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Alle ore 7:55 di sabato 29 gennaio 1938 un tremendo boato scosse profondamente la città di Colleferro in provincia di Roma. Lo scoppio dei reparti per la produzione del tritolo dello stabilimento Bombrini Parodi Delfino causò la morte di numerose persone, tra cui un giovane sommese. L’intervista al prof. Domenico Parisi.

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Prof Parisi, il Centro Studi dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana da diversi anni sta conducendo delle nuove ricerche per arricchire la nostra storia locale: quali sono le ultime acquisizioni? C’è qualche novità nel campo della ricerca locale?

“Si una novità c’è: riguarda un nostro giovanissimo concittadino, Arnaldo Petta, deceduto in uno scoppio di una fabbrica a Colleferro nel 1938. E’ doveroso ricordare e tramandare alle generazioni future, soprattutto in occasione del 1 maggio,  questa nostra vittima del lavoro”.

Chi era Arnaldo Petta?

“Era figlio del percettore del dazio di Somma,  Giacomo Petta e di Assunta Renzo. Nacque a Somma Vesuviana in piazza Vittorio Emanuele III il 31 luglio 1919, diventato poi un giovane robusto e di belle speranze, si traferì a Colleferro in provincia di Roma, dove trovò lavoro come operaio nella BDP, una fabbrica di esplosivi di proprietà di Parodi Delfino, passato alla storia come imprenditore illuminato, perché, in pratica, attorno alla sua fabbrica, fece sorgere dal nulla la città di Colleferro, affidando l’incarico ad un nome oggi di stretta attualità, l’ing. Riccardo Morandi”.

Cosa successe al giovane Arnaldo la mattina del 29 gennaio 1938? 

“Arnaldo non aveva ancora compiuto vent’anni. La mattina del 29 gennaio 1938 il giovane sommese era appena arrivato nel suo reparto; all’improvviso il suono della sirena lanciò l’allarme per un principio d’incendio nel lontano reparto del tritolo. Arnaldo lasciò, immediatamente, il suo posto e si precipitò lì, insieme ai pompieri, per dare una mano nello spegnimento. Poi, improvvisamente, la tragedia: una tremenda deflagrazione distrusse la torre del tritolo, gran parte della fabbrica e molte case intorno. Alla fine si contarono 60 vittime e 1500 feriti! Tra le macerie non fu trovato il corpo del povero Arnaldo: era stato completamente disintegrato”.

Ci fu un colpevole per quella tragedia?

“Dal verbale del processo si evince che la vicenda fu chiusa senza colpevoli, sappiamo bene, però, che il giovane fu riconosciuto tra le vittime in base ad alcuni testimoni, che lo avevano visto entrare nel reparto tritolo e ad un brandello del maglione che indossava quella mattina, riconosciuto dalla sorella Vanda”.

Lo Stato riconobbe queste morti?

“Il 5 settembre successivo un Regio Decreto di Sua Maestà Vittorio Emanuele III gli conferì una medaglia di bronzo alla memoria con questa motivazione: PETTA Arnaldo di Giacomo e di Renzi Assunta da Somma Vesuviana (Napoli) operaio Società BPD. Alla memoria. Operaio addetto a stabilimento ausiliario di produzione bellica, all’allarme lanciato per un incendio sviluppatosi nel reparto tritolo, pur non appartenendovi, vi accorreva ugualmente, cooperando con altri animosi nel generoso tentativo di domare le fiamme ed evitare uno scoppio. Investito dall’esplosione seguita, cadeva sul campo del lavoro. Luminoso esempio di elevato senso di altruismo e di eroica abnegazione. Colleferro, Roma,29 gennaio 1938 XVI”.

Professore Parisi, che iniziativa vorrebbe per l’Archivio Storico cittadino?

“Ho più volte sensibilizzato l’istituzione di un Quaderno d’Archivio, dove poter finalmente annotare tutte queste novità storiche, per poi tramandarle alle future generazioni. Arnaldo Petta, martire del lavoro, merita un posto d’onore nella memoria scritta. Ben venga, quindi, una piccolo opuscolo mensile dove poter esaltare le gesta di questi uomini. A ciò aggiungo che, alla ripresa dei lavori, chiederò ai colleghi della Commissione Toponomastica di intitolargli una stradina del paese”.