Rifiuti a Pomigliano, don Peppino fa causa al Comune: “Alzeremo le barricate”

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don Peppino, a sinistra, con gli ambientalisti di Laudato si' durante una processione per la difesa del Creato
don Peppino, a sinistra, con gli ambientalisti di Laudato si' durante una processione per la difesa del Creato

Azione legale al Tar promossa dal circolo Laudato si’. Gli ambientalisti guidati dal prete operaio avanzano una serie di obiezioni: “territorio già troppo inquinato”

 

“Ci opporremo democraticamente con tutti i mezzi all’inizio dei lavori”. Don Peppino Gambardella, il “prete-operaio”, preannuncia che saranno alzate le barricate contro l’arrivo a Pomigliano del compostaggio di rifiuti. Il Comune ha fatto sapere alla Regione che il primo novembre inizieranno i lavori dell’impianto. L’obiettivo è di trattare 24mila tonnellate di organico all’anno da trasformare in compost, fertilizzante agricolo. Ma il combattivo parroco della chiesa madre di Pomigliano ha praticamente dichiarato guerra al Comune e alla Regione. Ha riunito il comitato cittadino del circolo Laudato si’ per la difesa del Creato. Risultato: è stato presentato un ricorso al Tar contro l’autorizzazione ambientale della Regione e gli atti del Comune. Una querelle che si sta rivelando politicamente deflagrante. Perché sta determinando una forte contrapposizione tra la il sacerdote militante e gli ambientalisti riuniti attorno a lui e la maggioranza politica che guida il Comune di Pomigliano da quasi due anni, composta dal PD e dagli ex M5S di Insieme per il Futuro, sostenitori del pomiglianese doc Luigi Di Maio, fuoriuscito di recente dai pentastellati. Un’alleanza che in un primo tempo lo stesso don Peppino aveva sostenuto pubblicamente.

“Non ne faccio una questione politica – chiarisce però don Peppino – questo è un territorio super inquinato da molto tempo, un fosso non ventilato  di polveri sottili, è ciò giustifica il mio impegno di cittadino e parroco contro la realizzazione del compostaggio”. Intanto l’amministrazione comunale retta dal sindaco Gianluca Del Mastro ha reagito. L’esecutivo si è costituito in giudizio per contrastare l’azione legale del circolo Laudato si’.

“Comprendo che il Comune faccia un’azione di difesa contro il ricorso – commenta il sacerdote – ma vorrei che il sindaco comprendesse la motivazione di fondo che ci ha spinto al ricorso. Riteniamo fermamente che il digestore è un male per la città e per questo vorremmo che l’amministrazione, lungi dal combatterci, si schierasse dalla nostra parte, che è la parte della gente, di chi non respira bene, di chi ha familiari che muoiono a causa dell’inquinamento”. Il ricorso punta all’annullamento dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione nrl dicembre 2021. Sarà il Comune a dover costruire l’opera.

L’ente ha comunicato alla Regione che l’inizio dei lavori è previsto per il primo novembre. Ma già si prevede che ci sarà uno slittamento perché la ditta incaricata di redigere il progetto esecutivo ha fatto sapere che sarà necessario prorogarne la consegna almeno fino alla fine di ottobre. L’azione legale del circolo Laudato si’ è stata affidata agli avvocati amministrativisti Giuseppe Palma, professore emerito di diritto amministrativo della Federico II, e Simona Scatola. Il cantiere dell’impianto, sorto accanto alle grandi fabbriche e a due passi dal canile, dal campo di rugby, da alcune abitazioni e dal grande liceo Imbriani, era stato inaugurato il 2 marzo del 2020 dall’ex sindaco Raffaele Russo, affiancato dal presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca. Ma dal momento dell’apertura i lavori sono andati subito a rilento. Una volta effettuate le opere di sminamento del terreno le attività si sono fermate. Poi Russo, a seguito della sconfitta alle elezioni comunali del settembre di due anni fa, è stato soppiantato dal sindaco Gianluca Del Mastro e dal nuovo potere locale formato dall’asse M5S-PD, divenuto Insieme per Il Futuro-PD. Del Mastro ha più volte ribadito, sia in consiglio comunale che in altre occasioni pubbliche, che il compostaggio a Pomigliano va realizzato anche perché una revoca metterebbe a rischio le casse del Comune, costretto a pagare una penale salatissima alle ditte che hanno vinto l’appalto. Un appalto, completato dalla ex giunta Russo, che ammonta a circa 10 milioni di euro.