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Antonio Scafuto è un ispettore di polizia in pensione e ieri mattina era con suoi fratelli al cimitero comunale di Sant’Anastasia per esumare le spoglie del padre Vincenzo, caporeparto della ex Fag scomparso sette anni fa, e trasferirle nella tomba di famiglia dove riposa la madre, Luisa Terranova, morta circa venticinque anni or sono. Per i fratelli Scafuto un’amara quanto macabra sorpresa.

Non appena rimossa la lastra in marmo del loculo, la scioccante scoperta: la cassa di zinco che avrebbe dovuto contenere i resti della madre non c’era più. Solo un lenzuolo e le spoglie. Eppure i figli c’erano quando la bara era stata messa nel loculo e coperta poi da una lastra di marmo. Invece, niente cassa di zinco. «Ho pensato che anche i resti di mia madre non ci fossero più – racconta Antonio – poi mi sono reso conto che erano lì, coperti da un lenzuolo, è inaudito che possano accadere cose del genere e se è capitato a noi non posso che ipotizzare che in molti loculi del cimitero comunale di Sant’Anastasia sia avvenuto altrettanto. Avranno sottratto le bare di zinco per rivenderle, profanando chissà quante tombe. È stato come se mia madre fosse morta un’altra volta». Le ragnatele, la polvere, le condizioni delle spoglie, fanno pensare che il furto non sia recente e che magari l’ispettore Scafuto, in pensione dopo essersi arruolato in polizia giovanissimo, abbia ragione: chissà quanti loculi in quel cimitero di Sant’Anastasia, cittadina in provincia di Napoli– che due anni or sono è stato anche teatro di un delitto – saranno stati violati con l’unico scopo di sottrarre le casse in zinco per poi rivenderle.

«Vedere i poveri resti di mia madre su un lenzuolo, gettati nella nicchia, ha fatto male al cuore – continua Antonio che ieri si trovava insieme a suo fratello e a sua sorella, dipendente del Comune di Sant’Anastasia – i morti si rispettano, si lasciano in pace». È amareggiato, Antonio. È anche arrabbiato. «Ho dato in escandescenze, credo di aver urlato la mia rabbia – racconta – gli operai che hanno aperto la nicchia sono rimasti allibiti, ma dopo ho avuto modo di protestare con il responsabile del cimitero. Questa storia, ne siano certi i responsabili, non finirà qui. Chi ci assicura che si tratti di un caso isolato?». Scafuto sta preparando la denuncia che inoltrerà alla Procura di Nola, per furto e vilipendio di cadavere. Intanto, acquistata una nuova cassa in zinco per deporvi le spoglie della mamma Luisa, ora i genitori sono di nuovo insieme, nello stesso loculo. «L’avevamo promesso a papà – dice – la loro è stata una lunga e bella storia d’amore, si sono conosciuti quando lei aveva 13 anni e lui due di più, il loro fidanzamento ha attraversato indenne i tempi di guerra e poi finalmente si sono sposati e hanno avuto tre figli. Mio padre è stato vedovo per tanti anni ed era suo desiderio riposare accanto alla moglie».

Antonio ripartirà oggi stesso per Egna, in provincia di Bolzano, dove vive da tempo con la sua famiglia, era a Sant’Anastasia, suo paese natale, proprio per esumare le spoglie del padre. «Ma non lascerò cadere la cosa, vogliamo vederci chiaro».

«Siamo vicini alla famiglia – ha commentato il sindaco Lello Abete – non so a quando risalga il furto ma spero sinceramente sia un caso isolato».

Proviamo a fare un ipotesi: l’unico motivo per trafugare una cassa di zinco è quello che si voglia rivenderla come nuova. Perciò, se il movente è questo, la cassa doveva essere nuova o seminuova. Il che vuol dire che i fatti risalgono più o meno a venti anni or sono, quando nel cimitero comunale tanti soprusi e molte anomalie erano all’ordine del giorno. Che quella cassa mancante non sia la sola?