Inquietante rapporto anche sull’egemonia nazionale della ‘ndrangheta.
Che il tessuto economico della provincia di Napoli fosse controllato dai clan storici della camorra era cosa risaputa ma non tanto scontato era che questo fatto fosse ribadito e ufficializzato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti attraverso un’analisi scientifica e impeccabile presentata ieri alla commissione parlamentare specifica presieduta dall’onorevole Rosy Bindi. Nel rapporto di Roberti ci sono tutti i dettagli, che del resto la gente che abita i territori dell’hinterland conosce da tempo immemore. E’ stato sostanzialmente confermato che in provincia di Napoli i clan che hanno fatto i soldi, molti soldi, hanno reinvestito gran parte dei proventi illeciti nelle principali attività più redditizie di ogni territorio, edilizia e commercio in primis. E questo con la complicità di una classe politica locale amica se non direttamente imparentata. I nuovi delinquenti che stanno emergendo sono invece soprattutto di Napoli città e dell’hinterland contiguo e si dedicano prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti. Mentre i clan del capoluogo più scafati fanno più o meno quello che fanno le altre famiglie storiche della provincia: navigare nell’ombra con un riciclaggio sempre più spinto, anche a livello internazionale. Il rapporto di Roberti sembra fare il paio alla relazione dell’ex prefetto di Napoli Gerarda Pantalone, che all’ inizio dell’ anno scorso diede uno scossone affermando che la maggior dei comuni in provincia di Napoli sono governati da decenni dalle stesse famiglie. Parole, queste dell’ex prefetto partenopeo, a cui però seguirono ben pochi fatti: ben poche azioni coerenti in materia di prevenzione antimafia.



