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Somma Vesuviana, festa di Sant’Antonio Abate: la tradizione si rinnova

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Grandi preparativi a Somma Vesuviana per la festa di Sant’Antonio Abate, patrono del fuoco e degli animali, ma anche ‘Governatore del Rigido Inverno ‘.

La celebrazione, carica di simboli, di contenuti e di misticismo, viene a cadere proprio nel mezzo dell’inverno, quando una volta i contadini si concedevano una tregua, aspettando il risveglio della natura. Il freddo gelido, le fontane ghiacciate e gli alberi spogli costituivano un degno corollario. Il fuoco rianimava la vita e lo spirito con il suo calore e la sua luce. Per accogliere degnamente la festività di Sant’Antonio Abate, maestro della Chiesa, i responsabili dell’associazione “Rinascita Casamale” non hanno voluto trascurare neanche il minimo particolare. Per il 17 gennaio, infatti, in collaborazione con la Parrocchia S. Maria Maggiore Collegiata e sostenuti dalle altre associazioni locali, con il patrocinio morale della Regione e del Comune, hanno organizzato a partire dalle ore 17: 00 la rievocazione in costume della vita di Sant’Antonio e il tradizionale falò. Nel programma liturgico sono previste: la celebrazione Eucaristica, la benedizione e la distribuzione del pane benedetto e la processione che toccherà le quattro porte del Borgo della città, seguita dal corteo degli animali.  La tradizione secolare del corteo degli animali non si teneva da tempo.

Quest’anno durante la rievocazione storica in costume, saranno letti alcuni brani sulla vita del Santo, tratti dagli scritti di Sant’Atanasio di Alessandria, il suo biografo più accreditato.

Sant’Antonio Abate, detto il grande per il suo profondo contributo dato alla dottrina cattolica, nacque in Egitto nel 251 dopo Cristo, e nonostante le vessazioni, le tentazioni del demonio ed una vita più che morigerata, visse 105 anni.  E’ stato il fondatore del monachesimo, perché è stato il primo ad organizzare le comunità di monaci, dediti alla preghiera, alla diffusione della fede cattolica ed alla difesa della cultura e del creato. Nell’iconografia della Chiesa viene rappresentato con un maialino ai suoi piedi. Qualche storico sostiene che nei tempi antichi al posto del maiale ci fosse un cinghiale, proprio come il dio celtico “Lugh”. L’ipotesi trova un riscontro in un dipinto del 1445, conservato alla National Gallery di Londra, in cui a fianco del Santo egiziano c’è proprio un cinghiale. Alla sua morte le reliquie furono dapprima trasportate ad Alessandria d’Egitto, poi a Costantinopoli ed infine in Francia presso la città di Arles, dove si registrarono delle guarigioni miracolose soprattutto da malattie erpetiche. Alla fine dell’anno Mille in Francia fu fondato, quindi, un ospedale, gestito dagli Antoniani, infermieri sia frati che laici, specializzati soprattutto nella cura dell’ergotismo, terribile malattia che portava alla cancrena degli arti e dell’herpes zoster (fuoco di Sant’Antuònö). Le cronache dell’epoca riferiscono che per alleviare le sofferenze degli ammalati gli infermieri usassero come emolliente il grasso di maiale. Dunque, tutta la simbologia del Santo di Egitto sembra legata al maiale. Durante la celebrazione della festa di Sant’Antuònö si bruciano imponenti falò, alimentati in gran parte da fascine di castagno. Per costruire i falò (fucarònë) ci vuole esperienza ed una perizia che solo pochi possiedono. In genere in ogni cortile c’è un “padrone del fuoco” che, aiutato e servito per tutto il pomeriggio dai più giovani, prepara la catasta, alta alcuni metri. Anche il fuoco è un elemento rituale, ricorrente nelle tradizioni di Somma Vesuviana.  Alla fine del Fucarònë sono stati organizzati sia da “Rinascita Casamale” in piazzetta Collegiata, sia dal Comitato San Gennaro nella piazzetta degli Aromi e da altri gruppi in varie località di Somma Vesuviana, canti e balli della tradizione.

(Foto dal web di Antonella Mereu)

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