Santa Maria a Castello, l’antica regina del Monte Somma

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foto 1 - Madonna con corona romanica

Numerosi elementi simbolici agenti sull’immaginario collettivo, insieme a tanti eventi miracolistici, hanno reso celebre sin dalla notte dei tempi la venerabile statua di S. Maria a Castello. Da sabato in albis fino alla chiusura di maggio, con la discesa in città, numerose saranno le feste in suo onore.

A riguardo, la devozione a questa Madonna risulta molto radicata tra la popolazione del posto, con forti ramificazioni in tutto il territorio sub vesuviano. A questa venerazione vanno collegate, inoltre, le relative edicole sacre sparse, un po’ dovunque, nel tessuto urbano sommese, come spiega attentamente il prof. Antonio Bove. Questo corpus di edicole si presenta con una caratteristica singolare dal punto di vista iconografico: un gruppo esalta un’effigie molto complessa e bella, tratta da una antica stampa devozionale (vedi foto 2 e 5); un altro gruppo di edicole si rifà all’impianto figurativo proprio della statua, attualmente venerata nella chiesetta. Per quanto riguarda la stampa devozionale, bisogna affermare che il canonico e teologo sommese Felice Mauro (1812 – 1893) è da ritenersi l’ autore, o meglio l’ispiratore. Il canonico di strada Castello ebbe la felice idea – continua Bove – di impostare la devozione mariana su una arcaica fobia degli abitanti del posto: la paura delle eruzioni del Vesuvio. Per tale motivo, la Madonna di Castello, la pacchiana, abitatrice della montagna, diventa la figura deputata ad accogliere le suppliche volte a scongiurare il pericolo di un’imminente eruzione. A partire, invece, dal secondo dopoguerra, le edicole della Madonna cambiarono completamente iconografia. Non si capisce il motivo, afferma il prof. Bove. Fatto sta che queste moderne edicole si rifanno direttamente alla statua attuale. A proposito, il titolo mamma schiavona è erroneamente attribuito alla Vergine di Castello: la schiavona è la Madonna di colore di Montevergine, quella di Somma è la pacchiana.

foto 2 – Stampa devozionale del canonico Felice Mauro

Bisogna evidenziare che la sacra scultura della Madonna, rifatta quasi completamente dopo l’eruzione del 1631 dal valente scultore napoletano, presenta nella testa coronata, cioè nell’ unica parte superstite dopo l’eruzione, un modello iconografico di stampo prettamente romanico (vedi foto 1). Ciò si evince guardando effettivamente la vera corona, nascosta sotto quell’attuale, come afferma il rettore Don Francesco Feola. La maggior parte delle incisioni lignee del periodo romanico, infatti, corrispondono a immagini della Madonna seduta in trono con il Bambino: la Madre di Dio assisa in trono, Dominatrice del mondo, una variazione della diffusissima Theotokos ortodossa e Odighitria.

In origine la statua era sicuramente costituita da intagli realizzati su legno di varia provenienza, generalmente locale (pino, noce, quercia…), mentre la sua finitura fu certamente realizzata mediante un intaglio policromo. La solenne maestà della Vergine presenta, attualmente, un’espressione spiccatamente  ieratica, quasi assente, con un braccio che fiancheggia il Bambino sulle ginocchia come fosse un bracciolo di una sedia. Il Figlio, a sua volta, non è reso nelle sembianze di un pargoletto, ma al contrario, presenta una fisionomia più grandicella e un atteggiamento istituzionalizzato, quello appunto di Pantocrator (Gesù in gloria), che con una mano regge una colomba (lo Spirito) e con l’altra mano compie l’atto sacerdotale dell’imposizione delle mani sul mondo cristianizzato, sostenuto dall’ altra mano della Madre, che esalta una sfera azzurra segnata dalla croce, tipico attributo imperiale dei monarchi d’Oriente (vedi foto 3).

foto 3 – Madonna di Castello attuale

Il pittore o scultore, la cui figlia fu sorprendentemente miracolata secondo la tradizione, comunque, dovette attenersi, nel rifare la parte sottostante del corpo, ai ricordi di chi aveva visto quella statua prima della furiosa eruzione. Un gran numero di Madonne romaniche, tuttavia, è sopravvissuto in buone condizioni fino ad oggi nel Sud Italia. Molti altri esempi sono scomparsi a causa del deterioramento delle loro materie prime, incendi, distruzione intenzionale o saccheggio. Il loro numero doveva essere veramente alto e, probabilmente, non c’era tempio che non le avesse. Lo stile romanico, comunque, si affermò dalla fine del X secolo fino all’affermazione dell’arte gotica, cioè fino verso la metà del XII secolo. Nel 1077 si estinse la dinastia longobarda e Somma rientrò nei confini del Ducato napoletano.  La Terra di Somma non era più un locus – come afferma lo storico Candido Greco – ma un castrum, una terra murata difesa da un castello, una fortificata ed imprendibile rocca, dove attualmente insiste la chiesetta di S. Maria a Castello. Qualche secolo dopo, infatti, nell’ anno 1119 circa, in una donazione all’abate Cesario, trascritta in un protocollo del Monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio di Napoli, troviamo elencate già tre generazioni di nobili signori del castello di Somma (vedi disegno – foto 4).

foto 4 – l’arce normanno – svevo (Disegno di R. D’ Avino)

Col succedersi degli anni, la rocca andò sempre acquistando valore e stima nel campo delle fortificazioni più solide, come afferma il compianto prof. Raffaele D’Avino. I reali Angioini non solo scelsero il castello come luogo di villeggiatura, ma fecero costruire un’ altra devota cappella dedicata, stavolta, a Santa Lucia. Comunque, è facile che la statua lignea di S. Maria de lo Castro o di S. Maria de relevo (della consolazione), come riporta la Santa Visita nolana del 1561, sia stata collocata, per essere venerata, in una nicchia (cona) di quel castello tra il X e il XII secolo dai nobili cavalieri di quel posto. Padre Carlo Carafa, comunque, non portò nessuna statua della Madonna in quel luogo quando si insediò. In un documento dell’Archivio della Collegiata, inoltre, si attesta che la cappella di S. M. a Castello fu riedificata duecento anni prima del 1622, cioè circa nel 1422.

foto 5 – Edicola votiva asportata (tipo stampa devozionale)

L’ esperto studioso potentino Rocco Monteleone, infine, è convinto che il vero volto della Vergine di Castello non sia quello attuale. A riguardo, l’esperto, in una sua intervista, ha affermato che questa Madonna lignea di fattezza romanica ha il volto brutalmente ridipinto e sotto ci sarà il suo colorito vero ed originale.