentati delle scuole, due specialisti del Centro di Epilessia Neuromed e dal Presidente della Fondazione Neuromed. La premiazione dei lavori più significativi avverrà giovedì, 17 marzo 2016, alle ore 17:30 presso la Sala Conferenze del Parco Tecnologico I.R.C.C.S. Neuromed in occasione del ‘3° Neuromed workshop on focal epilepsies”.
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La Giornata Mondiale delle Zone Umide
Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle Zone Umide: serbatoi di biodiversità che si sono drasticamente ridotti negli ultimi anni
Nell’ultimo secolo, oltre il 64% delle zone umide sono scomparse. Laghi e torbiere, lagune e litorali, sono scomparsi velocemente tra pressione antropica e riscaldamento globale. Non solo non è stato raggiunto l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010, ma addirittura, secondo l’Ispra, il tasso di declino e perdita di alcune popolazioni di specie legate agli ecosistemi acquatici è quadruplicato dal 2000 a oggi.
L’allarme arriva in occasione del 2 febbraio: la Giornata Mondiale delle Zone Umide, istituita nel 2003, l’Anno dell’Acqua indetto dalle Nazioni Unite. E la data non è stata scelta a caso. Corrisponde con la sottoscrizione della Convenzione Internazionale di Ramsar, avvenuta 45 anni fa, il 2 febbraio 1971, che ha sancito la tutela di questi habitat, fondamentali per la conservazione della biodiversità. “Stagni, paludi, torbiere, bacini naturali e artificiali permanenti con acqua stagnante o corrente dolce, salmastra o salata, che comprendono aree marittime la cui profondità, in condizioni di bassa marea, non superi i sei metri”: così vengono definite nella Convenzione le zone umide.
Oltre a rappresentare l’habitat di moltissime specie di flora e fauna, le zone umide sono fondamentali anche per agricoltura e turismo, e soprattutto perché contribuiscono, in quanto regolatrici del regime delle acque, alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Ma oggi sono seriamente a rischio: la loro estensione si è ridotta di oltre 2/3 e le principali minacce sono tutte di origine antropica: le sostanze inquinanti impiegate nell’agricoltura, gli scarichi industriali e civili, il massiccio sfruttamento delle risorse e il consumo di suolo.
In Italia, secondo l’elenco stilato dal ministero dell’Ambiente, ci sono 53 zone umide che interessano ambienti e paesaggi di 15 regioni. Qui si rifugia il 40% della biodiversità italiana (e quasi il 50% delle specie di uccelli). Tutte aree inserite nella rete Natura 2000 o in aree protette nazionali, regionali o locali. Ma che vanno difese.
Ecco perché Legambiente, in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, si mobilita per far conoscere questi luoghi straordinari dal punto di vista ambientale ma spesso sottovalutati, organizzando escursioni guidate fino al 13 febbraio. “Vogliamo ricordare che per proteggere questi preziosi ecosistemi serve l’impegno diretto delle istituzioni e la sensibilizzazione dei cittadini” spiega il responsabile Aree protette di Legambiente. “Le specie viventi nelle acque interne, che sostengono processi vitali e produttivi, forniscono una serie numerosissima e varia di servizi ecosistemici. La perdita di questi servizi” sottolinea Nicoletti “in particolare di quelli relativi ai processi depurativi, produttivi, alla regolazione dei fenomeni idrogeologici e alla fissazione del carbonio presente nella biosfera, potrebbe determinare impatti preoccupanti sui processi produttivi e sulla qualità della vita dell‘uomo”.
In un Paese come il nostro dove mancano ancora la sinergia fra le Direttive Quadro sulle Acque, Habitat e Uccelli e le aree marino-costiere, e la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’ambiente marino “è necessario sollecitare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini affinché siano avviate le necessarie azioni di tutela” continua Nicoletti.
San Giuseppe Vesuviano: task–force di contrasto ai reati ambientali ed al lavoro irregolare
Somma Vesuviana: al Teatro Summarte “Jazz & Baccalà”, rassegna musicale in collaborazione con Associazione Musicology

