Somma Vesuviana, urge manutenzione per la Chiesa di San Domenico

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2002

Quattro anni fa, il 25 maggio 2016, nelle prime ore della mattinata fu restituito alla comunità di Somma Vesuviana uno dei simboli storico-culturali della città. Urge subito un piano serio di  interventi di manutenzione.

 

I lavori all’epoca si conclusero, ufficialmente, alla fine di marzo del 2016, dopo numerose vicissitudini legate all’apertura del cantiere e in seguito ad una gara d’ appalto. La direzione fu affidata all’arch. Antonino Pardo, l’ing. Vittorio Vitagliano e all’arch. Vincenzo Molaro. Se la documentazione non ci smentisce, sembra che l’incarico, affidato ai tre professionisti sommesi, sia stato il primo in assoluto nella storia. Come ben tutti ricorderanno la vicenda partì dal danno provocato da quel tremendo fulmine, che, in una notte settembrina di fine estate del 2013, scelse la cuspide dove abbattersi e successivamente coinvolse tutta la verticalità del campanile di San Domenico, come via più breve, per giungere al suolo e scaricare la sua energia; da qui la necessità di riparare il campanile e scongiurare la caduta di materiale lapideo sconnesso sulla sottostante piazzetta Emanuele Filiberto.

Ebbene, quella crepa fu l’occasione per riqualificare tutta l’area urbana che circonda il complesso monumentale. La via Enrico Cecere (maestro – compositore) tornò ad avere un aspetto simile agli anni del dopoguerra, quando alberi di piccola taglia segnavano il suo sviluppo stradale dalla stazione della Circumvesuviana alla via Roma, fino all’altezza del già denominato Largo del Rosario, sede dell’oratorio della omonima confraternita laicale.

Il largo del Rosario, appunto, che prima dell’intervento era un’ intersezione stradale tra numerose strade, riuscì a riappropriarsi della connotazione di piazza intesa come ritrovo e socializzazione. Il campanile perdeva la sua funzione di colombaia, ovvero ricovero colonizzato di numerosi piccioni di passaggio, alla quale l’impraticabilità delle scale in legno lo aveva relegato. Dopo l’intervento, una nuova scala insieme ad un nuovo solaio restituivano l’accessibilità alla cella campanaria, che ospita tuttora una campana risalente al XVII sec. d.C.

La piazzetta San Domenico (il vero toponimo è Guglielmo Marconi), antistante la Chiesa, non più insolito parcheggio, diventò uno spazio di aggregazione dove poter condividere maggiormente il tempo libero all’uscita delle funzioni religiose, nonché in occasione delle cerimonie ospitate dal complesso monumentale.

L’ingresso all’ex convento, vecchia sede Municipale, annesso alla Chiesa, assunse, con la riqualificazione, l’austerità e l’importanza più consona alla destinazione odierna rappresentata dall’Archivio Storico e dalla Pro-Loco cittadina.

Ebbene, tutto il complesso monumentale fu riqualificato nell’aspetto di facciata e valorizzato da una nuova concezione di illuminazione notturna, che mediante l’utilizzo i punti luce saggiamente disposti, esaltavano, con la successione di chiaro e scuro, la maestosità architettonica dell’edificio sacro.

Sono trascorsi quattro anni e, senza polemizzare in nessun modo, urge tempestivamente un intervento risolutore che elimini, subito, le erbe infestanti che stanno colonizzando il campanile (vedi foto) e l’oratorio del SS.mo Rosario. E’ urgente riattivare il quadro elettrico del sistema orologio – campane per la gioia del Rettore Don Nicola De Sena, che tanto si sta attivando per il recupero materiale e spirituale della chiesa. L’orologio, inoltre, della torre campanaria, fermo alle 9:31, è un dispositivo a cui tutti i sommesi sono affezionati, soprattutto gli anziani. Sotto quell’orologio – ‘o scium sotto ‘o campanaro –  si sono incontrati generazioni di sommesi, e dove oggi, scorre la vita cittadina. I pali luminosi di via Diaz e via Cecere sono spenti. Le strisce led, collocate sulla parte inferiore delle panchine in pietra, sono state sradicate. Bisogna eseguire un intervento sulla cornice della facciata del vecchio Municipio (ASL) prospiciente la piazzetta San Domenico, in quanto si è riscontrato un distacco della pittura. Con i dissuasori abbattuti nella stessa piazzetta, le auto sono tornate nuovamente a parcheggiare. La criticità per eccellenza, infine, è il mancato funzionamento delle telecamere.