Sant’Anastasia, la telenovela del PUC si arricchisce di una nuova iniziativa di dubbia legalità  

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Sant'Anastasia, panorama

Pubblichiamo e riceviamo una nota stampa sul Puc dell’Ingegnere Vincenzo Spadaro:

La storia infinita del PUC continua attraverso le varie amministrazioni comunali che si sono succedute. Ricordiamo, a beneficio dei lettori, che si inizia nel 2009, sindaco Pone, con l’emanazione della gara per l’affidamento dell’incarico di redazione, si arriva a marzo dell’anno dopo, sindaco Esposito, con l’aggiudicazione allo studio Benevolo, tempo 210 giorni per la presentazione del progetto da sottoporre all’approvazione dell’Amministrazione e per i successivi adempimenti di legge. Inizia la fase di consultazione con la popolazione, le associazioni del territorio, gli Enti territoriali, la compilazione del preliminare di piano e quant’altro previsto dalla normativa in vigore.  Nel 2014 lo studio Benevolo consegna la proposta di Piano a cui, in un primo momento, la nuova Amministrazione Comunale, sindaco Abete, non dà seguito. Successivamente, pur avendo liquidato buona parte della parcella spettante allo studio Benevolo, l’Amministrazione ritiene non completa detta proposta ed affida la revisione del Piano a un nuovo ufficio costituito da tecnici comunali coadiuvati da esperti esterni. A fine dello scarso anno, l’Ufficio di Piano consegna il suo lavoro all’Amministrazione che, essendo ormai in scadenza, preferisce soprassedere alla decisione di adottarlo, renderlo pubblico ed avviare così la procedura prevista dalla normativa in vigore per giungere all’approvazione definitiva.

La nuova Amministrazione, sempre sindaco Abete, si insedia nell’anno in corso (2019) e, una volta assestatasi, partorisce un’idea davvero bislacca. Emana la Determina n.1196 del 21/10/2019, con relativo avviso pubblico”, rivolta alle associazioni, ai consorzi di imprese, enti pubblici e privati, che con la loro conoscenza del territorio vogliono sottoporre all’attenzione dell’Amministrazione idee di nuovo insediamento, ampliamento e/o adeguamento dell’esistente, e/o ogni altro dato utile affinché il nuovo strumento urbanistico possa rispondere ai fabbisogni reali del territorio, nel rispetto degli obiettivi più generali di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica e seguente dicitura:“manifestazione di interesse, finalizzata al dimensionamento delle azioni da inserire nel redigendo PUC, per la localizzazione di trasformazione urbanistiche, compreso l’ampliamento di attività industriali, artigianali e/o commerciali.

Dopo dieci anni di lavoro, manifestazioni di interesse, convegni pubblici, consultazioni con altri Enti territoriali, apporto di tecnici comunali ed esperti esterni, dobbiamo concludere che non si è dato risposta ai fabbisogni reali del territorio? E per intercettare detti fabbisogni, ci si rivolge ai cittadini che in dieci anni non hanno manifestato pubblicamente alcun interesse al riguardo? Ma a chi vogliamo prendere in giro? Per raccogliere le osservazioni di questi cittadini bastava adottare finalmente il PUC, renderlo pubblico e riceverne le osservazioni, come previsto dalla normativa in vigore.

E’ ovvio e palese che si vuole dare la stura alla solita operazione di speculazione finanziaria, facendo lievitare il valore fondiario di alcuni terreni, trasformandoli da agricoli a destinazione industriale, commerciale, artigianale. Operazione sulla falsariga dell’attuale Piano Regolatore che aveva destinato, come si disse allora a macchia di leopardo, numerosi terreni agricoli a simile destinazione urbanistica. A oltre 25 anni dall’approvazione di detto Piano Regolatore, attualmente ancora in vigore, tale operazione si è rivelata una colossale presa in giro per i proprietari di questi suoli che sono rimasti tali, ad eccezione di due dove sono stati ubicati dei centri commerciali. C’era da auspicare che con li PUC si prendesse atto di tale situazione e detti suoli ritornassero alla loro destinazione originaria, cioè agricola, ormai i centri commerciali hanno riempito i bacini di utenza e nuove destinazioni non se ne vedono all’orizzonte. A quanto pare, invece, si vuole proseguire con questa politica urbanistica e apportare ulteriori danni all’agricoltura che invece andrebbe difesa e valorizzata.

Vincenzo Spadaro