
Tutto è nelle mani dei giudici del Riesame. Lunedì toccherà loro esprimersi sulle misure adottate nei confronti di Egizio Lombardi, il segretario comunale. Quel che il Tribunale della Libertà deciderà in merito traccerà di fatto la strada anche per gli altri indagati. Il difensore di Lombardi, l’avvocato Antonio De Simone, aveva presentato istanza di Riesame già il giorno dopo gli arresti, per tutti gli altri il deposito va fatto entro lo stesso giorno, lunedì. Nessuna dichiarazione dai difensori di Abete (Giovanni Pansini e Isidoro Spiezia) rispetto alla sospensione dalla carica disposta dal prefetto: da ieri Lello Abete non è più sindaco di Sant’Anastasia, a meno che non cadano le misure cautelari, tutte. La sospensione rimarrebbe in piedi anche se il tribunale del Riesame dovesse decidere per la custodia ai domiciliari giacché la richiesta di revoca della misura è stata evidentemente rigettata. Sospensione, dalla Prefettura, anche per il consigliere Pasquale Iorio (ndr, nel caso specifico la sospensione comporta che il soggetto sospeso non sia computato al fine della verifica del numero legale né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata) e dal suo legale – che ha confermato di voler ricorrere al Riesame – nessun commento se non la mera conferma di «valutazione» di eventuali dimissioni dalla carica che, però, al momento non arriveranno. Stessa cosa per l’imprenditore Alessandro Montuori (avvocato Vincenzo Desiderio) che va verso il Riesame.

Sospeso di diritto dalla carica di sindaco. Ieri il prefetto Carmela Pagano ha fatto notificare al Comune di Sant’Anastasia, e per conoscenza a tutti i consiglieri comunali, la sospensione di Lello Abete dalla carica che ricopriva, per la seconda volta, dalla primavera 2019. Lo stesso provvedimento è stato applicato al consigliere Pasquale Iorio, altro indagato nell’inchiesta «Concorsopoli». La sospensione dagli incarichi istituzionali, in base alla legge Severino, è comunque un atto dovuto perché, con il suo stato giudiziario in bilico, Abete non ha le facoltà né le possibilità di ricoprire alcuna carica. Per adesso, come conferma uno dei suoi legali, l’avvocato Isidoro Spiezia che insieme a Giovanni Pansini ne ha assunto la difesa, il sindaco non si dimette, confidando forse nella decisione del Riesame per cui entro lunedì deve essere presentata istanza. Abete è da venerdì 6 dicembre nel carcere di Poggioreale, come il suo consigliere di maggioranza Pasquale Iorio, il segretario comunale Egizio Lombardi e l’imprenditore Alessandro Montuori.


I quattro sono indagati per associazione a delinquere dedita alla commissione di più delitti di corruzione e finalizzata a favorire illecitamente il superamento di concorsi pubblici, con promesse mantenute di posti di lavoro a vincitori «paganti» e prezzari che andavano dai 30 mila– per posti part time – ai 50 mila euro per le posizioni di responsabilità come quella di istruttore direttivo contabile, il concorso vinto dall’altra indagata Georgia Biscardi, sottoposta alla misura di divieto di dimora in Campania insieme al marito, il dentista Paolo Manna. Mentre il sindaco rifiuta per ora di dimettersi, mentre assessori e consiglieri di maggioranza restano ben saldi a Palazzo Siano confidando che tutto quanto contenuto nell’ordinanza che porta la firma del gip Fortuna Basile sia soltanto un brutto sogno e che, se la decisione del Riesame annullasse la misura di custodia cautelare in carcere, Abete potrebbe continuare a fare il sindaco come se nulla fosse mai accaduto, l’opposizione aveva chiesto già l’altro ieri un consiglio comunale urgente per discutere della vicenda. La conferenza dei capigruppo è fissata per mercoledì 18 dicembre in vista di un’assise che dovrebbe vedere all’ordine del giorno atti non procrastinabili, ma non è detto che la richiesta della minoranza sia accolta. Intanto lunedì il Riesame valuterà, per prima, la posizione del segretario Egizio Lombardi, assistito dall’avvocato Antonio De Simone. Per adesso la decisione del Prefetto, attesa e dovuta, ha ripristinato un principio, se non dovesse cadere la misura cautelare di custodia in carcere o anche se quest’ultima dovesse tramutarsi in custodia ai domiciliari, Abete non è al momento il sindaco di Sant’Anastasia. Un comune dove ad oggi gli unici dipendenti assunti di recente in sostituzione dei quota cento, sono stati cooptati sulla base di concorsi farlocchi grazie ad un «sistema» che non si limitava a Sant’Anastasia e che sta infatti man mano coinvolgendo altri comuni da Pimonte, piccolo centro dei Monti Lattari, fino a Cardito dove le procedure concorsuali sono state sospese.

Secondo la Procura, dominus di tutta l’operazione – così ha sostenuto il 6 dicembre in conferenza stampa il procuratore capo di Nola Anna Maria Lucchetta- anche ai fini delle allora imminenti elezioni amministrative che poi di fatto vinse la primavera scorsa, era il sindaco Abete, ma i ruoli di primo piano, quelli operativi, vedevano in prima linea Lombardi e Iorio. E tra i due c’era un legame dettato dal mero interesse, come si evince dalle intercettazioni annoverate nell’ordinanza firmata dal gip Fortuna Basile.
Convenevoli e regalini, come i cesti di cibo, salame di capriolo del Trentino e altre raffinatezze da gourmet, che Lombardi portava a Iorio e quest’ultimo raccontava, alla donna avvocato che poi lo ha denunciato dando il via all’operazione condotta dalla Guardia di Finanza: «…mi porta il cesto dal Trentino, il salame di capriolo…ma a me che me ne fotte, lo so che non è sincero, ma a me non me ne fotte proprio, quello in questa operazione si porta una bella cosa di soldi a casa e quindi io sono buono, ho un mio interesse personale». «Se noi rimaniamo – dice ancora Iorio tentando di convincere la donna che Lombardi non può tirarsi indietro anche perché le elezioni alle quali Abete si sarebbe ricandidato incombevano – lui fa il segretario e prende 160mila euro all’anno, non gli conviene bruciarsi.

Poi ci sono i diritti di rogito sugli atti che fanno con le aziende, vendono le cappelle al cimitero e lui per ogni cappella che vende dal rogito prende 7/800 euro…e lui per così poco si brucia la possibilità di stare altri cinque anni a Sant’Anastasia?». E proprio dalle conversazioni a ruota libera di Iorio emerge il giochetto, che lui racconta per rassicurare l’avvocato sull’attendibilità del segretario comunale e del loro sistema, di scambiare i candidati tra comuni: quelli di Sant’Anastasia a Pimonte e quelli di Pimonte a Sant’Anastasia. I membri delle commissioni a Pimonte erano comunque vicini al “sistema”: vi comparivano, da componenti esterni, due commercialisti con incarichi di rilievo in comuni vesuviani. Un giochetto che non poteva durare, prima o poi qualcuno avrebbe parlato. E infatti nelle mani degli inquirenti non ci sono soltanto le intercettazioni o le conversazioni carpite dall’avvocato che è stata investita del ruolo di “Agente Attrezzata al Suono”, ma anche qualche denuncia di candidati avvicinati (parliamo di comuni limitrofi a Sant’Anastasia) da Iorio i quali si sarebbero rivolti, raccontando circostanze, nomi, fatti e persone, a consiglieri comunali in carica in altre città che li hanno spronati a denunciare.

