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L’idea del giovane Michele D’Avino di un testo di poesie nacque due anni e mezzo fa, dopo il primo mese di malattia del compianto padre, docente e giornalista, Sergio D’Avino. Il figlio e il padre, a distanza di quarant’anni, tornano a incontrarsi in questo mondo utopistico creato dalla mente di ogni singolo lettore. Il libro è acquistabile su Amazon.

 

Michele, che cosa puoi dirci della tua vita ?

“Sono nato il 26 aprile 1996 a Padova, poiché mio padre Sergio, all’epoca, era vice redattore del Gazzettino di Venezia e insegnava in una scuola media di Mestre. Ho frequentato, quindi, l’asilo nido in giro tra Mestre e Somma Vesuviana.  Con l’inizio delle scuole elementari, la mia famiglia si è  definitivamente stabilita a Somma. Nel 2015 mi sono diplomato al Liceo Scientifico E. Torricelli di Somma Vesuviana e ho iniziato, subito dopo, a frequentare la facoltà di Fisioterapia presso l’Università La Sapienza nel polo didattico distaccato di Pozzilli”.

Come è nata la tua passione per la poesia?

“E’ stato proprio in quei tre anni fuori sede che ho incominciato a interessarmi della poesia per sopperire alla mancanza del teatro, con cui ho iniziato a dilettarmi da amatore. Ho scritto i primi testi poetici, sentendo il bisogno di avere qualcosa da recitare. Col tempo, però, ho trovato nella poesia una vera amica con cui confrontarmi, dando sfogo alle mie emozioni. Mi sono laureato nel 2018 e, oggi, lavoro come fisioterapista in varie cliniche. Intanto, grazie alla compagnia teatrale Il Torchio di Somma Vesuviana, sono riuscito ad allacciare nuovamente i rapporti con la mia vecchia passione. Oltretutto, gestisco una piattaforma collaborativa online, che si occupa di vignette e di poesie. A riguardo, abbiamo autoprodotto un fumetto ambientato sul borgo antico del Casamale di Somma”.

 

Michele, parlaci di questo progetto poetico iniziato già prima della morte di tuo padre

 

“Mio padre Sergio, in gioventù, si occupò di giornalismo, girando in varie redazioni di quotidiani. Questo lavoro gli permise di viaggiare in un’epoca di ristrettezza economica. Al giornalismo, inoltre,  affiancò una vita politica piuttosto attiva con la speranza di poter rivoluzionare il mondo. Nel frattempo si era laureato in Scienze Motorie. Questo titolo di studio gli permise di iniziare, subito, la carriera d’insegnante. Parallelamente cresceva in lui l’amore per la poesia. A tal riguardo, due anni fa, riportai alla luce, rovistando tra varie scartoffie, numerosi suoi componimenti.  Erano poesie autografate, datate temporalmente tra gli anni 1979 – 1981: in pratica l’epoca della mia nascita. Ecco il motivo della scelta del titolo dell’opuscolo: Quarant’anni fa, vent’anni ora. Con il trascorrere dell’età, mio padre si è dedicato interamente alla scuola, non abbandonando mai l’amore per il giornalismo. A riguardo, fondò la rivista liceale Il Cactus, che non solo avvicinò tanti giovani all’arte della scrittura, ma fu più volte premiata nelle edizioni del Laboratorio di Giornalismo Cross Medial di Chianciano Terme.  Negli ultimi anni della sua carriera scolastica stava raggiungendo il culmine: era diventato Vice Dirigente del Liceo Scientifico E. Torricelli e forse in futuro, chissà, magari sarebbe diventato un bravo dirigente scolastico”.

 

Quale è il messaggio della vostra produzione poetica ?

 

“Sul libro molto è stato scritto nell’introduzione. L’obiettivo è mantenere vivo il ricordo di una persona molto cara. Ho pensato che un libro fatto di semplici foto sarebbe stato riduttivo per una uomo che, oltre ad essere padre, è stato un educatore e un punto di riferimento eccezionale. I versi intendono raccontare emozioni e sentimenti in un clima molto commovente, fatto di simboli e coincidenze. Non è un caso che in questi testi di mio padre ho ritrovato, con uno stile  e una forma completamente diversa dalla mia, le stesse argomentazioni e lo stesso stato d’animo della mia personalità. Un vero dialogo fra versi, scritti da persone diverse, in epoche diverse, con stili diversi, ma incredibilmente simili. Mio padre, comunque, era più poeta di me sia per forma che per linguaggio adoperato. Leggo poco, eppure quella contrapposizione di stili si avvicina alla perfetta descrizione di un legame padre-figlio.

Alle poesie ho voluto, poi, aggiungere dei disegni in rosso, nero e bianco di mio cugino Alfredo e consorte. Anche questi hanno una preciso significato: il colore bianco indica la  fanciullezza ed è posizionato sui miei testi; il colore nero, invece, solenne e serio, è presente sopra ogni componimento  di mio padre ed infine il colore rosso, quello dell’amore e del legame, rappresenta l’eterno vincolo sentimentale con mio padre. La copertina fronte-retro, infine, è stata realizzata con gli acquarelli di mia sorella Anna Paola, che mi ha accompagnato nel lungo progetto. Anche in questo caso, i colori si ripetono, raccontando una storia a sé”.