Riceviamo e pubblichiamo dall’Associazione Tutela dei Riti del Monte Somma
Sabato 23 Aprile si rinnova a Somma Vesuviana, il Rito della “Festa della Montagna”, in onore della Madonna di Castello. Un appuntamento che tra sacro e profano rievoca ancora una volta riti pagani e cristiani. La manifestazione coincide con l’avvento della primavera, il risveglio della vegetazione e della vita, dopo la “morte” invernale, e l’inizio del ciclo del raccolto. Essa prende il via con il “Sabato dei Fuochi”, ed è il fuoco l’elemento principale di questa festa, teso ad esorcizzare la presenza del vulcano, oltre a rievocare leggende e riti della storia vesuviana con tutte le simbologie che sono intrinseche in questo elemento. I fuochi sono accesi lungo le radure dei boschi e i calanchi che incidono i fianchi della montagna, in onore della Madonna di Castello, per ricordare il ritrovamento leggendario della testa lignea della stessa, la cui statua andò distrutta durante l’eruzione del 1631, insieme alla chiesa che la ospitava. Nella piccola piazzetta pensile davanti al Santuario, arrivano le Paranze del Sabato dei Fuochi, del primo Maggio per rendere omaggio alla Madonna con i loro canti ” a ffigliola”. La festa termina con altrettanta devozione il 3 Maggio, detto il Tre della Croce: le Paranze di quella data ripetono il rito ed omaggiano la Madonna di Castello detta anche “Mamma Schiavona o Pacchiana o affettuosamente “Vicchiarella nosta”.
Per tutti i giorni arrivano gruppi di pellegrini provenienti da ogni parte della Regione, ed anche fuori. Al mattino, dopo aver salutato la Madonna, molti risalgono la montagna fino al “ciglio” per assistere alla messa davanti ad una piccola cappella costruita dai fedeli sulla punta più alta del Monte Somma. Questi gruppi sono organizzati in Paranze con suonatori di tammorra, flauto, putipù, fisarmonica e altri strumenti arcaici e della tradizione popolare. Le “paranze” hanno una grande valenza sociale perché durante i festeggiamenti si creano occasioni d’incontro, di rapporti sociali tra gente che per il resto dell’anno sono dediti esclusivamente al lavoro. Verso sera, dopo aver trascorso la giornata sulla vetta del Monte Somma e reso omaggio alla Madonna posta nella chiesetta al Ciglio, ridiscendono verso il Santuario, pet la benedizione, e poi portando in omaggio la cosiddetta “Pertica”. Il rito legato a quest’ultima consiste nel taglio di un giovane alberello di castagno. Liberato dalle foglie e addobbato con fiori e rami di ginestra, vi si appendono piede e muso di vaccino(‘o pere e ‘o musso), collane fatte di nocciole o castagne, limoni, mele, fiocchi di carta colorata e l’immagine della Madonna di Castello in cima. La pertica così addobbata, in segno benaugurante di abbondanza e prolificità, viene donata alla persona amata, dopo avere dedicato a quest’ultima un canto “a figliola” ed una tammurriata. In questo rito si è soliti individuare una simbologia fallica, ma che è sicuramente propiziatrice di abbondanza. Alla fine della giornata, dopo un’ultima tammurriata di saluto ed un canto “a ffigliola” di congedo, la paranza accompagna a casa ogni componente con canti a “fronn’ ‘e limone”.
Quest’anno, nel rispetto delle leggi emanate dallo stato per contrastare l’epidemia Covid_19, le Paranze non ripeteranno il rito della “Pertica” da donare alla propria compagna. Esse si fermeranno sul sagrato della chiesa del Santuario, ove doneranno simbolicamente la pertica alla Madonna di Castello. Allo stesso modo non verranno lanciati i fuochi d’artificio dai diversi punti delle colline circostanti, in quanto le Paranze tutte, per il rispetto e la solidarietà alle popolazioni colpite dalla guerra, hanno deciso di non creare lo spettacolo di colori e di suggestioni.









