E’ fuori uso da due giorni la centralina dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, installata nella zona industriale per il rilevamento delle polveri sottili nella città “più cinese” d’Italia, Pomigliano. A ogni modo in base ai dati finora registrati restano nel primo semestre di quest’anno San Vitaliano, Pomigliano e Acerra i comuni più contaminati della Campania. Al primo posto c’è San Vitaliano, con 74 sforamenti dall’inizio dell’anno, al secondo c’è Pomigliano, con 61 (ma qui il rilevatore è, come anticipato, non funzionante), e al terzo gradino di questo triste podio si accomoda Acerra, con 46 sforamenti . Rimane il problema dell’analisi delle cause dell’inquinamento da record in quest’area, dove insistono la centrale Friel a olio di Palma, l’inceneritore di rifiuti dell’A2A, le grandi fabbriche aeronautiche Leonardo e Avio, il gigantesco stabilimento automobilistico della Fiat e un grosso cementificio. E se a ciò di aggiungono un intenso traffico automobilistico e il quasi quotidiano incendio dell’immondizia scaricata abusivamente nella campagne o depositata nei siti di stoccaggio (vedi il recente incendio della Ecologia Bruscino, proprio a san Vitaliano) la frittata è fatta. Si tratta di un territorio, quello a oriente di Napoli, peraltro sfavorito dalle condizioni climatiche e morfologiche: è una conca compresa tra il Vesuvio e gli Appennini in cui prevalgono i venti provenienti da ovest, che fermano l’aria sotto le montagne.








