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Sant'Anastasia, Palazzo Siano, sede del Municipio
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Sant’Anastasia
La pandemia ha accentuato le disuguaglianze e le donne, acrobate da sempre, stanno pagando il prezzo più alto della crisi: Sant’Anastasia è un paese amico delle donne? E che cosa possiamo fare per migliorare la loro vita?
Non sono poche le donne colpite duramente dalla pandemia perché impiegate in lavori poco sicuri o precari e che sono scomparsi o mutati a seguito della crisi. Ma non solo, i lockdown continui hanno comportato un aumento dei casi di violenze domestiche.
L’8 marzo ricorre la Giornata Internazionale della Donna e per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto, il Sindaco Carmine Esposito e  l’Assessora alle Politiche Sociali – ma anche tutta l’amministrazione –  hanno deciso di istituire uno sportello di ascolto gratuito per le donne.
La giornata internazionale delle donne sta qui a ricordare come ancora oggi le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini e di come si renda necessario avere sportelli di aiuto e di ascolto per donne.
L’Amministrazione Esposito, per tutto il mese di marzo intensifica le consulenze psicologiche dello Sportello Ascolto già attivo presso il Comune rivolgendo un’attenzione particolare alle donne anastasiane.
Lunedì 8 Marzo riparte il “Centro Antiviolenza Artemisia” e si può prenotare una consulenza gratuita chiamando in orario pomeridiano:
martedì e giovedì dalle 15.00 alle 18.00
Il centro è operativo attraverso varie linee telefoniche:
    • Numero Verde 800102590, in rete con il numero nazionale Antiviolenza 1522.
    • Sportello Centro Antiviolenza del Comune di Sant’Anastasia- 0818930258
Qui le dichiarazioni di alcuni membri dell’Amministrazione:
L’assessora alla Cultura la dott.ssa Saveria Giordano: “Il modello culturale esistente fa si che sulle donne si concentri quasi il 70% del cosiddetto <<lavoro di cura>>, dei figli, degli anziani, delle categorie cosiddette fragili.
Un lavoro che spesso non trova nemmeno un adeguato riconoscimento emotivo oltre che economico e questo mette le donne in una condizione di dipendenza dalla famiglia e/o dal partner, incidendo negativamente sul benessere psicofisico della donna.
 Pertanto come amministrazione pensiamo sia necessario prenderci cura di coloro che si prendono cura, offrendo uno spazio dedicato alle donne e al contempo allestire contesti di riflessione per favorire un riequilibrio di genere”.
“Le donne, casalinghe, madri, lavoratrici, tutte, hanno una capacità innata di accoglimento. Questo mese vogliamo dedicarlo prevalentemente a loro, ascoltando e supportando in un periodo così precario i loro bisogni e seguirle facendo sentire forte il nostro sostegno” -queste le dichiarazioni dell’Assessora alle Politiche Sociali e Pari Opportunità Cettina Giliberti.
Rosaria Fornaro Presidente del Consiglio comunale e avvocata lascia le sue dichiarazioni:
 In quale punto di riflessione questa società contemporanea ha sbagliato a intravedere, porre domande e giudicare? E le donne in questo speciale contesto in che modo possono far sentire la voce del loro cuore? Tutta la questione possiamo solo definirla giusta o sbagliata o si tratta solo di conseguenze?
La donna, a mio avviso, innescata in contesto societario deve impegnarsi e far impegnare gli altri tutti a non vederla e considerarla più come soggetto particolare ma a vederla come un soggetto dato e per questo motivo non in dovere di dover sempre dimostrare o urlare i propri diritti. Oggi è, a mio avviso, quasi un non curarsi della stessa donna, nel momento in cui ha bisogno ancora di tutelarsi e difendersi a denti stretti e ad unghie lunghe da un opinione falsamente aperta a tutte le difformità.
Il bisogno utopico di doverla adulare solo in determinate occasione risulta vano se non lo si fa quotidianamente, costantemente in ogni grande piccolo gesto. La donna nella sua immensità ha il diritto di essere apprezzata e onorata in modo semplice e naturale.
La donna è vittima di conseguenze di un sistema ancora antiquato e deve assolutamente impegnarsi con tutto il suo potere, ancora una volta, storicamente, a ribellarsi a ciò e pretendere di essere punto di appoggio già sicuramente dato e non essere tenuta a palesarlo e giustificarlo.
Chiude infine il Sindaco Carmine Esposito: “Credo sia doveroso porsi una domanda: in quale mondo vogliamo vivere? Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli, nipoti?
La disuguaglianza di genere va combattuta trasversalmente alle attività  di tutti i giorni, nel Paese che al momento sto governando vorrei fosse chiaro un messaggio: la parità di genere è necessaria per crescere le generazioni future.
Spero che parlarne ora serva a non doverne parlare più”.