Sant’Anastasia, appello e chiarimenti di Giuseppe Fornaro (Uici) al sindaco Esposito

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota di chiarimenti al sindaco da parte di Giuseppe Fornaro
“Quando scrivo  un post pubblico lo faccio semplicemente chiaro, senza doppi sensi e velature di sorta, i messaggi criptici non sono alla mia portata.
Non tutti, per svariate ragioni, vivono nella chiarezza, “interpretiamo come siamo e come viviamo”. Questa breve premessa per ricollegarmi al mio post rivolto al sindaco Esposito qualche giorno fa.
È ormai noto  che rappresento  una categoria  che tramite me si rivolge  al primo cittadino che a sua volta rappresenta  la gestione  di un paese di migliaia di persone.  Niente di personale tra noi, non può esserci, siamo proprio il classico esempio del: ”nulla di personale”.
Rivolgersi al sindaco in prima persona deve essere interpretato soprattutto come un appello a tutta la gestione amministrativa che dirige e, ovviamente, richiede una risposta pubblica, chiara e senza fraintendimenti.
Niente di tutto questo è seguito al mio appello diretto , se non un breve messaggio privato criptico ed oscuro. Quattro parole dalle quali capisco che il sindaco ha interpretato il mio appello come “ bestemmia” rivolta alla sua persona, e niente di meglio che rispondermi: “tu resti quel che sei e che fai.”
Nessuna replica alla mia richiesta di chiarimento e la domanda che mi faccio in stile Verdone nel film “Un sacco bello”è:”in che senso? “ Me la cavo bene al buio, ma nell’oscurità degli abissi delle parole mi perdo facilmente così come in questo silenzio  che non ci ha portato luce ma ha aggiunto amarezza all’indifferenza che continuiamo a subire.
Non si può affrontare un argomento come la disabilità se questa è percepita come il risultato di una bestemmia  che può attecchire  e da poter allontanare con lo scongiuro.
Nemmeno si può risolvere il problema  senza un minimo di empatia, senza tentare di immedesimarsi nella condizione, non ci si può riuscire se la si considera una corrente malefica che può appartenere solo agli altri, non si riesce quando non ci si rende conto che i ritardi, le indifferenze, le promesse rimandate e disattese i mancati impegni, dipendono dalle scelte prioritarie che fa l’Amministrazione.
Finché penserete che la disabilità è una bestemmia con grattatina annessa per risolverla, nessuno ha speranza nel domani.
E ripropongo quindi il mio appello, rispondendo al criptico messaggio : Certo che resto quel che sono, sono una persona disabile, rappresento una buona fetta di disabilità, conosco i loro problemi e me ne faccio carico presso le istituzioni.
Certo che resto quello che faccio, e ne sono anche orgoglioso: battaglio tutti i giorni per la causa della disabilità, perché purtroppo siamo ancora a corto di istituzioni empatiche, consapevoli e sensibili.
Infine vorrei chiedere, questo punto, visto che non riesco ad avere risposte alle mie innumerevoli richieste ufficiali di essere ricevuto: se , e quali intenzioni avete  per affrontare il problema delle associazioni disabili.
Se vi è possibile, fatelo almeno in maniera pubblica, semplice, chiara ed inequivocabile e In sintonia con quanto avete  dichiarato in campagna elettorale.
Restiamo tutti in fiduciosa attesa.
Caro Dott. Esposito, le auguriamo di essere sempre in salute, perché basta un incidente o una malattia per perdere l’uso dei propri occhi, delle gambe o delle braccia, e trovarsi in una dura realtà quotidiana dove anche gli atti più semplici di una persona diventano difficili.
Come non bastassero le difficoltà dentro le mura domestiche, la disabilità limita le persone anche nella loro vita sociale e lavorativa, perché si trovano barriere ed ostacoli ovunque.
Se lei fosse un disabile, ma fortunatamente non lo è, saprebbe quanto è importante per le persone disabili avere momenti di aggregazione e di socialità per rompere il senso di isolamento e di impotenza in cui vivono quotidianamente, a prescindere che abbiano una famiglia.
Lei dovrebbe essere il primo a prendersi cura dei più deboli all’interno della comunità di cui è il primo cittadino, e i disabili sono davvero i più deboli ed emarginati di tutti.
Le si chiede davvero poco per restituire un po’di vita a persone che altrimenti vivono una vita da reclusi, naturalmente nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria vigenti. Si attivi subito per i più indifesi e dimenticati, persone che hanno perso spesso la comune normalità per un’incidente o una malattia e che soffrono dolorose condizioni di esclusione sociale.