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Che le trascrizioni dell’inchiesta iniziata prima della campagna elettorale 2017 – sul voto di scambio e su altro – girino da un po’ non è un fatto presunto. Che non possano essere false, visto che molti ci si sono riconosciuti, non è un fatto presunto. Sono vere.

Che in molti le abbiano, confermando una fuga di notizie dalla Procura – senza che sia noto al momento se esistano o meno rinvii a giudizio – non è un fatto presunto, è un fatto e basta. Negli ultimi cinque giorni le chiacchiere si sono sprecate. Perché è cristallino che una «macchia» si sia sparsa su Somma Vesuviana ma dare il demerito di ciò ai giornalisti è una cosa non accettabile. Abbiamo letto – e correttamente pubblicato – comunicati stampa che si riferivano a «presunte» indagini come se noi ci alzassimo al mattino e ci inventassimo assurdità. Le indagini, l’inchiesta sul voto amministrativo 2017 ci sono state e probabilmente altre ve ne sono ancora in corso, su altri filoni. E diciamo «probabilmente» per essere corretti, una volta di più. Se ancora vi sono dubbi sui rinvii a giudizio – che ve ne sia uno, tre, cinque o dieci o nessuno – è perché evidentemente la Procura mantiene il massimo riserbo. Allora lo chiediamo ai lettori: se in quella campagna elettorale qualcuno ha comprato voti (e qualcun altro li ha venduti, cosa altrettanto deprecabile) è colpa dei giornalisti? Se vi sono state minacce, pressioni, lettere anonime, documentazioni di edifici abusivi recapitate anonimamente al Comune, è colpa dei giornalisti? Se tutto ciò ha attirato l’interesse delle forze dell’ordine e della Procura (ma anche della Dda, nell’orbita di quelle elezioni si aggiravano anche noti pregiudicati) è colpa dei giornalisti? In queste ore le dichiarazioni dei politici si sono accalcate: dai consiglieri di Somma Futura (il candidato sindaco del ballottaggio Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli, Umberto Parisi) con la consigliera Lucia Di Pilato (Fi) che hanno chiesto al sindaco di andare in Procura per saperne di più. Dal Sindaco che ha loro replicato che se si ha la coscienza pulita non c’è niente da temere, rimandando al mittente. Dal consigliere Salvatore Rianna, anche lui candidato sindaco in quella competizione, che ha annunciato qualche giorno fa una mozione da presentare nel prossimo consiglio comunale per chiedere a tutti i colleghi consiglieri, ma anche al sindaco e ai componenti dell’amministrazione, di esibire il certificato dei carichi pendenti e il modulo ex art. 335 ccp per capire anche se vi siano indagini in corso. Una proposta sposata ieri, con le stesse modalità, un post sul social network facebook da Ciro Sannino, anch’egli candidato sindaco alle amministrative 2017. Da, ancora, all’altro candidato sindaco del primo turno (ed ex sindaco) Pasquale Piccolo il quale si riferisce alle notizie relative alle indagini come «basate su qualche articolo di giornale», aggiungendo poi che tutto ciò sta danneggiando irrimediabilmente l’immagine della città. Ebbene, se così sarà, lo diciamo chiaro, non sarà certo per colpa di chi racconta, ma di chi quei fatti li ha commessi, ove mai dovesse essere accertato. E ancora, i primi a commentare le notizie di stampa erano stati il Pd e Italia Viva. Il Pd, dal canto suo, in quelle amministrative 2017, pur con un’altra segreteria, c’era e fu protagonista. Prima delle vicende che avviarono l’indagine e poi per la mancata presentazione della lista. Ebbene, il post che ora campeggia sulla pagina facebook ufficiale definisce quella campagna elettorale «un mercatino», parla di pagina avvilente, di meccanismi corrotti, di danno immane. E chiede chiarezza. Nel frattempo, si sono dimessi due consiglieri comunali Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, loro erano stati eletti in maggioranza e poi migrati sui banchi dell’opposizione. Al loro posto, con le surroghe da fare nella prossima seduta di consiglio comunale di qui a breve, entreranno i primi dei non eletti, sembra fedelissimi del sindaco Di Sarno, i quali andranno ovviamente a rafforzare la maggioranza. E non crediamo sia un caso che, proprio qualche giorno or sono (lo stesso del forfait di Raia e Scala), la giunta abbia approvato il preliminare del piano urbanistico comunale da portare poi in assise, evidentemente senza timore alcuno per i numeri, almeno per ora.

Adesso, l’inchiesta? Quella che tutto è meno che presunta? Ci si limita a raccontare quel che si conosce: un vero e imponente dispiego di uomini e mezzi, intercettazioni ambientali con dispositivi sistemati nelle auto di molti dei protagonisti, intercettazioni telefoniche che, forse – e in fase processuale laddove ci si arrivasse – aiuteranno a chiarire anche molti posizionamenti politici di allora e di oggi.