Sant’Anastasia non ha più un governo: dopo il sindaco si dimettono assessori e consiglieri

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Gli ex assessori, da dx Alfonso Di Fraia, Bruno beneduce, Lello Abete, Gelsomina Maiello, Claudia Ardolino, Mariano Caserta

Ieri sera i consiglieri comunali di maggioranza, confortati dalle firme dei colleghi del Pd Peppe Maiello e Raffaele Coccia (per evitare una surroga), hanno rassegnato le loro dimissioni, dunque tutta l’assise è decaduta. Così ha fatto anche la giunta comunale, hanno firmato via via le dimissioni il vicesindaco Mariano Caserta e gli assessori Gelsomina Maiello, Alfonso Di Fraia, Bruno Beneduce, Claudia Ardolino. Toccherà ora ad un commissario prefettizio portare la città alle elezioni. 

Lello Abete, sindaco di Sant’Anastasia dal 2014, riconfermato al primo turno nelle amministrative della scorsa primavera, ha fatto protocollare le sue dimissioni a Palazzo Siano ieri mattina. Dopo quattordici giorni dal momento dell’arresto per l’inchiesta «Concorsopoli» che sta facendo tremare anche numerosi comuni limitrofi. L’ormai ex primo cittadino si trova infatti nel carcere di Poggioreale da venerdì 6 dicembre, giorno in cui gli uomini della Guardia di Finanza lo prelevarono dalla sua abitazione, arrestando al contempo il consigliere comunale di maggioranza Pasquale Iorio, il segretario generale Egizio Lombardi, l’imprenditore salernitano Alessandro Montuori e una delle candidate vincitrici dei concorsi banditi al Comune di Sant’Anastasia insieme a suo marito, Georgia Biscardi e Paolo Manna, per cui la Procura dispose il divieto di dimora in Campania. Le accuse a carico del primo cittadino e degli altri indagati sono pesanti e riguardano l’associazione a delinquere (accusa che per Montuori e Lombardi il Riesame ha fatto cadere, ma ci sarebbe un ricorso del pm in Cassazione) dedita a più delitti di corruzione finalizzati a favorire illecitamente il superamento di concorsi pubblici.  Le due ordinanze firmate dal gip Fortuna Basile che ha applicato le misure cautelari richieste dai pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano e ancor prima la conferenza stampa con il procuratore capo di Nola, Anna Maria Lucchetta, il giorno degli arresti, hanno portato alla luce un quadro accusatorio che non promette alcunché di buono per gli indagati. La decisione di rassegnare le dimissioni è stata per Lello Abete, evidentemente, molto difficile. L’ex sindaco è stato l’unico, dopo gli arresti, a rispondere alle domande dei giudici professandosi estraneo ai fatti, tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ma appena qualche giorno fa, con due nuovi capi di imputazione e una nuova ordinanza che confermava le esigenze cautelari di custodia in carcere, i suoi legali Giovanni Pansini e Isidoro Spiezia avevano già annunciato che si sarebbe andati in questa direzione, mentre quasi tutti coloro che nell’ultima campagna elettorale lo avevano appoggiato cominciavano la fuga dall’ex carro del vincitore. E soltanto ieri l’avvocato Spiezia rimarcava: «Lello Abete si è dimesso unicamente per rispetto della città di Sant’Anastasia e per ragioni di trasparenza, aver fatto passare due settimane per realizzare compiutamente tale decisione ha quale unica ragione il suo essere determinato a dimostrare la propria innocenza». Una decisione che il tribunale del Riesame potrebbe tenere in conto giacché gli avvocati puntano a misure cautelari meno afflittive, come la custodia domiciliare. Le udienze del tribunale della Libertà dovrebbero essere fissate, per Abete come per Iorio (assistito dall’avvocato Sabato Graziano) il giorno della vigilia di Natale. Intanto nella serata di ieri sono arrivate le dimissioni della giunta, dunque di tutti gli assessori rimasti sinora in carica, e dei consiglieri comunali, mentre il giorno precedente già una di loro, Giulia Raia, aveva preceduto la decisione collettiva protocollando le sue. Sarà ora un commissario prefettizio a dover traghettare Sant’Anastasia verso nuove elezioni che, a meno di sorprese, potrebbero già tenersi insieme alle regionali del prossimo anno.  Restano le macerie di un paese che si sta disgregando anche socialmente, dove tutte le promesse di una campagna elettorale sono finite al macero con l’amministrazione decapitata dei suoi vertici. Resta la delusione di tanti giovani che avevano partecipato a concorsi pubblici sperando in un lavoro e che si sono visti superare da chi ha pagato 20, 30 o 50mila euro per comprarsi il futuro.