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Pomigliano piange un terzo morto mentre la paura aumenta anche a causa di altri due casi di sospetto contagio da Coronavirus, ancora una volta nelle grandi fabbriche della città. Dopo il decesso di Francesco Rea, 55 anni, l’operaio, moglie e due figli, che lavorava in una ditta di rifiuti a San Vitaliano, e dopo quello di un’anziana di 80 anni, reduce da un funerale tenuto in provincia di Salerno al quale avevano partecipato vari familiari poi risultati positivi, martedi sera è stata la volta di Alberto Piccolo, 54 anni, un carpentiere che lavorava a Piacenza, uno degli epicentri nazionali del contagio. Piccolo alcuni giorni fa era rientrato dal capoluogo emiliano. Secondo quanto trapelato, non appena giunto a Pomigliano si sarebbe autodenunciato presso le autorità locali ponendosi in quarantena volontaria. L’uomo, vedovo da alcuni anni, al rientro da Piacenza era andato ad abitare in un alloggio del vecchio centro cittadino già occupato dalla figlia venticinquenne. Piccolo si sarebbe quindi sentito male la settimana scorsa. I parenti hanno scritto sui social che “per giorni avrebbe chiesto inutilmente il ricovero alle autorità sanitarie”. Martedi il carpentiere è stato ricoverato nell’ospedale di Nola. Era in preda a una potente crisi respiratoria. Ieri sera è arrivato il risultato del tampone: morte per Coronavirus. In base a quanto fatto sapere dalle autorità sanitarie “l’uomo di Pomigliano deceduto era passato per il pronto soccorso di Nola presentando difficoltà respiratorie”, cioè i sintomi tipici dell’insidioso virus che sta terrorizzando tutti. Paura alle stelle alimentata anche dalla situazione nelle grandi fabbriche. Ieri FCA ha infatti comunicato ai sindacati che un operaio dello stabilimento automobilistico di Pomigliano è stato ricoverato in ospedale, a Napoli. Si tratta di un lavoratore del reparto affidabilità, l’ultimo reparto chiuso dall’azienda, il 22 marzo. Tutto il resto della fabbrica era stato chiuso già dieci giorni prima. Per questo motivo il sindacato Si Cobas parla di “colpevole ritardo nonostante le diffide a non tenere nessun reparto aperto” e preannuncia azioni legali. Comunque ora S. C. , per il quale ancora si attende il risultato del tampone, versa intubato in gravi condizioni nell’Ospedale del Mare, quartiere Ponticelli, a Napoli. Si teme anche per un altro lavoratore del polo delle fabbriche, un dirigente della Leonardo che ha febbre alta e tosse insistente e che sta chiedendo invano il tampone da dieci giorni, chiuso in casa. In tutto, tra casi sospetti e conclamati sono sei i casi che stanno facendo tenere il fiato sospeso tra le migliaia di addetti delle grandi fabberiche Fiat, Avio Aero e Leonardo.  Nella città di Pomigliano comunque si combatte. Il comandante della Polizia Locale, il colonnello Luigi Maiello, ha creato una rete tra il Comune, la Polizia Locale, la Caip, l’associazione dei commercianti, e l’associazione “Legami di Solidarietà”. Attraverso le centrali operative della Polizia Locale e della Protezione Civile gli operatori si stanno occupando dei primi interventi urgenti, ad esempio della raccolta e della consegna a domicilio dei farmaci salvavita. Con questa rete si stanno anche consegnando alimenti a una serie di famiglie totalmente prive di reddito, anche del Reddito di Cittadinanza, e che in una situazione del genere si trovano stipate nelle abitazioni senza nulla.  “Tutto questo – dice Maiello – è stato possibile grazie alla generosità dei commercianti di Pomigliano e al personale della stessa Polizia Locale che ha donato buoni pasto e versato cinque ore alla settimana di straordinario, una scelta che abbiamo fatto nei primi giorni dell’emergenza”. Controlli serrati. Maiello ieri ha denunciato in procura un farmacista del centro che vendeva mascherine usa e getta a venti euro l’una.

alberto piccolo con la figlia_
alberto piccolo con la figlia_