Questa pandemia che squassa  il mondo  “globale” ci rende migliori?  Ma vulimm’ pazzià’?

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Le tensioni sociali provocate dalla pandemia rendono devastanti le crepe di un sistema già disgregato dalla globalizzazione, dai meccanismi perversi del lavoro flessibile, dalla crisi d’identità degli Stati e dall’onnipotenza delle multinazionali. La guerra contro il virus crea folle di nuovi poveri, e genera in essi il sospetto che i “soliti” si arricchiscano grazie alla malattia. La solitudine, l’egoismo, i sospetti, la catastrofe dello spirito di comunità. Il dramma della scuola…..Il quadro “La disperazione di Pierrot”  è di J. Ensor.

 

Dissero subito, i soliti benpensanti, che era fatale che a Napoli  i delinquenti e i camorristi inquinassero la protesta dei rappresentanti di quelle categorie sociali e di quei gruppi che dai provvedimenti adottati e progettati dal governo nazionale e dal presidente della Regione Campania vedono condannate a morte definitiva le loro attività, già ridotte allo stremo da sette mesi di guerra contro il virus. Proprio a Napoli dal primo giorno di novembre quattrocento lavoratori della Whirlpool diventano ufficialmente disoccupati perché lo stabilimento chiude per sempre le porte, dopo una lunga sequenza di vaghe promesse, di fastidiosi traccheggi e di avventati inviti alla speranza formulati da ministri e sottosegretari. Dopo i fatti di Napoli, la protesta e le vetrine fracassate e i negozi saccheggiati e gli scontri con la polizia e le bandiere degli estremisti di vario colore hanno agitato e scosso altre città italiane, anche quelle “signorili”: allora il problema non è solo  la solita Napoli ?   Solo qualche studioso ha fatto notare che le tensioni sociali provocate dalla pandemia e dalla guerra contro il virus vanno ad aggiungersi, in una miscela esplosiva, a quelle provocate già negli ultimi tre anni dalla crisi della globalizzazione, dalle crepe di un sistema che nell’ultimo decennio aveva radicalmente modificato i rapporti tra gli Stati, il modello della democrazia, i valori del lavoro, il ruolo sociale dei cittadini.  La globalizzazione ha imposto il modello del “lavoro flessibile”, ma, ha scritto Richard Sennet, “la flessibilità crea differenze tra la superficie e il profondo, e i sudditi più deboli del regime flessibile sono costretti a rimanere sulla superficie e questo fa anche in modo che non si formi una identità lavorativa”. La globalizzazione, sostiene Sennet, indebolisce nei cittadini il “sentimento” della comunità, e, in certi territori, lo riduce a un atteggiamento razzista, in cui confluiscono le incertezze provocate dalla crisi del lavoro, dalla concorrenza, dalla paura di non poter realizzare nessun progetto, da una concezione del tempo in cui non c’è posto per la fiduciosa attesa del domani, ma funziona solo l’oggi, il “qui e ora”. Il cittadino della società globale approda all’egoismo, talvolta all’arida insensibilità, e negli altri vede dei nemici, e si sente nemico: vive in uno spazio chiuso da muri, ha fatto notare il più catastrofista degli scrittori, Michel Houellebecq. I potenti dell’economia globale vogliono che il cittadino sia, ha scritto Luciano Canfora, “ un suddito consumatore, frustrato, invano proteso a desiderare e a mimare modelli di vita inarrivabili che finiscono per costituire la totalità delle sue aspirazioni”. Poiché la storia si diverte con l’esercizio dell’ironia, il cittadino del mondo “globale” è, all’apparenza, un cittadino informato, dalla tv, dai “social”, dai giornali, è, come ha scritto G. Lizza, un “informivoro”: ma la massa delle informazioni che egli “divora” ha un solo scopo, quello di farne un consumatore, un frequentatore assiduo di supermercati e di centri commerciali.A poco a poco abbiamo imparato ad accettare che la democrazia diventasse “informatica e consumistica” e che i potenti della globalizzazione espropriassero gli Stati di importanti funzioni ridistribuendo su scala mondiale potere, sovranità, libertà di azione e controllo dei mercati. In questo “nuovo” mondo la pandemia e la guerra contro il virus stanno portando al livello più alto, a una misura ossessiva, egoismi, paure, tensioni e l’amara percezione di una società che si disgrega, e nella quale funziona una sola legge, quella dell’ “homo homini lupus” e trova copioso alimento il crimine più schifoso, l’usura. Persone che conosci e che non si sono mai interessate di politica dicono apertamente, e a voce alta, che la battaglia contro il virus ridurrà in miseria chi non ha santi in paradiso, e arricchirà i soliti noti; un pizzaiolo, che di solito è prudente e riservato, sentenzia che è facile rispettare le regole dettate dal governo, sopportare la “chiusura totale” e passare la giornata sul divano quando si è impiegati dello Stato, e lo stipendio arriva puntuale. Gli impiegati dello Stato ribattono invitando i negozianti a spiegare le incongruenze tra le cifre delle perdite dichiarate oggi e quelle delle tasse pagate fino a ieri. Sale da molti luoghi d’Italia il lamento che gli interventi a pioggia dei Comuni e delle Regioni siano una pioggia che rinfresca solo gli amici degli amici. Un tale che i Liguri, un popolo nobile, hanno eletto Presidente della Regione fa notare che quasi tutte le vittime del virus sono vecchi, “non indispensabili alle attività produttive dello Stato”. E nei silenzi di molti che non sono ancora vecchi si annida lo stesso consolante pensiero: e, per spazzare via ogni dubbio, l’assessore Gallera annuncia che in Lombardia 300 “anziani” non sono stati accettati negli ospedali.E’ guerra anche tra i malati non “anziani”, perché il sistema sanitario pensa solo a quelli del Covid, e non ha tempo e spazio per gli altri: i post dei parenti di questi “esclusi” invadono gli spazi dei “social”. E c’è chi nota  che i ricchi aggrediti dal virus, anche se sono vecchi e già scassati nel fisico, si salvano. E allora c’è già la cura? E se la possono permettere solo loro? Era fatale che negli spazi del disordine sociale e dell’emarginazione raddoppiata e triplicata tornasse il terrorismo  islamico. E cosa succederà quando arriveranno le prime partite dei vaccini  e bisognerà stabilire chi mettere in testa all’elenco dei vaccinandi?  In questa guerra contro la pandemia ci sono anche gli “eroi” e i “buoni”: ma forse servono solo come elemento di contrasto, per far vedere concretamente che la stragrande maggioranza dei cittadini non è né eroica né buona d’animo. Oggi ci dicono i giornali che sei Italiani su dieci soffrono di solitudine, non di quella che piace ai filosofi e ai poeti, ma di quel tenebroso vuoto interiore che ingoia i giorni, i sogni e i progetti e che induceva Nabokov a dire che certe solitudini sono come il campo da gioco di Satana. Racconta Seneca che Cratete vide un giovane che passeggiava da solo. “ Che fai?” gli domandò. “Parlo con me stesso” rispose il giovane. E Cratete: “ Sta’ attento, parli con una brutta persona”. Seneca, Cratete, la scuola, e i banchi con le rotelle: in ogni tragedia c’è la nota comica. Che alla fine, a pensarci bene, diventa la nota più tragica.