“Perché votare No al Referendum Costituzionale.
Questo non è un articolo per professori o per addetti ai lavori . È un ragionamento semplice, pensato per chi vive ogni giorno i problemi di questo Paese e vuole capire cosa c’è davvero in gioco quando si parla di Costituzione. In un paese vesuviano come il nostro, i problemi concreti sono : lavoro che manca, servizi, nessuno escluso, che funzionano a metà, sicurezza fragile, giovani che vanno via, decisioni prese lontano. In contesti così, la Costituzione non è una cosa astratta: è l’unica difesa che resta ai cittadini quando il potere diventa distante.
La Costituzione serve soprattutto a questo: limitare e distribuire il potere, garantire equilibri, controlli, rappresentanza. Non promette miracoli, ma mette argini. E senza argini né limiti, nei territori più fragili, il rischio è sempre lo stesso: che pochi decidano per tutti. Nei nostri paesi questo rischio non è teorico.
Nel tempo si sono consolidati sistemi di consenso fatti di relazioni personali, pacchetti di voti, abitudini che si ripetono. Quando il voto perde valore e la politica diventa gestione di interessi, il cittadino libero si ritrae.
Nasce così l’astensionismo, che non è disinteresse ma rassegnazione. È qui che il tema della Costituzione torna centrale. Molti cittadini, di fronte a questo quesito, dicono una cosa semplice: “Non capisco i tecnicismi, so solo che la giustizia non funziona”. È una sensazione comprensibile. Ma il problema non è solo la lentezza dei processi. Il problema vero è chi controlla chi.
La Costituzione ha voluto una magistratura autonoma proprio per evitare che chi indaga dipenda da chi governa. Per questo esiste un solo CSM: a tutela dell’indipendenza della magistratura. La riforma propone di separare il CSM e di creare anche un CSM dei Pubblici Ministeri che rischia di finire sotto l’influenza del potere politico. Questo significa una cosa molto semplice: chi esercita l’azione penale potrebbe dipendere da chi detiene il potere. E quando chi controlla il potere dipende dal potere stesso, non si rafforza la giustizia, si indebolisce la tutela dei cittadini. Qui non si tratta di difendere una corporazione o dei privilegi. Si tratta di difendere un principio fondamentale voluto dalla Costituzione: la separazione dei poteri.
Un principio che serve soprattutto a chi non ha forza, protezioni o relazioni. In contesti fragili come il nostro, dove il potere è spesso concentrato e la fiducia è bassa, indebolire questi equilibri è un rischio serio. Quando le garanzie si riducono, a pagare non sono i potenti, ma i cittadini comuni. La politica, soprattutto in questi territori, dovrebbe avere una funzione chiara: ricostruire legami, ascoltare, includere, tenere insieme la comunità. Senza attenzione alle persone e alle relazioni sociali, ogni riforma rischia di essere giusta sulla carta ma sbagliata nella realtà. Per questo, in un paese come il nostro, votare No non è un gesto ideologico.
È una scelta di prudenza e di responsabilità. È dire che le regole comuni vanno cambiate solo se rafforzano la democrazia, non se la rendono più debole. Questo vale soprattutto per i giovani. Senza conoscere la Costituzione non si sceglie davvero, si subisce. Spiegare perché si vota No significa dare strumenti per capire, non imporre un’idea. Una Costituzione senza padroni è una Costituzione che non si affida all’uomo forte di turno, ma a regole che valgono per tutti, anche — e soprattutto — quando il potere sbaglia.
Nei paesi come il nostro questa non è teoria. È una necessità concreta. Per queste ragioni, votare No non è un atto di contestazione , ma una scelta consapevole. È fiducia nella maturità degli elettori e nella loro capacità di difendere le regole comuni. La Costituzione appartiene a tutti i cittadini Italiani , non a chi governa temporaneamente. Ed è ai cittadini che spetta, ancora una volta, custodirla con responsabilità.
Da Vincenzo avv.Nocerino, in difesa dell’equilibrio delle regole Costituzionali”.



