Home Memoria e Presenza Quel Venerdì Santo del 1944 a Somma Vesuviana

Quel Venerdì Santo del 1944 a Somma Vesuviana

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La centralità della tradizione orale – afferma il filosofo americano Ronald J. Grele – è la chiave della costruzione del testo e della storia che in questo è incorporata. Dove entrano poi in gioco la storia scritta e la memoria e la natura del rapporto fra loro. Questa vicenda fu narrata da un padre al proprio figlio.

 

Era il 7 aprile del 1944 e su Somma Vesuviana stava calando pian piano l’oscurità.  Il paese era, ormai, stretto nell’abbraccio della Madre Addolorata con il Figlio Morto. Migliaia erano i fedeli affluiti in città e che si assiepavano ai lati delle strade, in attesa dell’arrivo del simulacro, come ci racconta il nostro ex sindaco Alfonso Auriemma. Tantissimi altri, uomini e donne di tutte l’età, invece, partecipavano direttamente al rito. I tremendi giorni della ritirata tedesca erano già ricordi. Il commerciante Gabriele Auriemma, padre del ex sindaco Alfonso, all’epoca si occupava di frutta secca, in particolare di noci, che mandava sui mercati del nord. Quel giorno stava lì a rendere omaggio alla divinità. Dietro la statua, intanto, della Dolorosa, come di consuetudine, erano disposte le autorità cittadine; mentre, davanti, i membri incappucciati con il saio bianco della Confraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà e le altre associazioni religiose andavano a formare due file interminabili di persone, ciascuna con una candela accesa. Il salmodiare del miserere diffondeva, tutto intorno, momenti di profonda commozione. Si distingueva, tra i fedeli in processione, il gruppo delle maddalene. Erano, quelle, pie donne di mezza età, con lunghissimi capelli sciolti dietro le spalle e scalze. Vestite di lutto, avevano fatto una richiesta di voto all’Addolorata e, finché potevano, avrebbero sempre condiviso il suo dolore. La banda musicale, intanto, suonava l’ossessionante marcia funebre di Chopin, che invitava i fedeli al totale silenzio. In strada Macedonia, quartiere di Somma, un lungo convoglio di camion militari americani era in attesa che passasse il corteo per riprendere il cammino. Era facile arguire che provenisse da Salerno con i trasporti e i rifornimenti per la V Armata, impegnata sul fronte di Cassino. Fino a pochi mesi addietro, infatti, i tedeschi avevano utilizzato la via dei paesi vesuviani, in senso contrario, per far affluire truppe atte a contrastare lo sbarco degli alleati sulle spiagge di Paestum. Molti militari, alla vista della solenne processione, avevano abbandonato gli automezzi e guadagnato, a piedi, la testa della colonna. In quel modo potevano osservare, attentamente, lo svolgersi della cerimonia in atteggiamento rispettoso e compunto, mentre avanzava processionalmente da via Canonico Feola per l’attuale via Gobetti. All’avvicinarsi del simulacro, alcuni militari si inginocchiarono con il capo chino, altri si fecero il segno della croce, altri ancora si irrigidirono nel saluto militare. Ma ecco l’imponderabile, racconta Alfonso Auriemma: complice una fiammella di una candela troppo ravvicinata, la folta capigliatura di una delle maddalene prese fuoco. In un attimo la poveretta fu avvolta inconsapevolmente dalle fiamme, senza che le compagne più vicine potessero recarle un aiuto immediato e tempestivo. Nessuna di loro indossava in quel momento un soprabito o qualcosa con cui poter tentare di spegnere le fiamme. Chi poteva aiutarla era lontano ed era ostacolato dalla calca delle persone che si agitava nella stretta via. Finalmente, come per miracolo, ci fu qualcuno poco distante che, intuendo l’accaduto, era in possesso dei mezzi necessari per intervenire. Fu, infatti, proprio un militare americano, di pelle nera, che salito sulla tettoia del camion per assistere nel miglior modo possibile alla processione, notò il chiarore della fiammata.                                   

Senza perdere un attimo il valoroso militare, alle grida di terrore, saltò giù e sfilò un estintore dalla fiancata del mezzo, precipitandosi verso il punto dell’incidente. Davanti al militare, la folla spaventata si disperse, aprendo così un varco insperato per il soccorritore. Un lungo getto di schiuma e le fiamme, che avvilupparono, la donna, furono placate.  L’americano si chinò sulla donna e, capendo che non c’era più niente da fare, si allontanò. Sul posto sopraggiunse, subito, un medico con altri soccorritori. La maddalena, rimasta ferita, si salverà, anche se avrebbe portato, per sempre, sul viso e sul corpo, il ricordo di quel venerdì santo. Rimase, però, un interrogativo: per quale motivo la folla si era spaventata alla vista del soccorritore? Si saprà più tardi – conclude Auriemma – che in tanti non avevano mai visto un estintore, forse convinti di un’arma letale pronta a far fuoco. Qualcuno, addirittura, non aveva mai visto, da vicino, nemmeno un uomo di colore. Intanto il corteo ricompose le fila, malgrado la commozione del momento. Gli echi del miserere dettero il segnale di ripartenza. Riprese il cammino verso la meta di sempre. Il miracolo era avvenuto. Fu quella, la processione del 1944, che sarebbe rimasta a lungo nella memoria collettiva di tanti cittadini sommesi.