Sant’Anastasia, ora che si fa con i concorsi?

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Come è giusto stanno tutti pensando ad altro, al destino di Lello Abete che lunedì, dopo l’interrogatorio di garanzia potrebbe o meno vedersi mitigare la misura cautelare. Ed è giusto, umanamente giusto. Ma comunque andrà, se il sindaco dovesse dimostrare la sua estraneità ai fatti, a dispetto di quello che Guardia di Finanza e Procura sostengono identificandolo come leader del sodalizio, o se dovesse per forza di cose – anche dichiarandosi innocente – optare per le dimissioni (è la sua carica la ragione della detenzione perché è quella che gli darebbe agio, eventualmente, di inquinare le prove), insomma comunque vada: e i concorsi? Le migliaia di persone che speravano in un lavoro? C’entri o meno il sindaco con tutta questa brutta storia, che fine fanno le speranze, le ambizioni di quelle persone che 30 o 50 mila euro da consegnare sia pure a rate non ce li avevano? Sarà pure naturale che tutti siano concentrati sul futuro di questa amministrazione comunale, che ci sia chi difende a spada tratta l’onestà del primo cittadino e chi invece profitta dell’occasione per dirne male. A prescindere dai sentimenti – perché fa anche bene ricordare quando arrestano qualcuno e di qualunque cosa sia accusato che a casa ci sono una moglie, un figlio, una mamma e via di seguito e dunque sarebbe bene risparmiarsi i giustizialismi, vale adesso come sempre –  o dagli interessi personali di ciascuno, la situazione è difficile. Per la politica, per la città, per tutti coloro che hanno partecipato con speranze ai concorsi, per gli altri indagati. Ecco, gli altri indagati. Tra loro c’è un consigliere comunale di maggioranza ma, nel momento in cui parte l’indagine, Iorio non era né consigliere, né staffista del sindaco, né a qualsivoglia titolo autorizzato ad agire per nome e per conto suo da posizioni ufficiali. Era un privato cittadino, perché il suo ruolo nello staff termina nel 2015. Con quale licenza si interfacciava con candidati, segretario comunale e sodali? 

Era il 18 dicembre 2018 il giorno in cui il Comune di Sant’Anastasia pubblicò cinque bandi di concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di 15 figure professionali. La scadenza era fissata al 28 gennaio 2019. Per alcune delle figure professionali era richiesta una laurea specialistica in economia, ingegneria, architettura, giurisprudenza o scienze politiche, per altre bastava un diploma. Impieghi a tempo pieno o parziale. Sono particolari importanti, questi. Perché, secondo la Procura e da risultati delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, il prezzario del «sistema», così gli inquirenti hanno definito il team composto dal sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete, dal segretario generale Egizio Lombardi, dal consigliere comunale di maggioranza (nonché ex componente dello staff del Comune e uomo di fiducia del sindaco) Pasquale Iorio e da Alessandro Montuori, presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale della Agenzia Selezioni e Concorsi Società Cooperativa incaricata (con determina 155 dell’8 febbraio 2019) della gestione automatizzata della prova preselettiva dei concorsi, colui cioè che doveva alterare l’esito delle prove favorendo i soggetti individuati. Già, ma individuati da chi? Dal sindaco Abete, secondo la Procura. Sarebbe stato il sindaco ad intervenire indebitamente, dall’alto della sua carica, per motivi che gli inquirenti ritengono «di lucro personale», sia sul segretario Egizio Lombardi, sia su Montuori per la cui società era stato previsto l’affidamento diretto. Ad organizzare l’associazione, intervenendo sulle prove, era proprio il segretario nonché presidente delle tre commissioni esaminatrici. A Montuori toccavano gli aspetti logistici, favorendo gli esiti positivi dei candidati che gli erano indicati da Abete e Lombardi. La parte più rischiosa dell’organizzazione era affidata a Pasquale Iorio (dal 2017 anche componente del nucleo di valutazione del comune di Castello di Cisterna) il quale, qualche mese più tardi, pur non avendo ricoperto mai cariche pubbliche veniva eletto in consiglio comunale con 590 voti nella lista «Insieme per Costruire». Costruiva sì, Iorio: stando alle risultanze investigative, era addetto al reclutamento e acquisiva personalmente il denaro in cambio della garanzia di posti di lavoro. Nell’ordinanza di custodia cautelare, le posizioni più gravi riguardano il sindaco e il segretario in quanto promotori, costitutori ed organizzatori del sodalizio criminoso.  Altri due, in questa storia, sono gli indagati e sottoposti a misure cautelari: mentre però per Abete, Lombardi, Montuori e Iorio si sono aperte le porte del carcere di Poggioreale, gli indagati Georgia Biscardi e Paolo Manna, moglie e marito, sono sottoposti al divieto di dimora in tutta la regione Campania. La Biscardi era la prescelta per il posto più ambito, quello di istruttore direttivo contabile, doveva arrivare prima in graduatoria. Così è stato. Tra lei e il secondo classificato, Pasquale Maione, un distacco di oltre quattro punti. Lei e suo marito avevano promesso, tramite Pasquale Iorio, ben 50 mila euro. Che hanno pagato in varie tranche, l’ultima il 1 luglio 2019.

COME SONO INIZIATE LE INDAGINI.

Tutto parte da una denuncia, sporta alla Guardia di Finanza di Nola il 12 febbraio 2019, da una donna avvocato con la quale Pasquale Iorio collaborava. La donna, avendo appreso agli inizi del 2018 dei concorsi al Comune di Sant’Anastasia, pensò di chiedere a Iorio quando li avrebbero banditi perché aveva intenzione di far partecipare le sue nipoti. Iorio promise di interessarsi e infatti alla fine dell’anno la informò e precisò che erano stati previsti anche dei concorsi per categoria C (requisiti limitati al diploma) a tempo determinato. Una scelta compiuta per due motivi: la prima è che l’indizione a tempo determinato non avrebbe consentito ad altri impiegati pubblici di accedere alle posizioni per mobilità, la seconda stava nella convenienza elettorale giacché il primo mandato di Abete stava per scadere. L’avvocato chiese a Iorio, che sapeva benissimo essere vicino al sindaco, di interessarsi non per le nipoti ma per il fidanzato di una di loro che effettivamente presentò la domanda. Quel che ha fatto decidere la donna per la denuncia è stata poi un’affermazione di Iorio: «Dei sei posti tre sono nostri e ce li dobbiamo dividere». Perché non tutti e sei? Fu questa la domanda di fronte ad una simile dichiarazione. «Tutti e sei si va in galera, tre danno meno nell’occhio. Con questi concorsi noi diremo: vuoi passare? Allora ci devi votare. Ma solo tre passeranno e ognuno dei tre ci deve dare diecimila euro prima della prima prova, diecimila prima della seconda e diecimila prima della terza e ultima prova». Una conversazione che l’avvocato provvede a registrare. Anche quando Iorio aggiunse che per il fidanzato della nipote le cose dovevano andare esattamente alla stessa maniera. Si rivolge alla Guardia di Finanza e da quel momento partono le indagini. I primi riscontri, gli accertamenti, le intercettazioni, i pedinamenti, le fotografie, le riprese. I telefoni messi sotto controllo sono quelli del sindaco, del segretario, di Iorio (che poi diventerà consigliere con preferenze che travalicano di parecchio pure quelle dei politici più gettonati in città), dell’avvocato che aveva raccontato tutto alla Gdf, ma anche quelli delle componenti lo staff del sindaco, della Biscardi e di suo marito dopo accertamenti che avevano condotto ai loro nomi.

Oltre a tutti i mezzi messi in campo, la guardia di finanza si avvale della stessa donna avvocato che con decreto autorizzativo viene munita di strumentazione idonea, una “Agente attrezzata al suono”, così la definisce il gip…

E nelle conversazioni con la professionista il cui studio frequenta e con la quale ha evidentemente confidenza, si riferisce al segretario Lombardi come un “ponticellaro delinquente” (ndr, Lombardi è residente nel quartiere Ponticelli pur avendo domicilio fiscale ad Ateleta (L’Aquila). La donna gli chiede come mai se lo tengano al Comune e la risposta è incredibilmente naturale: dove lo si trova uno che fa quel “pezzo di lavoro”?

Molti altri sono i dettagli rintracciabili tra i meandri delle pagine fatte di conversazioni e risultanze investigative, molte sono ancora le domande che gli anastasiani si pongono. Di fatto, nessuno ha i titoli per ergersi a giudice, meglio lasciare a chi di dovere il compito.  C’è anche chi fa ipotesi: si scaricheranno tutte le responsabilità su chi si è esposto, spesso incautamente diciamolo, di più? Ossia su Pasquale Iorio? Qualcuno lo sussurra già in strada. Basterà aspettare per conoscere le strategie difensive.