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Da anni va conducendo una capillare ricerca volta ad analizzare la storia locale, cercando non solo di approfondire la conoscenza delle tradizioni, ma anche di raccontare la sua città attraverso le bellezze storico – artistiche del suo paese.

Il Dott. Attilio Giordano nasce a Napoli nel 1972, ma vive da sempre a San Giuseppe Vesuviano. Dopo aver compiuto gli studi superiori presso il liceo classico Armando Diaz di Ottaviano, si laurea in Farmacia presso l’Università degli Studi di Napoli nel 1998. Prosegue l’attività di farmacista, ereditata dal padre Aldo e da suo nonno Armando: una tradizione poco interrotta durante la storia familiare. Da anni va conducendo una capillare ricerca volta ad analizzare la storia locale, cercando non solo di approfondire la conoscenza delle tradizioni, ma anche di raccontare la sua città attraverso le bellezze storico – artistiche del suo paese. Il suo scopo principale è quello di riuscire a trasmettere nelle nuove generazioni ciò che ha rappresentato il suo territorio nella più grande storia del Regno di Napoli.

 

Quanto ha rappresentato la figura di suo padre per la comunità?

“Non posso fare a meno di ricordare la figura di mio padre Aldo e ciò che ha rappresentato la sua farmacia di San Giuseppe Vesuviano con la sua valente direzione: ad un certo punto non era più una farmacia,  bensì un ricettacolo di artisti e professionisti. L’accoglienza nel suo studio era riservata a personaggi di spicco del panorama culturale del paese: il prof. Luigi Iroso, lo scultore Peppe Capasso, il prof. Mario Dura, l’editore Franco Di Mauro, il poeta Franco Capasso, il prof. Raffaele Urraro e tanti altri. Legatissimo a mio padre, più di tutti,  era il prof. Luigi Iroso. C’era tra loro un trait d’union, un fil rouge che era l’amore per la nostra storia e nello specifico per quella di San Giuseppe Vesuviano, con tutte le sue vicissitudini e i personaggi che l’avevano resa grande. Ricordo la meraviglia e l’entusiasmo di mio padre quando il prof. Iroso arrivava in farmacia e gli raccontava gli aneddoti in merito alla figura di Michele Giordano, padre del matematico Annibale Giordano (1769 – 1835), medico al servizio della corte di Ferdinando IV, sia dei Principi de’ Medici di Ottajano, sindaco di Ottaviano. A quel punto non si parlava più di amore per la nostra terra, ma il tutto diventava un fatto di coscienza, un impulso, una voce del sangue che richiamava da lontano”.

Che cosa ha rappresentato la biblioteca locale per  la famiglia Giordano?

“A riguardo, penso ad una notizia di pochi giorni fa sollevata dalla politica locale in riferimento alla destinazione dei volumi della biblioteca di San Giuseppe Vesuviano. Si è scoperto, poi, che giacciono ancora oggi in scatoloni di carta fatiscenti nei locali del Primo Circolo Didattico, da poco chiuso per inagibilità. Ebbene quella biblioteca locale fu fondata nell’ottobre del 1922 da un gruppo di giovani con a capo il Dott. Armando Giordano, mio nonno, il quale donò alla nascente istituzione circa duecento volumi. Nell’ottobre del 1926, la biblioteca passò alle dipendenze del Municipio, che si impegnò a non solo a garantire un sussidio annuo di lire 1.500, ma anche a lasciare invariato il nome con la sola aggiunta dell’aggettivo “comunale”. Il Municipio, altresì, lasciò immutati anche i nomi dei membri del Comitato d’onore. Tanti furono i componenti e numerosi i benefattori, tra cui ricordiamo: Benedetto Croce, Roberto Bracco, Filippo Abignente, Michele Castelli, E.A. Mario, e tanti altri illustri nomi del panorama nazionale. Il 29 settembre del 1943, San Giuseppe Vesuviano pagò il tributo più alto con  i tremendi bombardamenti alleati e la morte del parroco locale, Padre Gino Ceschelli, barbaramente trucidato dai soldati tedeschi. La biblioteca fu data alle fiamme con tutto ciò che conteneva e distrutta. Si dovette aspettare il 14 luglio del 1954 per vedere l’allora sindaco Domenico Ragosta affidare, ancora una volta, al Dott. Armando Giordano l’incarico di direttore della nuova biblioteca, senza che alcun onere gravasse sulle casse comunali. All’epoca, anche mio padre Aldo donò diversi volumi alla biblioteca”.

Come vede la cultura in questo momento?

“La cultura deve essere prima resistenza e poi impegno civile. Costretti alla resa dall’indifferenza, assistiamo oggi al declino della cultura locale. Oltre alla biblioteca di San Giuseppe Vesuviano, c’è l’indecoroso spettacolo dell’Archivio storico del  Municipio di Ottaviano, i cui volumi, a tutt’oggi, non si sa che fine abbiano fatto. A riguardo, ebbi il piacere di annoverare tra i miei insegnanti, al Liceo Diaz, il prof. Carmine Cimmino docente  di latino, greco e storia e profondo studioso della storia di Ottaviano. Comunque, ritornando a ciò che dicevo, verrebbe da dire sic transit gloria mundi, ma per fortuna non è sempre così; basti guardare l’Archivio storico cittadino Giorgio Cocozza del Municipio di Somma Vesuviana per apprendere dalla pagina istituzionale che prima del 2005 “versava in un desolante stato di precarietà”, fino a quando alcune persone, mosse dall’amore per la cultura, ne decisero la rinascita. Oggi è il fiore all’occhiello della comunità sommese”.

 

Quali sono gli eventi più significativi legati ai suoi ricordi?

“Personalmente, in collaborazione col Dirigente scolastico dott. Biagio Cimini, mi resi promotore dell’intitolazione al matematico Annibale Giordano dell’Istituto Tecnico Commerciale Statale di San Giuseppe Vesuviano. L’evento del 18 dicembre del 2004 vide la partecipazione del Procuratore Generale della Repubblica Dott. Vincenzo Galgano, di S.E. il Vescovo di Nola Monsignor Beniamino Depalma, dell’Onorevole Stefano Caldoro, dell’On. Sergio Cola e, infine,  del Sen. Antonio Iervolino. Il 20 novembre del 2019 organizzai una giornata commemorativa per i 250 anni della nascita del matematico, saldando in questo modo il debito di riconoscenza che la cittadina vesuviana aveva nei confronti di questo uomo, costretto per i suoi ideali a morire in terra straniera e a subire l’onta della damnatio memoriae ad opera del camaleontico Luigi de Medici. La giornata celebrativa, all’epoca, coinvolse l’intera popolazione scolastica e vide l’inaugurazione di una lapide commemorativa in Piazza Garibaldi ed un convegno pomeridiano di alto spessore culturale. Tutto ciò a testimonianza dell’impegno sano e del coinvolgimento  della parte sana della nostra società”.

Dove nasce la sua passione per la storia borbonica?

“La mia passione nasce in relazione alla dignità e al rispetto della nostra terra. La loro è una storia lunga solo 130 anni, da Carlo a Francesco II. Una storia, purtroppo, manipolata. Detesto, oltretutto, quel revanscismo storico del periodo borbonico che aborro, quella cultura della superficialità, quell’arroganza che porta le persone ad esprimere giudizi del tutto infondati, anche in consessi pubblici. Per questo motivo, mi sono avvicinato all’Ordine Costantiniano di San Giorgio, ramo spagnolo, ed attualmente sono il delegato della sezione di San Michele Arcangelo di Ottajano del Real Circolo Francesco II di Borbone. La nostra missione è la promozione della cultura non distorta dell’antica patria napolitana, la riscoperta della storia del Regno delle Due Sicilie, dei valori identitari di questa antichissima e nobile nazione, del suo patrimonio culturale e della cultura cristiana”.

Che cosa vuole dire ai giovani?

“I giovani hanno bisogno di storia! Devono a tutti i costi essere avvicinati alla storia locale e, soprattutto, imparare ad amare il proprio territorio, inteso come un insieme di costumi e tradizioni. A loro toccherà la guida della futura classe dirigente. Spero che ciò avvenga con quella marcia in più, ma, soprattutto, con quella sensibilità che ultimamente  manca nei palazzi municipali del nostro territorio”.