Pietro Perna da Somma Vesuviana è l’autore di un libro di filosofia e religione, in cui descrive un evento fenomenologico che si è verificato nella sua città, coniugando trascendente e immanente, fede e scienza. Un libro edito da Booksprint 2021.
Pietro Perna nasce a Somma Vesuviana nel 1960. Sposato con due figli, studia all’Università di Napoli Federico II, dove si laurea in sociologia. Esperto in psicologia giuridica ed in mediazione familiare, ha maturato molte esperienze all’interno del Tribunale per i minorenni di Napoli con le funzioni di giudice onorario sia in ambito penale, che in ambito civile. Ha svolto, inoltre, un’intensa attività presso numerose comunità terapeutiche come esperto criminologo, per il sostegno sulle problematiche tossicologiche e per il recupero e il supporto dei minori in difficoltà.
La storia inizia nella metà degli anni settanta del XX secolo a Somma Vesuviana dopo una reale visione di “Luce”, che come un uragano, sconvolge l’esistenza di un uomo e della sua intera famiglia. L’autore cerca di interpretare, attraverso uno studio empirico e scientifico, il fenomeno tramite il successivo comportamento delle persone che iniziano a frequentare l’abitazione dell’uomo, tentando di capire se fosse vera suggestione oppure una credibile forza spirituale, sotto forma di energia, in grado di modificare i comportamenti delle persone stesse. Dopo quarant’anni da questi eventi irrazionali, l’autore, Pietro Perna, cerca delle risposte razionali e scientifiche a questi eventi sia approfondendo gli studi del filosofo tedesco Edmund Husserl (1859 – 1938),sia confrontandosi con i testi sacri della Bibbia e del Vangelo. Mediante le sue acquisizioni, arriva alla conclusione che l’umanità è sostenuta da determinate forze, forme di energia, che determinano il comportamento sia nel bene che nel male. La fenomenologia si propone, quindi, originariamente come scienza rigorosa che mira all’indagine di essenze; procede però non per deduzione, ma per descrizione; ne consegue che non si propone né come una conoscenza idiografica, né come sapere normativo. Tornare alle cose stesse significa superare la disposizione naturale o ingenua, non pensare i fatti come dati positivi, ma risalire ai fenomeni e al loro darsi.

