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In questo lungo anno e mezzo sono state davvero tante le storie di persone che hanno dovuto lottare contro il coronavirus. Alcune hanno avuto un lieto fine, altre invece no.

 

Tra milioni di persone c’è Teresa, donna di 39 anni, moglie di Filippo e mamma di due bambine di 6 e 12 anni. Questa famiglia di Ottaviano ha toccato con mano il lungo decorso del covid-19 e ha visto per la prima volta cosa significa essere in gabbia nella propria casa: “Siamo sempre stati attenti, fin dall’inizio del covid: doppia mascherina, distanziamento, igienizzanti. Tutto. Eppure il covid l’abbiamo preso lo stesso. Il nostro calvario è iniziato il 17 novembre ed è terminato il 10 gennaio.”

Teresa e la sua famiglia sono stati costretti in casa per due lunghi mesi, senza avere la possibilità di uscire, di respirare anche solo per un attimo un’aria diversa:” Andare a fare la spesa era diventato il mio momento di svago dallo stress che stavamo vivendo a causa della paura di poter contrarre il virus. Siamo una famiglia di persone sane e fortunatamente nessuno di noi ha subito gravi conseguenze post covid ma a livello morale e psicologico è stata davvero dura.”

Come si fa a spiegare ad una bambina di 6 anni che è prigioniera nella sua stessa casa a causa di un virus potenzialmente mortale? “Bisogna sapere dosare le parole e cercare di non far pesare troppo la situazione esterna. Non è stato facile per me e mio marito, a volte avremmo voluto piangere dalla disperazione e dalla solitudine che provavamo ma c’erano due bambine che non meritavano di vedere certe scene. Ci siamo inventati giochi impensabili, abbiamo fatto pigiama party a più non posso con annesse merende della mezzanotte. Ci abbiamo provato in tutti modi a tenerle su di morale ma a volte non bastava.”

Questa famiglia è stata molto fortunata perché ha avuto accanto tantissime persone pronte ad aiutarla anche solo con una parola di conforto:” Amici, familiari, vicini di casa, sono stati tutti fantastici. Erano tutti pronti ad aiutarci dividendosi i compiti: c’era chi faceva la spesa, chi passava in farmacia, chi veniva sotto la nostra finestra per salutarci anche per due minuti. In più siamo stati molto fortunati anche con i medici e con l’Asl: non ci sono mai stati ritardi per tutti i tamponi che abbiamo fatto, i risultati li abbiamo ottenuti molto rapidamente. Leggo storie di persone che raccontano di una mala sanità, a noi e a molte persone che conosco, invece, è andata diversamente.”

Teresa racconta di un episodio in particolare in cui dei medici hanno dimostrato di essere delle persone meravigliose oltre che ottimi professionisti:” Un giorno abbiamo chiamato un’ambulanza perché mio marito non si sentiva bene, i medici hanno subito capito che si trattava di un attacco di panico e non di un sintomo del covid. Gli hanno parlato come se parlassero ad un figlio o un fratello, gli hanno spiegato come respirare, cosa fare in caso ne avesse avuto un altro in seguito e come capirlo. Hanno anche parlato con le nostre bimbe: alla più piccola, uno dei due ha fatto un disegno veloce su un foglio per farle capire come il virus potesse ‘entrare nelle persone’. Da quel giorno mia figlia ha iniziato a spiegare a tutta la nostra famiglia e nostri amici la storia del covid (ride).”

Teresa racconta di una sanità che funziona e che è umana, che accoglie e dà speranza.

“Vedere dei medici sorridere in quel modo nonostante tutte le cose brutte che hanno visto in questo lungo periodo.. Non ho parole, davvero! Questo fa capire quanto alcune persone siano semplicemente speciali e quanto amino il proprio lavoro” racconta emozionata Roberta che continua “abbiamo trovato, nella nostra personale lunga lotta contro il covid-19, dei professionisti meravigliosi che, tra l’altro, hanno dimostrato di essere davvero come quei tanto agognati supereroi che vediamo al cinema. Anzi, molto di più.”

Una storia, quella di Teresa e della sua famiglia, che fa sorridere e sperare, che quasi mette di buon umore. Perché tra le tante tragiche storie che abbiamo raccontato in questi mesi, è sempre bello poter accorgersi che dove c’è tanto buio a volte c’è anche tanta luce.