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Rifiuti, Oliviero (Pd): “Le comunità non possono respingere gli impianti. Fanno parte del libero mercato”

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Presidente Gennaro Oliviero, da presidente della commissione ambiente della Regione lei osserva ogni giorno che la gente non vuole gli impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti. Il motivo è che i cittadini hanno paura…

<< Se gli impianti vengono realizzati seguendo le norme del testo unico ambientale questi non risulteranno mai e poi mai impattanti. E’ chiaro che se gli impianti non hanno i requisiti giusti allora, per esempio, interviene il Tar e li boccia >>.

Ma le comunità hanno il potere concreto di respingere i piani di stoccaggio e trattamento ?

<< Per legge non li possono rifiutare nei territori perchè quelle sono attività industriali a tutti gli effetti >>

Dunque le comunità locali e la Regione possono fare poco per regolamentare il settore dei rifiuti speciali ?

<< In Italia la privativa sui rifiuti solidi urbani riguarda gli enti pubblici. Quando il sacchetto di immondizia viene depositato fuori della porta diventa del Comune. Quindi i solidi urbani rientrano per legge nella gestione diretta di comuni e consorzi nazionali autorizzati. I rifiuti speciali, invece, che sono il problema più grande perchè costituiscono il 90 per cento dei rifiuti, non sono in regime di privativa pubblica. Per loro c’è il libero mercato. I rifiuti speciali possono girare ovunque nel territorio dell’Unione Europea: libera concorrenza in libero mercato >>.

Non avete in mente piani regionali di settore ?

<< Per i rifiuti speciali non c’è un piano sostenuto dalla pubblica amministrazione. In Campania c’è un vecchio piano del 2012 e la privativa è lasciata alla libera attività dell’impresa, che si esercita come prevede la legge sul testo unico ambientale. Ora nessuno vuole i rifiuti a casa sua. Ma nella legge regionale 14 del 2016 abbiamo detto che vogliamo che i rifiuti vengano trattati dove si producono. Ho inoltre avviato un’ attività di audizione in commissione con Confindustria per capire il fabbisogno. In particolare per quanto riguarda la plastica , il vetro e gli scarti di lavorazione dell’edilizia >>.

Insomma, siamo molto indietro…

<< Si, penso ai rifiuti ospedalieri ad esempio. In Campania non esistono impianti che li possano trattare. Si trovano nel nord o in Germania. E da noi vanno a finire nelle campagne. Intanto abbiamo anche difficoltà a conferire in discarica il vetro della differenziata >>.

Si vocifera pure di un rischio imminente di crisi del settore in Italia…

<< E’ vero. Il mercato tedesco sta cercando di soddisfare le esigenze delle propria industria per cui gli impianti tedeschi soddisferanno la domanda interna e non quella esterna, che per esempio viene dall’ Italia. Quindi le nostre industrie dovranno pagare un prezzo superiore. Aumenteranno i costi per esportare i nostri rifiuti. Già per i nostri fanghi quest’anno ci vogliono 70 euro in più a tonnellata. In Italia esistono solo due impianti in grado di trattarli: uno si trova in Puglia e l’altro in Calabria >>.

Cosa si può fare per creare una rete regionale senza il no delle comunità locali ?

<< Bisogna spiegare bene ai cittadini che questi impianti sono sicuri, che c’è bisogno di vigilanza, che gli enti di controllo facciano la loro parte. Ci vuole inoltre un controllo preventivo sul progetto. Quello di Acerra è un polo importante. A questo proposito stavamo pensando di fare un distretto dell’economia verde ma abbiamo optato per un piano finalizzato al riuso dei rifiuti speciali. Dobbiamo fare qualcosa soprattutto perché la Campania è la seconda regione manifatturiera d’Italia: produce centinaia di migliaia di tonnellate all’anno di rifiuti speciali >>.

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