Dominare la Tigre -1- : la comunicazione del rischio in tempo di pandemia Covid-19 e suoi effetti sulla salute mentale. Le considerazioni dello psichiatra Giuseppe Auriemma che darà il suo contributo sul nostro giornale anche nei prossimi giorni.
La pandemia del nuovo Coronavirus SARS-CoV-2 segnerà un prima e un dopo nella storia. Un’emergenza che ha invaso e occupato il nostro tempo, le nostre relazioni, il nostro corpo, sovvertendo la normale quanto frenetica vita quotidiana. Decreto dopo decreto la nostra vita ha prima rallentato, poi in modo inesorabile si è quasi fermata. Il flusso enorme di informazioni e le indecifrabili verità nascoste dietro i numeri, algoritmi e proiezioni hanno creato un contesto nuovo e in continua evoluzione. Una comunicazione spesso incerta e a tratti ambigua, ha poi accompagnato ogni fase di espansione dell’epidemia a pandemia, iniziata a Wuhan a inizio gennaio 2020, spostandosi e invadendo tutto il pianeta. Un Virus assassino, invisibile e sconosciuto, che in una percentuale di casi porta a morte, una morte orribile, in isolamento, senza respiro, una polmonite interstiziale bilaterale. È uno shock collettivo senza precedenti, un’intera nazione in quarantena, costretta in metri quadri diversi, a seconda della condizione, un’esperienza inedita, accompagnato da un pesante carico emotivo che bisogna gestire e ordinare. In pochi giorni la nostra continuità quotidiana è stata stravolta. Una “epidemia emotiva”, l’imposizione/necessità della distanza porta con sé un senso di impotenza e frustrazione, e in alcuni casi ad angoscia, solitudine, insonnia, una profonda tristezza e rabbia. Non tutti sono capaci di reggere, di elaborare l’angoscia e la paura e affrontare un tempo così incerto e sospeso. Segregati e obbligati, perché si resta immuni se ci si isola da tutti. Ci salvano le risorse tecnologiche, i tempi di immersione nei social, li dove amici e parenti ritrovano un volto in uno smartphone o nel monitor del pc. Quest’emergenza mette a dura prova la nostra salute psicologica, le preoccupazioni e l’incertezza si caricano con l’aggiornamento quotidiano del numero dei contagi, dei deceduti e dell’inesorabile avvicinamento dei CoVid-19 positivi ai luoghi in cui viviamo.
Il tutto è reso più drammatico da una comunicazione poco adeguata alla grandezza, gravità e totalità del fenomeno pandemico che genera reazioni psicologiche sia individuali che collettive.
La comunicazione in tempo di pandemia. L’allontanamento dalle zone di focolaio, il ritornare a casa dalla famiglia al sud o altre regioni, l’assalto iniziale dei supermercati, descrivono comportamenti di massa dettati dalla necessità di reagire proporzionalmente ad una situazione di crisi. I mezzi di comunicazione non hanno fatto altro che moltiplicare questa reazione nel dare notizie senza opportuna spiegazione tipo” scaffali svuotati”, “impossibile trovare un disinfettante per le mani”, circostanze che hanno indotto a ulteriori eccessi negli acquisti. “Questo non è panico, è una reazione che ha una sua razionalità, date le informazioni ricevute” spiega Lorenzo Montali, professore di psicologia sociale università Milano Bicocca. Invece Una comunicazione chiara, puntuale, responsabile, che usi un linguaggio semplice può affrontare adeguatamente le preoccupazioni e l’incertezza della comunità, prevenendo comportamenti apparentemente incontrollati ma che possono risultare dannosi durante un’epidemia. Brook e collaboratori in un articolo pubblicato recentemente su The Lancet affermano che la comunicazione è fondamentale per rendere tollerabile il più possibile la quarantena e perché questa non diventi un’esperienza negativa che può avere effetti a lungo termine sulla salute psicologica dei cittadini.
John Drury, (University of Sussex) suggerisce tre strategie di comunicazione per queste circostanze:
- Evitare l’espressione “non fatevi prendere dal panico”
- La convinzione che ci sia “panico” rende logico agire in modo individualistico
- “il panico della spesa non è panico”
Sembra evidente che un uso responsabile della comunicazione perché si favorisca un’identità condivisa, promuovendo comportamenti cooperativi che risultano i più adatti a fronteggiare le emergenze e le catastrofi. “Quando le persone pensano a se stesse come identità sociale (ad es,“sono membro della mia comunità”) sono più collaborative, meno pronte a fare code e più disposte a condividere con gli estranei le merci in diminuzione. Lo slogan “resta a casa, così fai bene a te stesso e agli altri” per esempio, mette in moto un movimento emotivo che fa crescere la solidarietà” come ha detto lo psichiatra Cancrini
Che fare? il Dott. Federico Angelucci, psichiatra e psicoterapeuta che lavora in un Centro di Salute Mentale a Napoli afferma: “L’incertezza e contraddittorietà dell’informazione è spesso fonte del mantenimento dell’ansia più chela paura della malattia in sé.
Cerchiamo di capire se è una paura reale o infondata? Possiamo certamente dire inizialmente che non è stata fatta una buona comunicazione forse perché se ne sapeva ben poco. Così è creato il terreno fertile per fomentare questa paura Anche i virologi inizialmente sembrava dessero informazioni discordati, e senza un punto d’incontro è stato facile si scatenasse il panico.
Facendo leva solo su alcune informazioni che spaventano invece di contestualizzare: per esempio, mettono in risalto le notizie preoccupanti sul primo morto in Italia di coronavirus senza citare le statistiche sulla mortalità, senza parlare dei casi di guarigione, senza dire che spesso che è asintomatico e senza consultare gli esperti prima di scrivere un articolo del genere.
La paura è un’emozione che si sviluppa per evitarci un danno o la morte e assicurarci la sopravvivenza. La paura è un’emozione che si è evoluta per favorire la nostra sopravvivenza. È una reazione di fuga davanti a un pericolo e aumenta con la percezione del rischio. Quando non si ha la sensazione di controllo sulla minaccia, perché non la si conosce adeguatamente e quindi non si hanno le armi per difendersi, allora scatta il panico e la paura.
Cerca di Ritrovare la calma.
Per sedare questa psicosi che si è creata, è importante raccogliere informazioni corrette, quindi riconoscere le fake news, controllare da chi è stato scritto l’articolo e se si tratta di una testata giornalistica seria oppure l’ennesimo sito web di notizie false. Fidatevi dei veri esperti e quindi fidatevi soprattutto dei dati diffusi del Ministero delle Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Solo con le corrette informazioni si potrà fare una valutazione precisa del rischio a cui siamo sottoposti. Nella situazione iniziale di emergenza, è stato normale essersi messi in stato di allerta e preoccupazione, l’importante è non subire in modo passivo ma essere critici nelle informazioni che ci arrivano dando credito ai veri esperti e non agli opinionisti. Essere costantemente in ansia compromette il nostro organismo abbassando le difese immunitarie e quindi rendendoci più vulnerabili a contrarre malattie”.
Scegliere i canali ufficiali da cui attingere le informazioni:
Ministero della Sanità www.salute.gov.it/nuovocoronavirus
Istituto superiore della Sanità www.epicentro.iss.it/coronavirus
(Continua)
Giuseppe Auriemma – Medico Psichiatra – Psicoterapeuta

