SANT’ANASTASIA – Quando si racconta la storia di qualcuno non è mai cosa semplice, si rischia di sbagliare qualcosa, di non capire dei dettagli fondamentali, di non porre la giusta sensibilità laddove viene richiesta.
È per questo che la storia che segue è raccontata proprio dal protagonista, un uomo di 39 anni di Sant’Anastasia la cui vita è maledettamente cambiata un giorno di qualche anno fa. Una banalissima caduta per strada, dopo aver corso per la fretta, ma poi la stanchezza, un’altra caduta e il corpo che a tratti non ti segue più a causa di una malattia chiamata “Sclerosi multipla” che ti rende invalido, spesso più agli occhi degli altri che ai tuoi. Questa è la storia di un uomo di 39 anni che fatica a continuare la propria vita a causa di un concezione sociale che vedi i disabili relegati ad un letto d’ospedale anche quando non è necessario.
“Non vedevi l’ora di indossare la toga per il tuo senso alto della giustizia, in tutte le sue forme. Non sopportavi una parola fuori luogo detta da chicchessia, figuriamoci un processo. Avevi studiato per farlo, una volta vedesti un tribunale che era un ex carcere ed avesti quel brivido che ti fece cambiare percorso, volevi diventare un penalista, la tua famiglia ti avrebbe sostenuto nella scelta. Non importava alzarsi alle 6, prendere mezzi perennemente in ritardo, non vedere il becco di un quattrino e correre, si correre, poi, iniziare a sbandare, poi PUF, cadere. È solo stanchezza, domani passerà, bisogna stare bene, c’è da andare fuori regione. La stanchezza aumenta, il malessere fisico pure, la risonanza magnetica sentenzia, la vita cambia. Forse hai pianto, si, 7 anni fa, con Paolo al telefono. Devi ridare dignità al corpo, lo fai, per giorni, costantemente, poi PUF, cadi, ti fermi, sei stanco, poi riparti, il corpo cambia, cambiano le abitudini, devi adattarti. Cerchi lavoro, un nuovo lavoro, un lavoro d’ufficio, maledettamente diverso dai tuoi sogni, adesso puoi, adesso devi, non sei più un giovane, ma quella via di mezzo senza esperienza, che non vuole nessuno, per giunta disabile. Ne hai fatti di colloqui, sei risultato positivo per multinazionali (oggi posso dire falso positivo), hai superato 1, 2, 3 step, hai fatto test, role playing, sei arrivato addirittura a parlare di retribuzione, eri disposto ad andare ovunque in Italia, sebbene tu abbia oggi delle palesi difficoltà. Stai ancora aspettando la chiamata da quella azienda leader in ITALIA che sta provando “a valorizzare il tuo profilo” con una posizione di rilievo. La verità è che non saprei come rispondere pienamente alla domanda del test, conosco me stesso e so che saprò adattarmi al lavoro, so che punterò sempre al massimo, so che esso sarà una parte fondamentale della mia vita. È una storia di resilienza, di urti e cadute, scritta nella sala d’aspetto di uno studio fisioterapico.
Si, mi piace pensare che la resilienza non sia la mia, ma di un futuro datore di lavoro che mi darà finalmente una chance, io continuo a respirare ed a credere che riuscirò a rendere meravigliosa la mia vita.
PUF“

