Somma Vesuviana, il teatro Summarte omaggia lo scrittore Dino Buzzati

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Quest’anno ricorre un malinconico anniversario per tanti lettori e appassionati, una data che segna l’assenza da mezzo secolo di uno degli scrittori italiani più geniali e poliedrici del Novecento: Dino Buzzati (1906 – 1972). Per l’ occasione, l’ Associazione Summarte, in collaborazione con l’ Archivio storico Città di Somma Vesuviana, ha organizzato con esperti, docenti e alunni una serie di appuntamenti in ricordo del poliedrico scrittore.

Scomparso a Milano il 28 gennaio del 1972, Dino Buzzati rimane un punto di riferimento eccezionale non solo per il giornalismo, ma anche per l’editoria e la letteratura del nostro paese. Un intellettuale dalle mille sfaccettature che si dilettava anche come drammaturgo, poeta, pittore, costumista, critico d’arte e autore per l’infanzia. La sua personalità, ancora oggi, e la sua arte vengono puntualmente studiate, elaborate, scoperte e riscoperte. La rassegna Somma Vesuviana incontra Dino Buzzati partirà il 3 novembre (fino al 18 dicembre) con una mostra d’ arte dell’ artista internazionale Mario Serra presso la Galleria del Teatro Summarte. Il progetto si innesta negli indirizzi regionali anche perché tocca una delle figure più celebrate degli ultimi cinquanta anni. I caratteri essenziali dell’illustre letterato, comunque, saranno ben rimarcati, successivamente, in quattro giorni di convegno che si alterneranno in questo modo:

 

  • Giovedì 3 novembre alle ore 10:00 presso il Teatro Summarte ci saranno i seguenti interventi: il dott. Giuseppe Mosca sul tema Dino Buzzati e il fantastico e, a seguire, l’artista Mario Serra sul tema Dino Buzzati e la pittura;
  • Giovedì 10 e 17 novembre alle ore 10:00 presso la Sala Convegni dell’ ex Distilleria di via Roma in Pomigliano d’ Arco sarà la volta del prof. Giovanni Russo, dirigente del Liceo Cantone, che interverrà sul tema Il dolore dell’attesa: escatologia e nichilismo nelle opere di Dino Buzzati, mentre il dott. Giuseppe Mosca continuerà sul tema Dino Buzzati e il fantastico;
  • Martedì 20 dicembre, infine, alle ore 10:00 si ritorna al Teatro Summarte con l’intervento conclusivo del regista teatrale Rosario Liguoro sul tema Lezione di arte e di vita di Dino Buzzati. La prof.ssa Florinda Brunelli concluderà la rassegna con la premiazione dei vincitori del concorso. Presenta Alessandro Masulli, giornalista e archivista.

Per l’ occasione intervistiamo il dott. Giuseppe Mosca che sarà presente a tre dei quattro appuntamenti fissati dagli organizzatori. Mosca nasce a Somma Vesuviana nel 1966. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli nel 1998, frequenta il corso per editor e correttore di bozze, organizzando e presentando manifestazioni culturali. Attualmente non solo è ricercatore e storico del Novecento, ma anche un vero esperto di letteratura italiana contemporanea e valente bibliofilo.

Giuseppe Mosca

Dottor Mosca, tra poco Somma Vesuviana scoprirà Dino Buzzati?

“Si. Ci sarà un’interessante mostra artistica e una serie di importanti convegni. Sono molto felice di questo momento. Dino Buzzati è stato uno dei più grandi personaggi della letteratura italiana del ‘900. Nasce a San Pellegrino, vicino a Belluno, e  vive successivamente gran parte della sua vita a Milano. Avremo la fortuna di poterlo ricordare a Somma Vesuviana e a Pomigliano d’ Arco. Scrittore insigne e grande giornalista cronista, nonché poeta, pittore e drammaturgo. E’ stato uno scrittore talentuoso e profondo, uno dei più importanti del nostro Novecento al punto che le sue intense pagine sono tra le più amate dai lettori odierni”.

Ci può riassumere brevemente perché Buzzati è stato così importante per tutti noi?

“Perché con i suoi racconti fantastici, i romanzi e le poesie è riuscito ad entrare nella vita di varie generazioni di lettori, conducendoli a riflettere sull’universale attraverso storie particolari. Entrò giovanissimo nelle redazioni del Corriere della Sera di Milano. Ben presto per il suo valore fu inviato in tutto il mondo e raccontò diverse battaglie della Seconda Guerra Mondiale dai fronti in cui era impegnato l’esercito italiano. Una attività che continuò anche dopo la fine della guerra. Fu anche giornalista sportivo ed esperto delle pagine d’arte del famoso quotidiano. Come scrittore, indagò la dimensione del Fantastico e dei racconti del surreale, con romanzi come Il Deserto dei Tartari (1940) e I Sette messaggeri (1942) tutt’ora tradotti e ristampati in tutto il mondo, diventando uno dei pilastri del genere narrativo del Fantastico italiano.”

Parliamo del suo romanzo più famoso. A riguardo, ci descriverebbe la magia de Il Deserto dei Tartari?

“Nelle pagine di questo grande romanzo si sente lo scorrere continuo del tempo che fugge mentre l’uomo si frustra nell’attesa di qualcosa che non arriverà mai e si accorge alla fine di aver combattuto una lotta ridicola contro i propri fantasmi. Una vera e propria lezione di vita oltre che una metafora dell’esistenza. Come il tempo scorre inesorabile per Drogo nella Fortezza Bastiani nella vana attesa della venuta dei Tartari che non arriveranno mai, così le notti dello scrittore bellunese trascorrevano sempre uguali e monotone nel suo ufficio del Corriere della Sera specialmente durante l’attesa dei pezzi da mandare in macchina. Scaturiva così da questa intuizione geniale: Il Deserto dei Tartari… Egli stesso in una intervista affermò: Avevo l’impressione che gli anni passassero senza che io riuscissi a concludere niente. E’ così che accanto a Melville, Conrad e Stevenson trova posto e fa la sua bella figura Dino Buzzati, il quale – descrivendo l’angoscia e le paure che si manifestano nel quotidiano in un mondo che è popolato da incubi e inquietudini – è diventato una colonna della narrativa del Fantastico. Libri come questo te li porti sempre dietro, in ogni fase della tua vita, e Drogo è lì, è sempre nascosto in un angolino del nostro essere pronto a sgattaiolare fuori in qualsiasi momento… Perché l’attesa di qualcosa che forse non avverrà mai è una componente fondamentale dell’essere umano.”