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L'ex sindaco Lello Abete

L’udienza ieri mattina, oggi si dovrebbe conoscere la decisione dei giudici del tribunale della Libertà. I legali dell’ex sindaco, Pansini e Spiezia, sperano nella mitigazione delle misure cautelari ma, in ogni caso, si dovrà attendere la seconda udienza, il 30 dicembre, per capire se Abete potrà uscire dal carcere di Poggioreale. 

Pagine e pagine di deposizione dell’ex consigliere comunale Pasquale Iorio, il primo ad aver deciso di collaborare e di confessare ai pm il suo ruolo nella cricca di «Concorsopoli». Pagine delle quali per ora si sa ben poco, se non che Iorio avrebbe raccontato nei dettagli, confermando le risultanze investigative, alcuni episodi come il rapporto con Georgia Biscardi e Paolo Manna, altri due indagati dell’inchiesta: lei vincitrice del concorso di istruttore tecnico direttivo di categoria D al comune di Sant’Anastasia, lui suo marito, di professione dentista, colui che materialmente consegnò il denaro – 50mila euro in varie tranche – a Pasquale Iorio. L’ex consigliere, difeso dall’avvocato Sabato Graziano, è anche l’unico ad aver ottenuto gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Sant’Anastasia. L’ex sindaco Lello Abete, l’ex segretario Egizio Lombardi e l’imprenditore Alessandro Montuori – la cui agenzia di selezioni e concorsi salernitana resta sotto sequestro – sono ancora nel carcere di Poggioreale. Ieri mattina, per Abete e Iorio, si è tenuta l’udienza al tribunale del Riesame e l’avvocato Graziano, legale di Iorio, ha chiesto cadesse – come era accaduto per Egizio Lombardi – il capo di imputazione relativo all’associazione a delinquere, mentre gli avvocati dell’ex sindaco, Giovanni Pansini e Isidoro Spiezia, sperano anche in una mitigazione delle misure cautelari, confidando che il tribunale della Libertà decida di concedere ad Abete la custodia domiciliare. L’ex sindaco – che nel frattempo si è dimesso dalla carica, come hanno fatto poi la sua giunta e il consiglio comunale aprendo la strada all’arrivo del commissario prefettizio Gaetano Cupello – è in carcere da ventuno giorni ed ha sempre continuato a professarsi innocente. In ogni caso ieri anche i pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano erano nell’aula di Riesame e, come è stato chiaro fin dal 6 dicembre – giorno in cui la Guardia di Finanza prelevò dalle rispettive abitazioni tutti gli indagati – sono convinti della solidità del castello accusatorio. Oggi si conoscerà la decisione dei giudici del Riesame ma, comunque vada, Lello Abete resterà in carcere almeno fino all’ultimo giorno del 2019 perché un’altra udienza del tribunale della Libertà è fissata, inerente alla seconda ordinanza che porta la firma del gip Fortuna Basile, per lunedì 30 dicembre. Le indagini hanno dimostrato che i quattro indagati, Lello Abete, Egizio Lombardi, Alessandro Montuori e Pasquale Iorio – considerato dai giudici l’anello debole, mero esecutore delle disposizioni –  corrompevano concorrenti disposti a pagare dai 20 ai 50 mila euro per superare illecitamente i concorsi pubblici indetti dal Comune di Sant’Anastasia aggiudicandosi così un posto di lavoro. Le indagini erano iniziate già a febbraio ed erano continuate fin dopo l’estate scorsa, con intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti e quant’altro le fiamme gialle avevano potuto mettere in campo con le autorizzazioni della Procura di Nola guidata da Anna Maria Lucchetta. Esisterebbero dunque, oltre alle conversazioni contenute nelle due ordinanze, decine e decine di intercettazioni. In particolare, l’ex sindaco Abete era monitorato costantemente grazie ad un trojan installato nel suo cellulare e con il quale gli investigatori «catturavano» tutti i flussi di comunicazione. Ad aggravare la posizione degli indagati, ci sono le testimonianze: una donna avvocato di Acerra, amica di Iorio, che in questa inchiesta assume la posizione di «Agente attrezzata al suono» registrando tutte le confidenze del collega, un trentunenne di Pomigliano che accetta di pagare per vincere il concorso ma che poi rischia di far saltare tutto confidandosi con una persona la quale a sua volta riporta ad un’altra molto vicina ad Abete, un candidato raccomandato a Montuori da un assessore della provincia di Salerno che alla fine si rifiuta di pagare e altri che nelle ultime settimane sarebbero stati ascoltati in Procura.