Somma Vesuviana, una nuova statua di San Giuseppe Moscati nella chiesa parrocchiale di San Giorgio

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Un ricco programma è previsto in occasione della memoria liturgica del santo. I festeggiamenti si concluderanno mercoledì, 16 novembre, alle ore 19:00 con una solenne Messa e la benedizione con la reliquia del santo. La vera storia del miracolato Giuseppe Montefusco.

 

 

L’ inizio del triduo è fissato per domenica 13 novembre alle ore 18:30 con la celebrazione di una santa Messa per i medici, infermieri ed operatori sanitari. Per l’occasione sarà benedetta la nuova statua del santo per la venerazione dei fedeli. Il simulacro è di vetroresina, altezza 1,30 cm, donato dalla devota famiglia Granato di Somma Vesuviana.  I momenti di preghiera si concluderanno mercoledì, giorno della memoria liturgica. Un momento molto atteso – spiega don Nicola de Sena – in quanto Moscati è una figura molto amata in città. La comunità parrocchiale celebrerà il medico santo proprio nella chiesa di San Giorgio, in cui è nata e si conserva la devozione.

La storia inizia negli anni ottanta del secolo scorso, quando fece l’apparizione sulla parete sinistra della parrocchiale chiesa di San Giorgio martire un quadretto del beato Giuseppe Moscati. Tra i banchi, dopo le sante messe, s’intrecciavano strane voci su una meravigliosa storia di un giovane fabbro sommese di nome Giuseppe Montefusco, il miracolato, che per l’occasione sarà presente alle prossime ricorrenze. Agli inizi del 1978, il diciannovenne giovane iniziò, improvvisamente, ad accusare stanchezza, pallore, vertigini e inappetenza. Fu ricoverato, immediatamente, il 13 aprile dello stesso anno all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove gli fu diagnosticata la leucemia acuta mieloblastica, che all’epoca non dava via d’uscita.

Un giorno la mamma Rosaria, in visita, gli donò un piccolo ritratto del beato Moscati che aveva acquistato su una delle tante bancarelle napoletane per sole 2.000 lire, ponendolo accanto al cuscino del figlio. La madre andò via e lo lasciò solo col suo compagno di stanza: un ragazzo affetto da tumore. Durante la notte, il giovane sentì dire nel sonno queste parole: Vedrai, Giuseppe, presto guarirai… Svegliatosi e scosso forse dall’incredibile sogno, il giovane pensò che a parlare fosse stato il vicino di letto, che invece dormiva tranquillamente. Quella voce, invece, proveniva da quel quadretto accanto al cuscino. Mamma Rosaria, la mattina successiva, senza che il figlio le raccontasse nulla di ciò che era accaduto, gli riferì che in sogno le era apparso il medico del piccolo quadro. Tuo figlio starà bene, non preoccuparti, le aveva detto. In un mese, sotto gli occhi allibiti dei medici, avvenne l’incredibile: Giuseppe guarì perfettamente e riprese il suo lavoro di fabbro. La grave leucemia era totalmente sparita. Dopo la guarigione, l’incredibile caso fu sottoposto all’attenzione della Congregazione per le Cause dei Santi, che confermò la guarigione di Giuseppe Montefusco non spiegabile secondo le conoscenze mediche. In questo caso non c’erano dubbi: i cardinali espressero il loro parere favorevole e Sua Santità decise la canonizzazione. Oltretutto, era il terzo e decisivo miracolo del beato medico. Il 25 ottobre del 1987 nella gremita piazza San Pietro, Giovanni Paolo II proclamò santo il medico napoletano, di cui ben conosciamo la pratica eroica delle sue virtù in vita. Tra le numerose personalità presenti c’era il giovane sommese Giuseppe, che offrì al Papa un volto di Cristo di ferro battuto. L’opera fu realizzata nella sua officina sommese. Dopo la canonizzazione, sempre per interessamento di don Raffaele Menzione, fu concessa alla sua parrocchia una reliquia ex indumentis di Moscati, consistente in un piccolo pezzo di stoffa. Il pittore Domenico Troianiello, inoltre, donò alla stessa chiesa un quadro raffigurante il Santo attorniato da un gruppo di fedeli, tra cui anche il parroco Menzione. Attualmente la pittura giace polverosa nella cantoria della chiesa e meriterebbe la sua degna collocazione.

 

Il quadretto del beato e nel piccolo riquadro il giovane G. Montefusco