San Gennarello sotto choc: la ferita aperta di una notte di paura
Dopo l’esplosione che ha devastato l’ufficio postale di via Luigi Carbone restano lo sgomento, la rabbia e una domanda che attraversa più comuni vesuviani: chi sta colpendo e perché?
Il giorno dopo, a San Gennarello di Ottaviano, il silenzio pesa più del rumore dell’esplosione. Davanti all’ufficio postale di via Luigi Carbone restano vetri in frantumi, transenne, nastro segnaletico e un odore acre che sembra essersi impregnato nei muri. Ma soprattutto restano le persone: quelle che si fermano, guardano, commentano a bassa voce. È lo choc di una comunità che si è svegliata di soprassalto, ferita nel cuore dei suoi servizi quotidiani.
Sin dalle prime ore del mattino, fuori all’edificio danneggiato, c’era tanta gente. In particolare i pensionati, arrivati come ogni mese per riscuotere la pensione, che si sono trovati davanti a una scena surreale: l’ufficio chiuso, i segni evidenti dell’esplosione, l’attesa sospesa nell’incertezza. «Siamo rimasti senza parole», racconta qualcuno. «Non sapevamo cosa fare, dove andare».
«Ho sentito un boato fortissimo, ho pensato a un terremoto», racconta una residente della zona, ancora visibilmente scossa. «Poi le sirene, le luci, la paura». Una paura che durante la notte ha lasciato spazio alla rabbia e, con il passare delle ore, a una preoccupazione più concreta e quotidiana.
È la voce di una signora anziana, incontrata all’esterno dell’ufficio postale, a raccontare meglio di tutte il disagio. «Sono spaventata per quello che è successo», dice, «ma sono anche in ansia perché devo pagare delle bollette e non so come fare. Non guido, non posso raggiungere un altro ufficio postale». La sua è una preoccupazione semplice e reale, che accomuna tanti: quando un servizio essenziale viene colpito, a pagarne il prezzo sono soprattutto i più fragili.
L’esplosione che ha preso di mira il bancomat dell’ufficio postale non è un episodio isolato. Nei giorni scorsi fatti analoghi si sono verificati anche a Brusciano, Marigliano e Pomigliano. Un filo rosso che unisce comuni diversi, alimentando il sospetto di una strategia precisa. Imitazione o la mano della stessa banda? Per ora nessuna certezza, solo un clima di allarme che cresce.
I dipendenti postali arrivano sul posto con lo sguardo basso. «Non è solo un danno materiale», confida uno di loro. «Qui lavoriamo ogni giorno, conosciamo le persone per nome. Tornare e trovare tutto così fa male». C’è la paura per la sicurezza, ma anche l’amarezza per un gesto che colpisce un presidio fondamentale per la vita del paese.
Qualcuno teme l’effetto emulazione, altri chiedono più controlli e una risposta ferma delle istituzioni.
San Gennarello, oggi, prova a rialzarsi. Ma lo fa con la consapevolezza di non essere sola in questa paura che attraversa l’area vesuviana. Restano le indagini, le domande aperte e una comunità che chiede di tornare a sentirsi al sicuro. Perché un boato passa, ma lo sgomento resta. E finché non arriveranno risposte, quella ferita continuerà a farsi sentire, come i vetri rotti davanti all’ufficio postale.







