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Riceviamo e pubblichiamo 

Il Piano Urbanistico Comunale di Somma Vesuviana dovrà essere impostato su alcuni principi fondanti:

  • l’eguaglianza dei diritti, connessa alla necessità di garantire una sostanziale indifferenza dei proprietari dei suoli interessati dalle scelte di pianificazione, e di una equa ripartizione tra essi dell’edificabilità prevista e degli oneri che gli interventi comportano soprattutto in termini di cessione dei suoli per le infrastrutture pubbliche e le attrezzature a standard ex D.I.1444/68;
  • la sostenibilità dello sviluppo, precauzione e prevenzione ambientale, connessa alla necessità di tutelare i valori ecologici e paesaggistici e salvaguardare le risorse energetiche e naturali non rinnovabili evitando che nuovi usi del territorio compromettano quelli delle future generazioni.

In questa direzione il PUC dovrà individuare Ambiti di Trasformazione per la realizzazione delle attrezzature a standard, destinate a colmare il fabbisogno pregresso della città o a rispondere a quello indotto dalla nuova edificazione, per dare risposta alle principali esigenze di nuove attività e servizi, oltre che per la riqualificazione di alcune aree interessate da fenomeni di degrado urbanistico. Al fine di acquisire tali aree il Piano dovrà impiegare procedure perequative, di cui all’art. 32 della L.R. 16/2004 e del Regolamento di attuazione del Governo del territorio n.5/2011, che interesseranno pertanto sia aree libere sia aree di degrado urbano ed edilizio nelle quali è previsto un insieme sistematico di opere.

I meccanismi perequativi consistono sostanzialmente nella previsione di un Indice edificatorio di trasformazione, stabilito dal PUC e attivato con il Piano Operativo/Atti di Programmazione degli interventi (art. 25 della L.R 16/2004 e art. 9 del Regolamento Regionale di Attuazione del Governo del Territorio n. 5/2011), esteso a tutti i suoli in essi ricompresi e commisurato alle capacità edificatorie ritenute congrue per ciascuno di essi da un punto di vista urbanistico, morfologico e ambientale.

Tale indice può essere utilizzato dai proprietari dei suoli in cambio della contemporanea cessione compensativa gratuita al Comune di una quota di essi al fine di realizzare le infrastrutture puliche e le attrezzature a standard urbanistici ex D.I. 1444/68. Tale meccanismo sostituisce, di fatto, l’apposizione di vincoli preordinati all’esproprio da parte del Comune, tradizionalmente utilizzati nei piani comunali per l’acquisizione dei suoli necessari alla realizzazione di attrezzature pubbliche. La previsione di un indice edificatorio sui suoli da destinare ad attrezzature pubbliche, non solo costituisce una garanzia di equità di trattamento di tutti i proprietari dei suoli, ma consente anche di non incorrere nella scadenza dei vincoli a contenuto espropriativo che ha storicamente costituito una delle principali difficoltà attuative dei piani urbanistici comunali tradizionali nel tempo.

Per quanto riguarda la Forma del Piano Urbanistico Comunale (PUC), la legge urbanistica regionale della Campania (n. 16/2004) ha introdotto, com’è noto, importanti novità, ulteriormente chiarite e specificate dalle modifiche apportate con la L.R. 1/2010 e i successivi “Regolamento di attuazione della L.R. 16/2004 in materia di Governo del territorio del 4 agosto 2011 n. 5 e il relativo Manuale operativo pubblicato sul n. 1 di Quaderni del Governo del Territorio.

Prima fra tutte la necessità di un’articolazione in strumenti distinti, il Piano strutturale e il piano operativo con gli Atti di Programmazione degli interventi, che prevedono due diverse tipologie di disposizioni:

“a) disposizioni strutturali, con validità a tempo indeterminato, tese a individuare le linee fondamentali della trasformazione a lungo termine del territorio, in considerazione dei valori naturali, ambientali e storico culturali, dell’esigenza di difesa del suolo, dei rischi derivanti da calamità naturali, dell’articolazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità;

  1. b) disposizioni programmatiche, tese a definire gli interventi di trasformazione fisica e funzionale del territorio in archi temporali limitati, correlati alla programmazione finanziaria dei bilanci annuali e pluriennali delle amministrazioni interessate.”

In altri termini, il legislatore, mutuando un’innovazione che ha preso corpo non solo nelle proposte di legge più avanzate a livello  nazionale (come quella riconducibile alle posizioni da anni espresse dall’Istituto Nazionale di Urbanistica) ma anche nella legislazione urbanistica regionale più aggiornata e in quella campana, ha inteso indicare una strada per l’articolazione del PUC obbligando i Comuni a:

  • individuare le parti della città e del territorio di elevato valore e a “a bassa negoziabilità” (insediative, ambientali e infrastrutturali) che costituiscono di fatto il nocciolo duro dell’identità urbana, ossia l’insieme dei valori che rappresentano l’espressione dell’integrità fisica e dell’identità ambientale, storica e culturale del territorio e la struttura portante dell’infrastrutturazione e dell’attrezzatura del territorio; precisando, contestualmente, le parti trasformabili dove invece concentrare le azioni di modificazione, riassetto e completamento anche per dare risposta ai fabbisogni pregressi e futuri;
  • definire al contempo le priorità di tipo strategico della riqualificazione urbana da inserire in quelli che l’art 25 della L. R. n. 16/2004 definisce “Atti di programmazione degli interventi” per “la disciplina degli interventi di tutela, valorizzazione, trasformazione e riqualificazione del territorio comunale da realizzare nell’arco temporale di tre anni” che hanno un valore conformativo.

Questa distinzione è di particolare rilevanza soprattutto perché impegna le amministrazioni comunali ad esplicitare cosa vogliono e possono fare in un tempo breve (tre anni appunto) dentro una cornice di lunga durata e produce uno stimolo reale alla fattibilità delle previsioni, offrendo diritti edificatori solo se utilizzati in quell’arco temporale e risolvendo il problema annoso della decadenza dei vincoli attraverso l’introduzione del principio perequativo anche per le aree da destinare a servizi, di cui abbiamo parlato nel precedente capitolo.

La distinzione delle due famiglie di disposizioni (strutturali e programmatiche) e la loro redazione non sono operazioni neutrali e oggettive. Ciò è particolarmente vero per le disposizioni programmatiche che hanno una valenza operativa e che quindi richiedono uno sforzo interpretativo, selettivo e propositivo delle operazioni prioritarie e fattibili in ragione degli obiettivi strategici del Comune. Ma lo è anche per le disposizioni strutturali tese a individuare i vincoli e le tutele dettate dalla pianificazione sovraordinata e le linee fondamentali della conservazione e trasformazione a lungo termine del territorio, in considerazione dei valori naturali, ambientali e storico-culturali, dell’esigenza di difesa del suolo, dei rischi derivanti da calamità naturali, dell’articolazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità.

Le disposizioni strutturali contengono altresì i criteri per il calcolo e l’aggiornamento delle previsioni relative ai fabbisogni, per la individuazione delle priorità d’intervento e per l’attribuzione dei diritti edificatori che costituiscono un riferimento indispensabile per le disposizioni programmatiche definite con gli Atti di programmazione e il Piano Operativo. In questo senso i fabbisogni, le priorità d’intervento e le modalità di attribuzione dei diritti edificatori andranno verificate e aggiornate periodicamente in sede di Atti di programmazione degli interventi, sulla base dei criteri definiti nel PUC, per rispondere con efficacia sia alle novità emergenti nel quadro legislativo e normativo e sia alle domande poste dall’analisi delle dinamiche urbane, dalle istanze dei cittadini e delle imprese e dalle propensioni esistenti alla trasformazione urbana.

Arch Antonino Pardo